I pregiudizi, un’arma contro il mondo

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Scesi dall’aereo dopo 9 ore e 40 minuti di volo dagli Stati Uniti, uno stop over a Francoforte di due ore e un successivo volo per il Cairo.

Il viaggio era durato un giorno esatto.

Ero esausta dal pianto.

Sapevo cosa avevo lasciato alle spalle, ma non quello che avrei trovato.

In siciliano diciamo “meglio un tinto conosciuto, che u’ tinto a conoscere”.

Mio marito era venuto a prendermi in aeroporto.

Si era trasferito un mese e mezzo prima di me e da quel momento avremmo iniziato a vivere di nuovo insieme, sotto un nuovo cielo.

Un cielo orientale.

A Houston ho avuto la possibilità di confrontarmi con diverse culture; una delle mie più care amiche è libanese.

Quando le dissi che mi sarei trasferita al Cairo, mi parlò per un’ora del Libano, definendolo come un paese libero, divertente e bello. E io le feci presente, che per quanto la conversazione potesse essere interessante, in fondo mi stavo trasferendo al Cairo e mi interessava più conoscere il suo parere su quel luogo. Lei mi guardò e mi disse “ Il Cairo non è bello!”. Fine della storia.

I miei pregiudizi sulla cultura orientale erano tanti e, dopo aver ascoltato la mia amica, lo erano anche di più.

Così, iniziai a leggere il libricino delle regole per poter condurre una vita normale al Cairo:

1) indossare sempre vestiti pudici, che coprano il seno, le spalle e le ginocchia;

2) indossare gli occhiali da sole, per evitare il contatto con gli uomini egiziani;

3) Legare i capelli, perché sono considerati un’arma di seduzione;

4) Non mangiare da sola all’esterno, per evitare che gli uomini possano attaccare bottone;

5) Non fumare all’esterno perché considerata una donna di poco rispetto;

e poi il libricino continuava con altri punti che decisi di non leggere.

Quelle cinque regole erano già così preoccupanti che, se avessi continuato, probabilmente avrei preso l’aereo per andare in Italia e chiedere il divorzio.

Il trasferimento da Occidente ad Oriente non è così semplice. Ve lo posso assicurare.

In America hai la possibilità di ripartire da te senza se e senza ma. Il che vuol dire che, per quanto culturalmente tu possa essere legata a qualche paletto, religioso o culturale, in America hai il sacrosanto diritto di poter fare ciò che più ti preme senza tabù.

Eppure, sono convinta che ammettere i propri limiti aiuti ad abbatterli e far in modo che si riesca in qualche modo a sopravvivere alle differenze culturali.

Ora sono al Cairo e non ho ancora provato paura né mi sono sentita poco sicura, anche camminando da sola per il quartiere.

Non ho mai rispettato nessuna delle regole del libricino, e non ho subito alcuna avance da parte degli uomini Egiziani.

Abbiamo preso casa in una zona che è molto carina, Maadi.

A Maadi esiste una folta comunità europea, per cui è molto facile trovare persone che sono vestite in modo occidentale e che non strabuzzano gli occhi se vedono una piccola parte delle tue spalle.

Ho visto molte donne con la minigonna, e ascoltato alcune donne arabe parlare dei loro diritti.

Mi sono tranquillizzata.

Ho iniziato a capire che, se da una parte bisogna rispettare le altre culture (in fondo il Cairo non è la mia terra), dall’altra posso trovare un mio equilibrio senza farmi istruire da un catalogo pieno di luoghi comuni.

Quando lessi il libricino delle regole per chi si trasferiva in Italia, capii che alcune cose devono essere scritte per essere citate, per poterti dire successivamente ” io te l’avevo detto!”.

L’Italia è rappresentata come la terra dei criminali: mafia, ndragheta, camorra e microcriminalità. Le prime parole che ti spiegano sono queste, e di non camminare con gli ori addosso per evitare eventuali rapine.

E se da una parte è vero che bisogna stare attenti, dall’altra parte è anche vero che noi italiani non viviamo con la paura di essere uccisi o derubati in ogni istante.

Chissà quanti pregiudizi hanno gli egiziani su di noi… li scoprirò e ve li farò sapere.

 

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