PARIGI IN QUATTRO

“SHOCK CULTURALI”

Per quanto vicina all’Italia, molti usi e costumi in Francia sono completamente diversi dai nostri. Anche in una capitale come Parigi, quindi, percepirli come shock culturali è del tutto normale. No, non mi soffermerò sulla baguette sotto il braccio, la carbonara con la panna o l’assenza di un importante elemento nella stanza da bagno. Oggi parlerò di altri aspetti inizialmente molto “strambi” ai miei occhi, ma oggi talmente comuni da essermici quasi affezionata.

Dopotutto le differenze e gli shock culturali sono così: parte integrante del paesaggio e dell’anima della città.

1. La famigerata bise

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A Parigi, il primo dei tanti shock culturali è l’abitudine di salutarsi con due baci sulle guance. Un must have tutto francese a cui mi sono dovuta abituare in fretta. Quando impari ad applicarla sistematicamente ogni volta che incontri amici, conoscenti e – ebbene sì – sconosciuti ad una festa o una serata, una parte del processo d’integrazione è compiuto con successo. Poi ovviamente ci sono io, che dopo tre anni suonati, ancora salutavo con una formale stretta di mano, ricevendo sguardi allibiti.

Ci sono poi le numerose declinazioni territoriali della bise: in alcuni regioni ci si dà un solo bacio, in altre tre, in altre ancora addirittura quattro. A Parigi, poco ma sicuro, i baci sono due, ma che l’ordine sia destra-sinistra o sinistra-destra, per me resta un mistero. Poi è arrivato il Covid, che dal 2020 ha rivoluzionato questa pittoresca usanza, facendola quasi sparire. E chissà per quanto tempo ancora. Nel frattempo, il buon vecchio “saluto da lontano con la mano” è tornato in auge anche Oltralpe, per la gioia del nostro sistema immunitario.

2. Bonjour, ça va?

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Oltre a venerare la bise, i francesi tengono molto alla cortesia. Così tanto da proporre la formula di saluto “Bonjour, ça va?” ogni giorno, più volte al giorno. Come una medicina, insomma.

Che sia di primo mattino, dopo una vacanza, o dieci minuti dopo aver preso un caffè con te, amici e colleghi francesi sembrano avere molto a cuore il tuo stato di salute, chiedentoti continuamente “ça va? comment ça va?” e frasi simili. A differenza dei baci tra sconosciuti, a Parigi mi sono abituata molto presto a questa cortese attenzione. Inizialmente non capivo perché le persone si “preoccupassero” tanto per me, finché non ho realizzato quanto bonjour, ça va? sia un intercalare, un po’ come il nostro tutto bene? Che poi sia una domanda sincera o una delle solite frasi fatte, difficile saperlo!

3. L’asciugacapelli, questo sconosciuto

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Una delle cose che più amo di Parigi è che puoi esprimere liberamente il tuo stile, vestendoti e pettinandoti come vuoi. Puoi uscire struccata, con le calze bucate, le scarpe rotte e addirittura i capelli bagnati. Nessuno ti guarderà dall’alto in basso.

Vedere ragazze in bus o nel metro con una lunga chioma completamente umida e sformata è una cosa molto comune a Parigi. Il motivo? Non lo capirò mai. Sarà forse per mancanza di tempo, per la perenne fretta tanto cara al popolo parigino o per il clima piovoso che sciuperebbe comunque i capelli. Qualunque sia la ragione di tale moda, chapeau alle ragazze che la praticano con assiduità senza soffrire di infiammazioni croniche alla cervicale. Molte di loro, inoltre, hanno la fortuna di avere capelli leggeri e sottili, a differenza della sottoscritta. Se lo facessi io, dopo 10 minuti mi ritroverei con una criniera alla Jon Bon Jovi nel videoclip di Livin’ on a prayer.

4. L’aperitivo

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Eccoci arrivati al re degli shock culturali a Parigi: l’apéro. Dimenticate gli abbondanti ed economici apericena del nord Italia. Salvo rare eccezioni (quasi sempre locali italiani) in Francia non troverete nulla di tutto questo.

Prima di tutto, sappiate che “uscire a bere qualcosa” con un amico o un collega può andare molto per le lunghe, fino alla chiusura del locale. Inoltre, a parte qualche misera nocciolina, vedrete i vostri commensali ingerire litri di alcol senza mangiare nulla. Il tutto con nonchalance estrema. Immaginate che esperienza mistica possa diventare per il vostro fegato.

Se siete invitati a casa di amici, in particolare giovani Erasmus, il massimo che potrete trovare da mangiare saranno patatine in busta e caramelle gommose. Quindi, se sarete mai invitati in Francia ad un apéro, ricordatevi di andarci sempre “già cenati”!

In questi sette anni a Parigi, questi sono soltanto alcuni degli shock culturali affrontati finora. Spero possa esservi utile conoscerli se mai vi troverete a soggiornare in Francia, in particolar modo a Parigi. Viaggiatore avvisato, mezzo salvato!

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chiara ig
14 commenti
  1. Valentina - Stoccolma
    Valentina - Stoccolma dice:

    I “finti” aperitivi sono ancora un colpo al cuore. In Svezia manco le noccioline ti danno senza pagarle extra ahah

    Avevo anche sentito da un’amica che quando si arriva in ufficio si fa il giro di tutti e si da’ la mano a tutti, confermi?

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    • Chiara - Parigi
      Chiara - Parigi dice:

      Ciao Vale! Io lavoro in ambito scientifico/accademico, che non ha molte formalità (come appunto il dress code che ODIO). Non conoscevo questa usanza, evidentemente si usa soltanto in alcune aziende.
      Quanto all’aperitivo, boicottiamo le noccioline. NOI ABBIAMO FAME! 😛

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  2. Lisa
    Lisa dice:

    Non pensavo che il baciarsi fosse praticato anche con gli sconosciuti per presentarsi, immagino il tempo impiegato ad una cena con tante persone😂. Pensavo fosse come da noi in Italia.

    Qui in Canada (prima del covid) massimo un finto abbraccio, tipo pacca sulla spalla, a dovute distanze e solo se si è amici.

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  3. L'angolo di me stessa
    L'angolo di me stessa dice:

    Asciugacapelli sconosciuto anche nel sud dove la vita è più tranquilla, fuori dalla piscina i miei erano gli unici coi capelli asciutti e senza pigiama!!
    Per l’apero però dipende, se si va fuori sì, ma in casa era un must l’apero dinatoire, l’apericena dove comunque mangiavi, poco come loro solito, ma mangiavi.

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    • Chiara- Parigi
      Chiara- Parigi dice:

      Ciao! Vero, se si organizza bene, l’apéro dînatoire diventa un pasto di tutto rispetto! Ma alle prime feste under 25 sono rimasta abbastanza sconvolta (e affamata): hummous, carotine, arachidi e caramelle Haribo a volontà. Per fortuna che a fine serata qualche pizza surgelata usciva sempre fuori!

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  4. Elisabetta Cork
    Elisabetta Cork dice:

    Ho pensato spesso alla bise in questo periodo di distanze, per una cultura così abituata al contatto fisico sarà stato un colpo al cuore! Sono certa che comunque ritornerà 🙂
    A pensare di uscire con i capelli bagnati, mi è venuto freddo e male al collo, aiutoooo! 😛

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