bamberga-migrante-inconsapevole

Prime impressioni di una migrante inconsapevole

Bamberga-migrante-inonsapevole Maggio-Luglio 2010
„Sehr geehrte Frau Cirrito, il Suo progetto di ricerca potrebbe effettivamente interessare il Professore di Letteratura Latina della Otto Friedrich Universität di Bamberga. Lì avrebbe ottime chances di ottenere un finanziamento per il prosieguo dei suoi studi. Certo, nonostante la città“
Queste furono le parole che un importantissimo filologo e papirologo di Colonia mi disse in perfetto italiano (ma con quell ́accentino tedesco un po’ duro e che a me fa impazzire) quando gli presentai nel suo ufficio il tema della tesi. „Bamberga. Mai sentito. Che nome stupido che ha questa città!“ la prima cosa che pensai.
Chissà… provar non nuoce… vediamo“… dissi tra me e me con un atteggiamento che tuttora non saprei definire: un misto di speranza e paura di sperare e poi rimanere delusa. Determinazione? Coraggio? Ambizione? No, forse più semplicemente testardaggine e incoscienza. Ma perché non rimanevo a casa mia? In fondo, da più piccola e unica figlia femmina ero la principessa della famiglia. Ma dove volevo andare? La valigia di cartone, simbolo del migrante della vecchia generazione, era stata sostituita dalla custodia del Laptop e dalla connessione Wi -Fi, mezzi con i quali i ricercatori tessono la loro rete di contatti tra i cinque continenti (s)comodamente seduti in biblioteca (le ore sul computer rendono tutti, inevitabilmente, ciechi e ricurvi). E allora davanti a tastiera e a Google Translator (un consiglio – mai utilizzarlo!) decisi di scrivere a questo docente che teoricamente avrebbe potuto aiutarmi e pattuimmo un incontro per il mese di Luglio. In ogni caso, lui aveva capito la mia mail e cosa volessi. Nel mio tedesco A2. Mica male. Naturalmente, le parole del professore di Colonia, “nonostante la città”, avevano lasciato il segno e tra l’ ́incuriosito e il riluttante presi il primo dei tre treni che da Koblenz, dove mi trovavo per un lavoretto di un mese, mi avrebbero portato in Baviera. Arrivata alla stazione, scesa dal treno, mi dirigo fuori e faccio un profondo respiro. E adesso? Secondo la cartina che avevo con me e tutte le indicazioni stradali appuntate nell ́inseparabile Moleskine l ́albergo non doveva essere molto lontano, e quindi con un bagaglio leggero non valeva nemmeno la pena prendere un taxi. “Gehen”, “Andiamo”, mi dissi per incoraggiarmi, “tanto le informazioni le so chiedere, e lo faccio anche utilizzando la forma di cortesia con il congiuntivo”.

Ecco. È stato meno facile di quanto pensassi, perché nonostante usassi il congiuntivo tutti mi rispondevano nel dialetto locale,

Scenic summer view of the old city hall in the Old Town of the World culture heritage city of Bamberg in Franconia, Germany. Bavarian Landmark and historical building

Scenic summer view of the old city hall in the Old Town of the World culture heritage city of Bamberg in Franconia, Germany. Bavarian Landmark and historical building

il “Fränkisch” (o meglio “Frängisch”). Non capivo un tubo e volevo solo tornare indietro, anche suggestionata da quel “nonostante la città” che mi faceva pensare a Bamberga come ad una sorta di Mordor di Baviera.

Ma dopo cinque ore di viaggio, al tramonto, e quasi come se volesse attrarmi a sé e affascinarmi, la città sfoderò tecniche di seduzione degne dell ́”Ars Amatoria” di Ovidio: il bagliore del cielo rossastro di una tiepida sera di Luglio; i riflessi specchiati tra le onde dei due fiumi, il Donau – Main e il Regnitz; i romantici vicoletti di un centro storico rimasto interamente medievale e la cui bellezza indusse gli Americani a non bombardarlo, a differenza di Norimberga, distante 50 km e completamente rasa al suolo durante la guerra.
La mattina successiva mi svegliai molto presto (non riuscii quasi a dormire per l ́agitazione) e decisi di fare un giro più tranquillo, dal momento che l ́appuntamento con il professore sarebbe stato nel primo pomeriggio.
Se al tramonto mi aveva incantato, con la luce chiara e fioca dell ́alba Bamberga mi conquistò definitivamente e mi indusse ad una resa completa. Il centro non è molto grande, motivo per cui quando si organizzano i viaggi in Germania la città è solo una breve tappa di un itinerario che comprende anche Rothemburg on der Taube, Würzburg e Norimberga, la cosiddetta “Romantische Straße”. Girai per ore guardando a bocca aperta i canali di quella che viene chiamata “Kleine Venedig”, le cui case a graticci e con i gerani alle finestre danno direttamente sul fiume; attraversai i due ponticelli dell ́”Altes Rathaus”, risalente al 1387 e costruito su un ́isoletta artificiale al confine tra i due poteri medievali, quello episcopale e quello cittadino; giunsi per caso a Pfahlplätzchen davanti alla “Haus zum Krebs”, la “Casa del Granchio”, dove il filosofo tedesco Hegel visse e portò a termine la sua “Fenomenologia dello Spirito”. Dalla piazzetta fui colpita dalla mia vicinanza ad un edificio, le cui quattro torri si ergono quasi a spadroneggiare sulla città e sono visibili da ogni direzione.
Guardando l’ ́orologio e avendo ancora tempo mi mossi verso quella direzione e da una stradina strettissima e tutta in salita fece la sua comparsa, in tutta la sua maestosità, il Duomo. Fondato nel 1004 dall ́Imperatore Enrico II e dalla moglie Cunegonda, il Duomo di Bamberga è sede di una delle più antiche diocesi di Germania, una delle sette cattedrali metropolitane e famoso inoltre per la tomba di Papa Clemente II, unico Papa sepolto al di là delle Alpi. Stregata dalla magnificenza dell’interno, baciata dal sole che passava attraverso le vetrate dell ́altare principale e incuriosita dal famoso “Bamberger Ritter”, il cavaliere di Bamberga dall ́identità sconosciuta, non feci caso al tempo che era volato con la stessa rapidità con cui sfugge quando si fanno le cose che ti fanno star bene. Sulla via del ritorno, ripercorrendo il tragitto in discesa, ebbi modo di ammirare il panorama tipico della Franconia con le case a tetto spiovente, una novità assoluta per me, abituata ai balconie alle terrazze siciliane dove sono solita fare colazione in estate circondata dalle bougainvillee, sempre che non ci sia troppo caldo.
Nel tratto di strada dal Duomo all ́Università divenni improvvisamente nervosa, poiché dall ́incontro con quel professore sarebbe dipesa buona parte del mio futuro: tante strade e nuove opportunità si sarebbero presentate a me e allora sarebbe stata una mia scelta imboccarle e coglierle. Se tutto fosse andato per il verso giusto, pensai, avrei legato la mia vita e i miei progetti a questa città per almeno due anni. E mentre vi scrivo questo di anni ne sono passati già cinque!
Travel Destinateion Little Venice in Bamberg, Germany. Lovely historical buildings in northern franconia, Bavaria at the river regnitz.

Travel Destinateion Little Venice in Bamberg, Germany. Lovely historical buildings in northern franconia, Bavaria at the river regnitz.

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1 commento
  1. Federica Turchia
    Federica Turchia dice:

    Bel post…
    in questo periodo soprattutto mi sono chiesta diverse volte perché cavolo sto ancora qui..cosa mi è passato per la testa quando ho deciso di voler vivere qui da sola… senza motivo apparente…
    In questo momento in cui sono combattuta su diverse cose… beh…
    fa piacere leggere le tue incertezze e sapere che poi sei rimasta.. e che ti sei innamorata del posto..
    🙂

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