Pattinare sui laghi ghiacciati del Canada

Quando mi sveglio la mattina ci metto sempre un attimo in più per realizzare che sono in un “altro” paese. Sono passati anni ormai ma, al livello più profondo della mia mente, non riesco ad identificare questo luogo come “casa”. Apro gli occhi, mi tiro su, appoggio i piedi sul pavimento in legno, prendo contatto con la realtà. Eccomi. Mi faccio una doccia e mi trucco poco perché tanto non serve, il clima fuori è così rigido che ti lacera la faccia e io andrò a pattinare sui laghi ghiacciati del Canada, non a teatro. Vado in cucina e mi preparo un caffè. Lavazza sta finendo, dovrò ritornare al negozio di John Giusti e ne approfitterò per comprare anche i Pan di Stelle. Non è che siano proprio salutari ma mi riportano all’infanzia e alla mia vera casa.

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Flat Iron building

Ma stamattina, dato che non ho avuto tempo di fare la spesa, dovrò accontentarmi di fare colazione da Tim Hortons. Non capisco perché in questo Paese si ostinino a fare porzioni gigantesche e standard di tutto. Comprerò un muffin enorme che poi dividerò in quattro pezzi perché non riesco a buttarlo tutto giù. Un quarto a colazione, il secondo quarto a metà mattina, il terzo quarto dopo pranzo e l’ultimo quarto a merenda oppure in regalo agli scoiattoli, che resistono al freddo e sono ovunque, dai tetti delle case ai rami degli alberi nei parchi.

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Scoiattolo

Il siciliano su Yonge Street con Dundas Square mi ha preso in simpatia. Mi dà conserve di passata di pomodoro che mi durano per settimane e a poco prezzo. Io, in cambio, faccio pubblicità al suo ristorante. Gli ho mandato tanti colleghi del mio ufficio e praticamente tutte le persone che conosco. Anche lui serve ai tavoli porzioni enormi di pasta e il condimento è più elaborato rispetto alla cucina italiana tradizionale. Sarà per questo che qui mi costa molto di più mantenere la linea?

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Gabbiano

In casa sono poco vestita, la temperatura è centralizzata e sui venticinque gradi, fa davvero caldo. Ma so che fuori sarà una delle tante gelide giornate canadesi. Sono settimane che la neve si posa bianca e silenziosa sul davanzale della finestra. Fa davvero freddo, ma mai come quello che ho provato alle cascate del Niagara. Dicono che le cascate dal lato canadese siano più belle rispetto alla prospettiva che ne hai se le visiti dagli Stati Uniti.

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Cascate del Niagara dal versante canadese

Zaino, sciarpa, guanti e cappello e sono quasi pronta. Manca il tocco finale, il Woolrich, che in Italia indossavo solo a Milano o quando andavo a fare la settimana bianca; ma qui a Toronto è ormai il mio fedele alleato. Esco di casa e mi rifugio nella Toronto sotterranea, nel famoso PATH, più di trenta chilometri di shopping, ristoranti, e servizi di ogni tipo. Non è alla luce del sole ma al freddo non si resiste più di tanto. Quando entri nel PATH, ti investe il caldo e devi spogliarti e quando ne riesci devi ritornare a vestirti, questo è il modo migliore per ammalarsi. L’escursione termica tra gli interni e gli esterni è pazzesca, non mi ci abituerò mai e per questo è fondamentale vestirsi a strati.

Mi infilo nel subway, nella metro. Una delle parole più frequenti qui è “sorry”. C’è una vera e propria fobia del contatto fisico anche se non si arriva neanche a sfiorare chi ti è accanto. Se una persona invade la bolla di prossimità oltre i limiti di quella che è considerata la distanza sociale nella prossemica della cultura canadese, si scusa per l’invasione nella sfera dell’altro. E nella metro questo avviene di frequente perché gli spazi sono ridotti. Quando sono di cattivo umore e un po’ nostalgica, mi manca essere strattonata nella metro delle nostre chiassose città mediterranee. Ma se sono di buon umore come oggi sorrido alla fredda cordialità dei canadesi. Sono arrivata a Queen’s stop, raggiungo il gruppo. Sono amici internazionali e andiamo tutti a pattinare sul lago ghiacciato. L’inglese è ormai la mia seconda lingua e a volte ho la sensazione di dimenticare la mia. Ma l’accento italiano mi tradisce sempre e ne vado fiera.

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Il lago Ontario ghiacciato

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Pattinando sul lago Ontario

Pattinare sul lago Ontario ti dà una sensazione di libertà e di brivido meravigliosi, su questi pattini mi sento con le ali ai piedi, quelle stesse ali che mi hanno portato qui, alla scoperta di un mondo diverso. Io, sola, volando e esplorando, leggera e indipendente. La giornata trascorre in fretta, raccogliamo le nostre attrezzature e andiamo tutti a mangiare in un enorme ristorante cinese a downtown Toronto. Poi, inizia a far sera, rientro. Sulle note di “Only love can break your heart” di Neil Young, seduta alla scrivania, sorseggio con calma un’infusione bollente all’estratto di maple syrup (sciroppo d’acero). Fuori tutto tace, la neve cade adagio rischiarando il buio della notte e un velo di tristezza scende nell’animo. Ripenso al mio prossimo volo per l’Italia, che è ancora lontano.

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All’imbrunire

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Verso sera sui pattini

Sono felice ma anelo quel momento in cui, dopo tante ore di volo, intravedo quel cielo e quel mare azzurro che mi costituiscono. Allora, nella mente, intono la canzone di Domenico Modugno “Nel blu dipinto di blu” e so che quella è casa.

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Maria Luisa ha giocato al nostro #giocoincipit. 

Le abbiamo dato un incipit e lei, partendo da quelle poche righe, vi ha costruito una storia ispirata a fatti reali della sua vita. Se anche voi volete giocare scrivete a info@donnecheemigranoallestero.com: vi invieremo un incipit e potrete scrivere un racconto tutto vostro che verrà pubblicato sul nostro blog e condiviso sui nostri social!

4 commenti
  1. Elisabetta Cork
    Elisabetta Cork dice:

    Bellissima la tua foto mentre pattini sul lago, non so perchè ma è una cosa che mi affascina ma contemporaneamente mi terrorizza perchè mi chiedo come si capisca se il ghiaccio sia abbastanza spesso 😛

    Rispondi
    • Maria Luisa Barcellona
      Maria Luisa Barcellona dice:

      Ciao Elisabetta, considera che questa foto è un po’ vecchiotta. All’epoca avevo qualche anno in meno e un po’ più di incoscienza 🙂
      Forse oggi sarei più preoccupata anch’io!

      Rispondi

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