Piedini-neonata-baby

Qualche tempo fa avevo raccontato di come ho vissuto la gravidanza in Portogallo e di come funziona il sistema sanitario qui.

Un altro servizio che ho scoperto, e che mi ha letteralmente aperto un mondo, è stato quello offerto dal Centro Pré e Pos Parto, in cui ho seguito il corso preparto. Io e mio marito ci siamo interessati a questo Centro quando abbiamo  deciso che era il momento di chiarire mille dubbi relativi alla gravidanza, al parto e al post parto. È stato dopo aver frequentato la prima lezione del corso che ci siamo resi conto che quella sarebbe stata per noi, soprattutto per me, una seconda casa, un punto fermo che ci avrebbe accompagnato nel nostro percorso di neo genitori.
Il corso si svolgeva la sera, una volta a settimana, ed era composto da 8 lezioni teorico/pratiche più una settimana di prova di ginnastica preparto per le future mamme. In due mesi abbiamo imparato tante cose puramente pratiche, ma abbiamo anche imparato ad avere un approccio più “umano” e meno standardizzato verso questo bebè in arrivo. Ci hanno messo in guardia da tutti gli stereotipi tradizionali, dai parenti e conoscenti che ti dicono “si è sempre fatto così” e dai loro consigli non richiesti. Ci hanno insegnato che avremmo dovuto adattarci noi agli orari e alle necessità del bebè (e non il contrario!) e a seguire il nostro istinto nel risolvere qualsiasi problema, perché quello che avremmo deciso di fare, lo avremmo fatto con amore e sicuramente sarebbe stata la scelta giusta.
Il corso offriva una settimana di prova per la ginnastica preparto. Ci sono andata e ho subito deciso di iscrivermi per continuare a frequentare le lezioni. Per me si trattava della prima vera occasione per fare qualcosa che mi permettesse anche di interagire direttamente con altre ragazze portoghesi, future mamme come me, di poter praticare la lingua, scambiare due chiacchiere. Le lezioni di ginnastica erano sempre accompagnate da conversazioni riguardanti naturalmente argomenti relativi a gravidanza e bambini. La ginnastica era dolce, adatta a tutte noi panzettone di diverse misure che, con grande sforzo, facevano movimenti che per una persona normale sarebbero semplicissimi. Spesso facevo fatica a capire tutti i discorsi che si facevano, tra la musica di sottofondo e il rimbombo dell’aula a volte mi perdevo dei pezzi, ma anche questo mi è servito per migliorare il mio portoghese e per vincere la mia timidezza dicendo la mia, ogni tanto!
Ho fatto ginnastica fino alla 37a settimana, poi mi sono messa a riposo. E il giorno in cui “compivo” 38 settimane di gravidanza, la mia piccola ha deciso di venire al mondo.
Rivivo quei momenti come se stesse succedendo tutto adesso. I dolori iniziano alle 19 di sera, del giorno prima. Sono contrazioni molto irregolari ma forti. Al corso preparto ci avevano preparato bene… “finché le contrazioni sono irregolari risparmiatevi le corse in ospedale, statevene a casa tranquille e aspettate che diventino regolari, ogni 5 minuti!”.
Mi ero sempre chiesta se fosse davvero così, se fosse davvero così preciso questo intervallo di minuti…ebbene sì! Mi ero sempre immaginata grandi corse verso l’ospedale, come succede nei film, a volte avevo gli incubi, sognavo di restare bloccata nel traffico, di non arrivare in tempo, di non riuscire nemmeno a camminare…niente di tutto ciò! Verso le 4 di mattina la mia sofferenza è ormai scandita da questi benedetti intervalli di 5 minuti, e allora ci diciamo “beh forse è il caso di andare!”. Un rapido check della lista, lui fa la barba (per l’occasione!), io la doccia per rilassarmi…e poi con calma via verso l’ospedale. È notte fonda, niente traffico, parcheggiamo proprio lì davanti. Durante l’attesa al pronto soccorso ne approfitto per mettere in pratica tutto quello che mi hanno insegnato, “respira, cammina, muovi il bacino, rilassati”…sembra facile a dirsi! Nonostante i dolori tutto è talmente ancora sopportabile che non prendo ancora coscienza del fatto che nascerà proprio oggi.
Quando arriva il mio turno sento chiamare il mio cognome pronunciato correttamente, che strano… Non ci posso credere! La mia dottoressa é di turno, è stata lei a chiamarmi! Mi accoglie con un grande abbraccio e mi rincuora come una mamma. Mi sento confortata dalla sua presenza, in un momento in cui sono completamente sola ad affrontare questa esperienza pazzesca. Mio marito è ancora lì fuori, aspetta mie notizie ed io sono in uno stato di apparente e incosciente calma. In fondo in fondo so benissimo dentro di me che succederà oggi, ma è così strano, mi immaginavo di arrivare a questo momento con uno stato di ansia e di paura incontrollabili, e invece.. sono serena e preparata a qualsiasi cosa.

Ormai sono pronta, la dottoressa mi dice che la piccolina non vuole aspettare l’arrivo della nonna (sapeva che mia madre sarebbe arrivata a Lisbona tra 5 giorni, ma il destino a volte non ne vuole proprio sapere dei nostri piani!). Chiede che venga predisposta la mia sala travaglio/parto. Mi danno l’occorrente per fare una doccia e il vestitino da degenza. Dopo qualche minuto mio marito è lì con me, le luci sono soffuse, io continuo a passeggiare nella nostra stanza. Il personale di turno è estremamente gentile e premuroso con me (sarà che faccio un po’ di tenerezza per il fatto di essere una “straniera” qui, lontana dalla famiglia, ad affrontare il primo parto? Non lo so!); ogni tanto qualcuno entra nella stanza per controllare l’andamento del travaglio e per dirmi che andrà tutto bene. Tra una contrazione e l’altra riesco a tenermi in contatto con la mia famiglia. Sono io che, nonostante il momento critico, cerco di mostrarmi serena e sorridente, tranquillizzando soprattutto mia madre, che nel frattempo si dispera per non poter essere qui vicino a me. La tecnologia rende possibile anche fare una cronaca in diretta dalla sala parto, e nonostante la lontananza dei miei familiari, mi sembra che siano tutti qui fuori ad aspettarmi.

Nel frattempo si sono fatte le 10 e la situazione non avanza…le contrazioni sembrano rallentate, non ho ancora rotto le acque e in più inizio ad essere molto stanca e affamata…Mi mettono la flebo e va un po’ meglio. L’ostetrica e l’infermiera vengono a parlarmi, il rischio è che tutto questo si protragga per diverse ore con la conseguenza che potrei arrivare sfinita al momento più importante, senza le forze per collaborare al meglio. Mi suggeriscono di fare l’anestesia epidurale, così almeno smetto di soffrire. Avevo deciso di non fare l’epidurale per una serie di motivi, ma arrivata a questo punto mi sto rendendo conto di non farcela, sta andando troppo per le lunghe, c’è qualcosa che non va. Il loro obiettivo, che apprezzo molto, é quello di evitare in tutti i modi un ricorso al cesareo e anche di evitarmi inutili sofferenze.

Ok, ho due minuti per pensare, altri due minuti per farmi tranquillizzare e spiegare tutto dalla dolcissima anestesista e poi via, alle 10,15 faccio l’epidurale! Mi stimolano un po’ le contrazioni, attendo ancora e verso mezzogiorno la situazione finalmente si sblocca, rompo le acque, forse ci siamo, e invece no, ancora no! La piccolina ha la faccia all’insù, ecco perché ci sta mettendo così tanto a scendere. “Benedetta epidurale” penso tra me e me mentre l’ostetrica interviene per mettere la piccolina nella posizione corretta. Loro continuano ad essere sereni, l’infermiera per rendere l’atmosfera allegra e per distrarmi continua a chiedermi come si dice “benvenuta principessa” in italiano, per poterlo dire quando la piccola verrà al mondo, ma io inizio ad essere preoccupata, ogni tanto si parlano a voce bassa guardando il monitor che registra i battiti del cuore della piccola e io cerco di captare le loro parole per capire se è tutto sotto controllo oppure no. Sono quasi le 14 e siamo ancora qua, ma quanto ci vuole ancora? Finiremo per fare il cesareo? Smetto di sorridere, divento tesa e cerco di fare esattamente tutto quello che mi dicono, ce la devo fare! Nel frattempo i suoceri nella sala d’attesa e i miei familiari in Italia sono privi di aggiornamenti da almeno un’ora, mio marito ha messo via tutto per farmi coraggio.
Finalmente ci siamo! L’ostetrica da l’ok per trasformare la sala in sala parto. Lei e le due infermiere indossano i camici sterili, i guanti, mascherine, e il mio lettino magicamente diventa sedia. Iniziano le spinte fortissime, una fatica inimmaginabile, mi manca il respiro, ma mi dicono di non mollare, e non mollo! Mi scorrono nella mente ancora una volta tutti i consigli ricevuti al corso preparto, respira, calma, respira, collabora, non mollare, ce la farai, manca poco…Alle 15 finalmente nasce lei, la mia piccola principessa! Siamo felici, increduli, impacciati, scorrono le lacrime di gioia!

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E torno al presente, con questi ricordi indelebili nella mia mente. Ancora oggi stento a credere che sia successo davvero. Ricordo anche che dopo il parto ho avuto un forte malessere dovuto agli effetti dell’epidurale, sono stata così male che mi hanno tenuto in osservazione fino alle 19, un tempo infinito! Ma durante tutto questo tempo la piccola Alice non è MAI stata allontanata dalla stanza, nemmeno per un secondo; è stata lavata e vestita sempre davanti ai nostri occhi. L’infermiera (quella che le ha dato il benvenuto in italiano!) si è pure offerta di farci la prima foto famiglia da inviare a mezzo mondo! Hanno rispettato uno dei principi fondamentali che è il contatto immediato e continuo mamma-bebè e l’allattamento al seno sin dalle prime ore di vita. Le restanti 48 ore di ricovero le ho trascorse in camera con la mia piccolina sempre al mio fianco ed assistita dal personale medico nel migliore dei modi, con una pazienza e una cortesia a mio avviso insolite per un ospedale pubblico. Avevo portato una valigia stracolma di tutto quello che pensavo fosse necessario, ma non ho utilizzato quasi nulla perché l’ospedale mi ha fornito tutto: dalle ciabattine per me, ai pannolini per la neonata, ai campioncini di crema per le smagliature post-parto, le salviettine…tutto!

Ho superato una delle prove più difficili, e mi è andata molto bene. Qualche anno fa non avrei mai immaginato di partorire all’estero, eppure mi sono sentita come se fossi in un posto familiare, circondata da persone sconosciute ma professionali, che mi hanno trasmesso la serenità e l’affetto di cui una neomamma expat lontana dalla famiglia ha bisogno!

6 commenti
  1. antonella
    antonella dice:

    Ciao Claudia, leggere la tua storia mi ha fatto bene. La mia storia è analoga alla tua ed è stato come leggere tra le righe il lieto fine anche per me.Tra poco più di due settimane mi trasferirò in Svizzera(cantone tedesco) per vivere con il mio compagno che è originario di lì.già avevamo programmato da diversi mesi il mio trasferimento…ma sorpresa delle sorprese, sono incinta, quasi al 3 mese…e tutti questi cambiamenti messi insieme mi danno gioia e mi spaventano un po, per questo è bello leggere una storis come la tua.grazie per averla condivisa ❤
    Antonella

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    • claudia
      claudia dice:

      Cara Antonella,

      ti faccio un grande in bocca al lupo, vedrai che andrà tutto bene. In Svizzera poi sono sicura che abbiamo ottimi servizi dedicati alla maternità e gli ospedali saranno all’avanguardia. Goditi questo momento unico!

      Rispondi
  2. Jasmine
    Jasmine dice:

    Ciao Claudia, ho letto i tuoi articoli e mi chiedevo se potessi risolvere qualche mio dubbio su come poter lavorare nella sanita’ portoghese.
    Ho 23 anni e sono un’ostetrica neolaureata. Mi piacerebbe lavorare come ostetrica in Portogallo e mi chiedevo se li’ la ricerca del personale negli ospedali avvenga per colloqui come in UK o per concorsi come in Italia. Ho cercato molto su Internet e mandato email ad alcuni ospedali portoghesi senza pero’ un riscontro.
    Il prossimo mese vorrei recarmi a Lisbona per tastare un po’ il terreno di persona, ma non so se recarmi negli ospedali ad esempio a lasciare CV all’ufficio risorse umane o andare piuttosto in un centro de emprego.
    Vi ringrazio e mi complimento per il vostro blog,davvero fantastico e molto interessante per tutti coloro che in un panorama lavorativo come quello che offre oggi l’Italia scelgono di vivere un altro paese con la speranza perlomeno di avere una possibilita’. Grazie in anticipo 🙂
    Jasmine

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    • claudia
      claudia dice:

      Ciao Jasmine, complimenti per la professione che vuoi intraprendere!
      Io non conosco il sistema di selezione negli ospedali e non so se, soprattutto nel caso dei pubblici, la selezione avvenga tramite concorso, ma ci sono diversi ospedali e cliniche private in cui sicuramente si accede tramite colloquio. Secondo me faresti bene a venire qui per un breve periodo, per sondare il terreno, e soprattutto per avere la possibilità di recarti personalmente negli ospedali (pubblici e privati) per presentare il tuo curriculum. Il centro de emprego potrebbe darti i contatti, ma ciò che qui funziona veramente bene è la rete di Linkedin, a cui molte imprese si affidano per la ricerca e selezione di candidati.
      Un grande in bocca al lupo!
      Claudia

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  3. Lilliam
    Lilliam dice:

    Io sono al 7mo mese e mi volevo trasferire in Portogallo perché purtroppo sono stata lasciata dall’ mio compagno e sono rimasta sola e senza residenza in Italia no ho il aiuto dello stato italiano purtroppo mi vogliono mandare in casa famiglia ma ho molta paura di assistente sociale, vi prego se c’è qualcuno ke mi può dare un consiglio al più presto possibile, grazie!!!

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  4. Dalia
    Dalia dice:

    Ciao anche io mi sono trasfetita in portogallo a gennaio e il mese sucessivo sono rimasta incinta e ora aspetto la mia terza bambino/a…se’ riuscirai a leggere qst messaggio mi piacerebbe avere piu’ dettagli per essere anche piu’ tranquilla per tante cose?

    Rispondi

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