Passeggiando in bicicletta

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Tre anni fa ho comprato una bicicletta. Io non sono una ciclista professionista, e non posso nemmeno dire che andare in bicicletta mi faccia impazzire, ma in Italia ne ho sempre avuta una che trovavo comoda per certi tragitti.

La lampadina mi si è accesa quando l’azienda per cui lavoro ha proposto l’acquisto attraverso il Bikes4work.

Si tratta di una delle iniziative che fanno parte del “Cycle to work scheme” proposto dal governo per incentivare l’utilizzo della bicicletta per andare al lavoro.

Non c’è verso che io vada al lavoro in bicicletta, essendo l’azienda a 16km da casa, ma questo non è fondamentale, perché l’iniziativa serve anche ad invogliare le persone ad utilizzare la bicicletta nella zona di residenza.

Il funzionamento è molto semplice: chi desidera partecipare, si fa fare un preventivo da uno dei negozi convenzionati. La cifra coperta può arrivare fino a 1000 euro, e non riguarda solo le biciclette. Si possono infatti acquistare anche biciclette con pedalata assistita (anche chiamate bici elettriche) e monopattini. Nel preventivo si possono includere anche gli accessori come il casco protettivo, le luci, il campanello ecc.

Una volta ottenuto il preventivo, l’azienda rilascia un buono dello stesso valore che è di fatto un prestito. Con quel buono si acquista la bicicletta, e poi mensilmente, su un arco di tempo no superiore ai 12 mesi, delle quote vengono trattenute dallo stipendio per coprire il valore dell’acquisto.

Il vantaggio per l’acquirente è che le rate mensili vengono trattenute dallo stipendio lordo, quindi nel complesso, a seconda della fascia contributiva a cui si appartiene, si può risparmiare fino al 51% sul costo della bicicletta.

Come ho detto all’inizio del post, non sono una grande ciclista, quindi vi parlerò prima dei piccoli problemi che la bicicletta mi ha causato.

Intanto, trasportarla fino a Kinsale. Il negozio in cui l’ho scelta si trova a più di 30km, e io all’epoca avevo una piccola Panda. Per quanto la chiamassi “il mio trattore”, lo spazio era limitato anche abbassando i sedili posteriori. Alla fine, ce l’abbiamo fatta lasciando parte della bici fuori dal portabagagli, legandola con… delle cinghie per yoga! 😛

Una volta arrivata a Kinsale, il secondo problema è stato decidere dove lasciare la bici. Per strada, impossibile: oltre a non esserci uno spazio dedicato, il clima irlandese non è esattamente adattabile ad una bicicletta, anche coperta con cura.

All’epoca vivevamo in un appartamento da 30m2 a cui si accedeva dal piano terra attraverso una scala ripida e stretta. Quindi (ehi! Problema numero 3!), oltre ad avere la bici in mezzo al mini corridoio della casa, bisognava anche caricarsela praticamente in spalla e portarla su o giù per le scale prima e dopo ogni utilizzo.

I problemi piú grossi però sono altri due: la conformazione della zona di residenza e il clima.

Prima che qualcuno mi dica: “Eh ma l’Irlanda è piatta, per la bici sarà fantastico!”, vi posso dire che questo è falso.

Certo non ci sono le salite della Cronoscalata del Giro d’Italia, ma ci sono molte colline.

In particolare, Kinsale si trova proprio a valle di una serie di colline, motivo per cui la mia bici non vedrà molto orizzonti oltre a quelli locali. Insomma, ci si fa un bel po’ di fiato.

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Per quanto riguarda il clima, escludendo la pioggia che è davvero il minore dei mali, il problema è il vento. Ci sono giornate in cui ti sembra ci sia solo una leggera brezza, ma poi girando l’angolo prendi un ceffone inaspettato e ti ricordi subito che vivere di fronte all’oceano è bellissimo, ma significa anche che il vento ti accompagna più o meno ogni giorno.

In bicicletta, questo significa che se non stai pedalando controvento, puoi trovarti sul ponte che attraversa il fiume a cimentarti più in una esibizione di funambolismo che una piacevole pedalata.

Superati questi scogli però, ci sono anche tanti vantaggi!

Intanto il fiato migliora in pochissimo tempo. Pur essendo io una “camminatrice seriale”, mi rendo conto che il tipo di esercizio è molto diverso e ad inizio stagione sono proprio a fiato corto.

Le salite sono faticose, ma se è una collina, prima o poi arriva anche la discesa!

Gli automobilisti sono molto più disciplinati degli italiani: sorpassano solo quando hanno la certezza di avere molto spazio per farlo e non strombazzano nervosamente.

Il panorama di cui si gode è fantastico.

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Da quando ho preso l’orto (ve lo ricordate? Nel frattempo sono cresciuti i carciofi!), cerco di andarci quasi esclusivamente in bicicletta. Il che vuol dire percorrere la piccola baia di Kinsale a ritroso, andando verso il fiume e poi verso la costa.

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E tornare con il cestino pieno di verdura, ammetto che è una grandissima soddisfazione!

Nel frattempo, poi, abbiamo cambiato casa. Non devo più caricarmi la bici in spalla, perché ora è riposta nel nostro spazio in cantina.

Io, comunque, sono rimasta una ciclista amatoriale e non mi lancerò in scollinamenti audaci, ma mi sono spinta fino al supermercato, e chissà dove mi porterà la mia bici in futuro!

8 commenti
  1. Chiara Scanavino
    Chiara Scanavino dice:

    Ottimo articolo! Chissà che poi non ci andrai davvero al lavoro in bici…
    Io ormai da anni lavoro da casa. Ma nei primi anni che ero qui in Germania portavo la bici pure in treno e poi mi facevo un po’ di km fino al lavoro.

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    • Elisabetta Cork
      Elisabetta Cork dice:

      Grazie Chiara! Fino al lavoro la vedo dura, a meno di non avvicinarmi. Purtroppo tra casa e il lavoro non ho nemmeno l’opzione dei mezzi, altrimenti anche solo un pezzo lo farei volentieri!

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  2. Emilia
    Emilia dice:

    Apprezzo molto lo stile di vita poco sedentario. Io sono anti-macchina, mi piace dire che ho la patente ma per documento. Fosse per me andrei a piedi ovunque! Evito la bici perché la zona dove abito ha troppe salite, meglio le gambe 🚶🏻‍♀️

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    • Elisabetta Cork
      Elisabetta Cork dice:

      Anche a me piace moltisismo camminare! La macchina qui é abbastanza necessaria per fare spostamenti, ma per il resto cerco sempre di utilizzarla poco. In realtá nei weekend non la utilizzo praticamente mai, perché anche le piccole commissioni le faccio a piedi o in bici 🙂

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  3. Merylu
    Merylu dice:

    Concordo su tutto quello che hai raccontato eccetto riguardo gli automobilisti, a Dublino falciano ciclisti come mosche 🙁 Evidentemente c’è il vantaggio del vivere nel piccolo paese 😉

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    • Elisabetta Cork
      Elisabetta Cork dice:

      Penso che le cittá facciano un capitolo a parte, soprattutto quelle medio-grandi. Io di cittá in cui avrei preso volentieri la bici, ricordo solo Berlino tra i miei viaggi (dove oltretutto anche il pedone deve stare alla larga dalle ciclabili). A Milnao, ad esempio, non lo avrei mai fatto. Tra il traffico, il pavé, i binari del tram e gli incivili che posteggiano ovunque, sarebbe stato un incubo! Tra l’altro pure i ciclisti nelle cittá a volte sono indisciplinati!
      Il mio confronto é da paese a paese, venendo da un paese che é grande quanto Kinsale, la differenza la vedo molto. Purtroppo che noi italiani alla guida siamo un po’ indisciplinati, non é solo una diceria 😛 (lo sono anche io a volte, mea culpa!)

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  4. Mariateresa Ferrario
    Mariateresa Ferrario dice:

    Bella la tua bicicletta. Devo dire che qui in Brianza mi troverei in difficoltà ad usarla, troppe macchine e troppo vicine, in compenso le piste podistiche sono un vero spasso per una, come me, che ama macinare chilometri a piedi.

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    • Elisabetta Cork
      Elisabetta Cork dice:

      Eh sí Mary, anche io in Italia avevo un po’ paura degli automobilisti che passavano troppo vicini. Per fortuna peró si puó camminare!

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