Psicoanalisi e arte

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Questo articolo è per i curiosi e gli artisti. Io stessa scrivo e dipingo e mi reputo un pochino artista.

Che cosa pensano di noi gli psicoterapeuti? Di noi artisti, intendo.

Questo dipende dal periodo storico. Ecco qui una carrellata di opinioni, molte storicamente datate quindi anche refutate dalla comunità scientifica ma è comunque interessante conoscerle. Direi che, a volte, come artisti siamo stati un poco bistrattati.

Per Freud l’artista non riesce ad accontentarsi della realtà pratica.

Il motivo sono i suoi forti bisogni istintivi che lo spingono a rifugiarsi una realtà di tipo diverso, nel mondo della fantasia. In questo luogo fantastico trovano un surrogato dell’appagamento immediato di desideri.

Qui va introdotto in soldoni il concetto di sublimazione; la sublimazione è per Freud un meccanismo di difesa che gli permette di trovare questo surrogato dell’appagamento immediato dei suoi desideri..

Attraverso la sublimazione le sue pretese fantastiche vengono trasformate in obiettivi raggiungibili. Per Freud l’artista, in un certo senso è simile a chi soffre di una psicosi, perché entrambi vivono non nel mondo ideale ma in un mondo fittizio.

Freud differenzia gli artisti dai non-artisti.

I sogni di quest’ultimi sono un poco vani e difficili da comunicare, mentre nel caso degli artisti si verifica il contrario.

L’artista è una persona che è stata sconfitta dalla vita. Vive la vita proprio come una grande sconfitta: sa di essere uno sconfitto o una sconfitta. Vive immerso dalla propria solitudine: vi è una grande precarietà nel suo rapporto con la realtà, con la vita.

Ed è qui che s’instaura il rapporto con lo psicotico, detto in altre parole, in questo rapporto precario con la realtà e nel rifugiarsi nel mondo della fantasia. Creando questo mondo fantastico l’artista consola sé e gli altri.

La creazione di questo mondo fantastico gli crea appagamento e anche nello stesso tempo trasforma il suo sogno in un dono. Infatti l’artista dona parte di sé agli altri e il suo dono ha la capacità di dar a chi fruisce del suo lavoro benessere.

Questo viene visto da Freud come un effetto nascosto dell’arte.

L’arte è l’azione visibile e l’effetto nascosto è il benessere che ne deriva.

L’arte per Freud produce bellezza e vediamo che questa è in se stessa informazione datata. In ogni caso per il grande psicoanalista la forma dell’arte e la bellezza ne sono un prodotto secondario. Insomma quando l’artista produce arte non è il suo scopo produrre bellezza. L’artista è interessato alla vita e ai problemi che gli o le crea e l’arte e la sua difesa.

Mi domando siete d’accordo. Voi artisti nascosti dietro la tastiera, cosa ne pensate?

Io trovo interessante il concetto di sublimazione. Detto in soldoni, si sublima quando si devia un istinto da un obiettivo diretto verso un appagamento indiretto, socialmente accettabile.

Secondo Freud è una forza istintiva di carattere biologico che viene spostata verso un nuovo obiettivo. L’istinto biologico viene spogliato di quelle che Freud definisce la sua natura scabrosa e viene ridiretto verso altro, quindi sublimato attraverso la creazione artistica.

Quindi per Freud, riassumendo, vi è una relazione fra istinto artistico e gli istinti sessuali. Il meccanismo fondamentale è in questo caso la sublimazione che riesce a trasformare un istinto biologico in arte.

Come si fa a capire se un istinto biologico potrà portare a un’opera d’arte o a un atto sessuale? Questa è una domanda aperta.

Freud vede l’arte come il risultato di una lotta fra l’IO e l’ES, se l”IO perde nasce la nevrosi mentre attraverso la sublimazione L’Io si unisce all’ES e entrambi vincono sul Super-io.

Leggendo Freud si evince questo forte legame fra arte e sublimazione. Quello che viene represso viene simbolizzato, quello che non viene represso viene sublimato e il risultato è l’arte.

 

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