Partire è un po’ morire

Annamari seppia

Ho ripensato in questi giorni di vacanza in Italia alle mie molte partenze, agli arrivederci, agli addii, a tutte le persone e gli avvenimenti che mi son lasciata dietro le spalle, alle situazioni dalle quali sono in qualche modo fuggita, ai cambiamenti ai quali per mio volere sono andata incontro ed ho pensato che davvero partire e’ un po’ come morire e rinascere sotto nuove spoglie.

Tanti anni fa lasciai la mia casa e la mia famiglia per seguire un amore in terra Toscana. Molti anni più’ tardi e dopo innumerevoli sofferenze lasciai un lavoro sicuro ma che non mi soddisfaceva più per partire alla volta delle Maldive.

Ricordo di aver pianto tanto prima della partenza, perché davvero non sapevo dove andavo e soprattutto a fare cosa, un lavoro di cui non avevo nessuna conoscenza.

Ma, si sa, la fortuna aiuta gli audaci, e col senno di poi posso dire di aver fatto la scelta giusta perché mi si spalancò  un mondo nuovo, un mondo di opportunità che pensavo mi fossero precluse. Diciamocelo: i limiti sono soprattutto nella testa.

E’ ovvio, se a 50 anni volessi fare la ballerina di danza classica,so che non potrei avere un futuro.I limiti vanno anche riconosciuti. Ma le passioni, i desideri, sono fuochi che vanno alimentati perché,a parer mio, sono il motore della vita. Ognuno nasce con dei talenti, che purtroppo spesso la famiglia, la scuola, la società’ non riconoscono,ma che sta a noi scoprire e valorizzare. Io il mio l’ho scoperto tardi, anche se dentro di me questo fuoco ardeva da sempre, sepolto sotto la cenere. Il mio talento è legato al viaggio, alla scoperta, alla conoscenza di popoli e culture nuove.

Quando son partita la prima volta, ho dovuto però lasciare indietro tante certezze, lasciar morire parti di me, la vecchia Anna lamentosa e insoddisfatta, l’Anna che non si riconosceva più’ nel ruolo che in qualche modo gli altri le avevano assegnato ma nel quale si trovava stretta. Liberandomi di questi pesanti fardelli sono rinata, in tutti i sensi.

Fisicamente non mi son mai sentita così bene, niente più’ ansia, tachicardie, malattie psicosomatiche, capogiri, cervicale, sono pure ingrassata di 7 chili. Emotivamente  ero euforica come non mi succedeva da una vita. L’autostima è migliorata e di conseguenza anche il mondo attorno a me mi ha risposto in maniera completamente diversa.

Poi e’ arrivata la volta dell’Africa, ed anche lì è stata una bella sfida, ho di nuovo dovuto abbandonare certezze, ho lasciato definitivamente la Toscana, nella quale avevo sempre una casa, perché sapevo che quella parte della mia vita era definitivamente conclusa, col suo fardello di dolore e sofferenze (avevo pure avuto una brutta depressione che mi aveva fatto finire all’ospedale). Diciamo che ho tagliato tutti i rami secchi e la pianta e’ rifiorita più’ forte e bella di prima.

Con le mi partenze sono morta e rinata molte volte. Del resto questa e’ la vita che piace a me. Ogni volta e’ stato pure un viaggio in fondo a  me stessa,dove ho sperimentato parti nuove di me ed ho testato anche i miei limiti.

Da alcuni anni vivo in Africa,ed anche qui son morta e rinata, ho conosciuto la felicità ed il dolore di un grande amore, ho lasciato le mie sicurezze per cercare di avere un futuro qui. Non so quanto ci resterò, mi piacerebbe ancora andare da qualche altra parte, dentro di me c’è sempre quel tarlo, quel qualcosa che mi spinge a cambiare. E’ che ora, a cinquanta e rotti anni, faccio molta più’ fatica a ricominciare, a rimettermi in gioco. Ma so che se voglio  rinascere dovrò morire un poco. Dovrò magari ancora una volta buttare all’aria tutte le mie certezze. Dovrò farlo per me stessa. E’ questa la cosa che mi tiene viva e rimette in moto le mie energie. Nulla è per sempre e la vita è e eterno mutamento.

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