Trasferirsi a Praga: come cambiano le relazioni umane

Trasferirsi all’estero è un’esperienza fantastica che consiglio a tutti: apre la mente, ti mette davanti a tematiche nuove, sposta le tue percezioni, ti obbliga a scardinare preconcetti.

Praga,amicizie, trasferirsiDirei che la parola chiave di chi si trasferisce è “cambiamento”. Si perdono i punti di riferimento, è come navigare in mare aperto, senza luna, senza radar. L’Italia è un paese meraviglioso dove la famiglia, gli amici, la città sono punti di riferimento forti e sicuri. Trasferirsi implica l’accettazione di perdere, anche solo temporaneamente, la sicurezza di questi punti. E’ necessario cambiare, cambiarsi, inventare nuovi punti sicuri, accendere le stelle e la luna sul mare.

Il trasferimento a Praga per me è stato un “grosso trauma positivo”: tanto entusiasmo, nessun problema pratico ma una valanga di problemi teorici che non mi sarei mai aspettata. Un esempio banale: i cechi sono timidi, quindi non ti invitano mai, non ti telefonano e non organizzano cene. Ma sono molpraga, negozio,expatto contenti se qualcuno lo fa.

Qualche tempo fa ho incontrato un signore americano che da tanti anni vive a Praga. Parlando dei cechi mi ha detto con aria un po’ mistica: “voi latini siete delle pesche mentre i cechi sono cocchi”. Non mi aspettavo una metafora frutticola, ma il signore sembrava simpatico. “Voi avete la buccia sottile, la polpa morbida ed il nocciolo duro: lasciate entrare chiunque nella vostra vita, siete dolci ed accoglienti, ma prima di diventare amici davvero, prima di entrare in quel nocciolo duro, possono passare anni. Al contrario gli slavi hanno una scorza durissima che non si apre nemmeno a sbatterla a terra, ma una volta entrati sarete nelle loro grazie per sempre.” Vero. Illuminazione. Epifania.

Mi sono messa l’anima in pace ed ho aspettato che i cocchi duri decidessero di aprirsi senza prenderli a colpi di machete (non è mai stato il mio stile). Devo dire che funziona e che comincia pure a piacermi questo modo  inizialmente distaccato ed un po’ sospettoso che permette di studiarsi con calma e non mi arrabbio se sono sempre io a dover organizzare le serate. Io sono pesca e sono felice di accogliere tutti senza aspettare che il guscio si rompa.
In realtà adesso mi sento un ibrido. Mi sa che sto diventando pesca-cocco. “Cambiamento” è la parola di chi si sposta. Non mi piace la parola “adattamento” perché mi ricorda la biologia e invece sento il mio come un percorso filosofico, interiore, spirituale. E, ad essere sincera, non mi piace nemmeno la parola “emigrare” perché il mondo è piccolo e non si dice “sono emigrato in un’altra strada” quando ci si sposta di poco.

In ogni caso, quello che vorrei dire alle donne che emigrano all’estero, è che se si è aperti al cambiamento, alla novità, se non si ha paura di diventare un nuovo frutto, la vita all’estero non è poi male!  

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