Pré-confinement:

pensieri notturni a Lione prima del lockdown

lione tramonto

Le notizie

È il 29 ottobre 2020 e, mentre scendo dalla collina verso Hôtel de Ville, penso: “Ci risiamo”. Sto andando nel 7° arrondissement, in un café dove le mie amiche H. e D. preparano un esame orale che dovranno passare a distanza. La volta scorsa ho trascorso la quarantena con loro, nel mio appartamento a Croix-Rousse, ma da domani sarò sola per qualche giorno mentre aspetto che le mie coinquiline rientrino dalle vacanze.

Ieri Macron ha parlato alla nazione, per la prima volta dopo gli innumerevoli discorsi di Jean Castex, il primo ministro in carica da luglio scorso. L’odore di un nuovo mese di confinement, suggerito (se non supplicato) dal personale sanitario lionese e da vari virologi francesi, era già nell’aria da un po’. Anche se, come al solito, diverse erano le voci che circolavano (coprifuoco anticipato alle ore 19 e quarantena nei weekend, nuove misure più rigide ma solo a livello locale ecc.), eravamo pronti ad un’altra chiusura.

I “mematori” francesi e gli ideatori di “bingo alcolici“, basati sulle frasi più pronunciate dal Président, erano già pronti, con le mani sulla tastiera, a condivere sui social le loro ultime creazioni per sdrammatizzare la situazione e il clima di ansia generale.

Esempio di “bingo alcolico” (fonte: Facebook). Da in alto a sinistra: “Miei cari compatrioti”. “Siamo (ancora) in guerra”. “Senza precedenti”. “Raddoppiare gli sforzi”. “Solidarietà nazionale”. “Inoltre, ci tengo a ringraziare…”. Errore nei sottotitoli. “Rilassamento (delle misure)”. Il discorso dura più di 20 min. “Il Paese sta attraversando una crisi”. “Stupidaggini”. Maxi combo “gesti-barriera” e “mascherine” nella stessa frase. Il discorso comincia in ritardo. “Dobbiamo tenere duro”. “Le nostre imprese devono rimanere aperte”. “So che vi chiedo degli sforzi considerevoli”. Macron “si mette nei panni dei francesi” dicendo che anche a lui scoccia. “Siete tutti cretini”. Macron si dimette. “Viva la Repubblica, viva la Francia”. Legenda: “1, 2, 3 sorsi, finisci il bicchiere”.

Le conseguenze e il ritorno alla quarantena

Il discorso di Macron è stato abbastanza breve, un po’ scontato e senza dubbio pieno delle sue “frasi famose” riprese dai discorsi precedenti. Per quanto riguarda i dettagli, Castex li ha precisati oggi davanti all’Assemblea nazionale. Ovviamente speravo che alcune lezioni all’università si mantenessero in presenza, anche se, secondo le direttive, è quasi sicuro che dovrò seguirle a distanza.

Le scuole, invece, rimarranno aperte e C., una delle mie coinquiline, potrà uscire per andare a lavorare in quanto insegnante. Io e l’altra coinquilina, J., ci consoleremo passeggiando per massimo un’ora al giorno nel raggio di un chilometro. Almeno il nostro quartiere è tra i più belli di Lione e dal piazzale del Gros Caillou (“il grande masso”) si può ammirare quasi tutta la città, a volte perfino scorgere il profilo del Monte Bianco.

Durante la prima quarantena, al tramonto, ci andavo spesso assieme a H., entrambe in pigiama e lei con una maschera all’aglio e del cellophane sui capelli. Guardavamo le luci, le torrigomme” e “crayon” (“gomma” e “matita”, soprannomi dei grattacieli Part-Dieu e Incity) e pensavamo alla situazione surreale che stavamo vivendo. Tutto era lì, fermo, ai nostri piedi ed era come osservare un modellino di una città con gli occhi di un bambino. Con la sola differenza che non eravamo in grado di far muovere i personaggi.

Piazzale del Gros Caillou
© Xavier Caré / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0

L’ultima passeggiata

Sono contenta di camminare, anche perché da domani avrò meno occasioni per farlo. Fare la spesa e portare giù la spazzatura saranno i momenti più entusiasmanti delle mie giornate. Mi rendo conto che accetto la situazione attuale: d’altronde, come ho già detto, ce lo aspettavamo tutti. Mi chiedo se anche in Italia tra poco sarà la stessa cosa.

Ho sempre amato la lucida consapevolezza che precede un momento drammatico o importante. Ogni volta, mi sento nostalgica di qualcosa che sto ancora vivendo. E oggi decido di godermi questa sensazione, camminando lentamente e ascoltando delle canzoni in linea con il mio stato d’animo.

Arrivo a Place des Terreaux e osservo le terrasses piene di gente: è la loro ultima birra, cena, chiacchierata, il loro ultimo istante di spensieratezza. I bambini giocano con l’acqua delle fontanelle e decido di scattare una foto (l’ennesima) della facciata dell’Hôtel de Ville. Penso che la piazza sia davvero bella, con tutte quelle lucine per terra.

Place des Terreaux, 29/10/20

Mi dirigo verso la fermata del metro, facendomi largo tra la folla. Negli occhi dei lionesi rivedo la mia stessa voglia di godersi quest’ultima serata di quasi normalità. Quando arrivo al café, chiacchiero con le mie amiche fino all’ora di chiusura. Usciamo e ci salutiamo con un “a tra un mese” e un sorriso nascosto dietro alla mascherina. Prendo di nuovo il metro fino a Bellecour e poi attraverso il ponte che porta al Vieux-Lyon, il centro storico. Vago ancora un po’ per le stradine acciottolate e ogni tanto scorgo alla mia sinistra la basilica di Fourvière, bianca e immobile. Anche se il suo stile (un misto tra neoromanico e neobizantino) non mi ha mai entusiasmata, penso che potrò ammirarla anche dal mio balcone e la cosa un po’ mi rassicura.

Verso casa

Infine ritorno sulla Presqu’île (la “penisola”) e risalgo i pendii della Croix-Rousse; stanca ma tranquilla, un po’ felice e un po’ rassegnata. Sono quasi le 21, l’inizio dell’ultimo coprifuoco prima che il “lockdown che ha fermato il virus” entri in vigore tra tre ore.

Tra poco sarò chiusa fra quattro mura, ma salgo le scale ripetendo fra me e me il messaggio che oggi mi ha inviato papà: “i nostri pensieri saranno sempre liberi”.

4 commenti
  1. Éric Satie
    Éric Satie dice:

    Ton écriture invite à la promenade à travers le récit Lyonnais que tu viens de faire. Une légèreté certaine et bien distillée de ta plume nous suspend dans un moment hors du temps.
    C’est comme observer de près un flocon de neige suspendu en l’air avant qu’il ne fonde sur les pavés.
    L’ambiance que je ressent à travers ton écriture est similaire à celle développée dans “Gymnopédies” d’Éric Satie, une musique composée pour décrire comme ton article, une marche au détour des ruelles, des grandes places et des avenues des grandes villes de la fin du 19eme siècle, éclairé de lanternes, et emprunté de nostalgie.
    Pour moi qui ne comprend pas bien l’italien cela fut un plaisir et d’une facilité déconcertante à lire.

    Cordialement,

    Rispondi
    • Isabella-Lione
      Isabella-Lione dice:

      Merci, c’est un compliment qui me touche beaucoup !
      J’écouterai sûrement les musiques que vous m’avez suggéré.
      Cela me fait vraiment plaisir que mon article vous a fait voyager un peu avec moi à travers les ruelles et les grandes places lyonnaises.

      Rispondi

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