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Kia ora,
prima, durante e dopo la partenza ho dovuto imparare a convivere con le mie indecisioni, insicurezze, paure e contraddizioni. Qualche volta vincono loro ma, inaspettatamente, tante volte vinco anch’ io.

Parlando del prima: “In principio era il Caos

Ho 35 anni e sono partita un anno fa con mio marito Andrea per il paese più lontano dall’Italia, la Nuova Zelanda, senza una casa, senza un lavoro ad aspettarci e con un inglese scarsissimo. Per contro, in Italia avevamo un’attività nostra, una casa nostra e tutto ciò che ne consegue: famiglia, amici, radici, la nostra cultura, la nostra lingua, le nostre abitudini, le nostre piccole certezze.

Beh, detta così sembra che siamo stati due pazzi, incoscienti  – e forse è così – ma il ragionamento che ci ha portato a questa pazza/saggia scelta è stato più semplice di quanto s’immagini. Specifico, però, che il “processo” attraverso il quale ci siamo arrivati non è stato semplice affatto. La meta prima di tutto: già da qui mille dubbi e giù a discutere, discutere, discutere…alla fine siamo andati quasi per esclusione. Cercavamo un paese con una cultura anglosassone, dove si parlasse inglese  – perché  un altro mio sogno sarebbe stato  vivere in Giappone ma, onestamente, il giapponese lo capisco bene guardando gli anime con i sottotitoli in italiano! – cercavamo un paese dal clima abbastanza temperato e dove non fosse impossibile ottenere un visto.

Dopo aver scartato alcuni paesi con queste caratteristiche per mille motivi diversi e del tutto soggettivi, abbiamo deciso per la Nuova Zelanda. Unico neo, che purtroppo confermo ad oggi, la lontananza. Il viaggio è economicamente e fisicamente non facile da gestire sia per noi che siamo qui sia per i familiari o gli amici che vorrebbero venire a trovarci. Difficile, ma niente d’impossibile comunque.

Abbiamo parlato, discusso, litigato, soppesato pro e contro per 2 anni circa; abbiamo ragionato su tutte le situazioni pratiche da sistemare, come e quando, prima di una possibile partenza , poi il tutto si è alleggerito dal fatto che abbiamo deciso di settare la testa in “modalità vacanza ON” e poi partire per la meta dove sognavamo di poter vivere.

Il pensare di andare solo in vacanza senza dover prendere, al momento, nessuna decisione definitiva è stato di grande aiuto e ci ha alleggerito parecchio la testa, anche se entrambi sapevamo che era più un viaggio di ricognizione che una vacanza vera e propria.

Abbiamo, quindi, vissuto un intero mese concentrandoci di più su alcune zone che avevamo adocchiato cercando di vivere il più possibile come un cittadino più che da turista; guardando i prezzi dei supermercati, benzina, servizi e tutto ciò che è inteso per vivibilità. Tornati in Italia pieni di conferme e sogni abbiamo deciso molto velocemente e ci siamo messi subito all’opera sulle questioni pratiche: come ottenere un visto, quale tipo, come sistemare l’attività di famiglia, la casa, la macchina, tutto insomma. Fissata una scadenza, che era la data del biglietto aereo da lì a 10 mesi, avevamo il nostro obiettivo.

Sorvolando le questioni pratiche mi soffermo sulle emozioni che ho dovuto gestire, in qualche modo, in questo periodo. Mi sono sentita “dentro il film” ovvero: si parla sempre di altri che decidono di partire, decisione in genere definita coraggiosa; un amico, un amico di un amico, un cugino, qualcuno che è partito non si sa per quali stupefacenti avventure che sono assolutamente lontane ed estranee dalla tua routine.

Adesso ero io, toccava a me e continuavo a chiedermi “ma chi me lo fa fare, perché, perché e perché…” e avevo sempre la stessa risposta: non eravamo più felici eravamo, anzi, del tutto abbrutiti e il “perché no” è arrivato per logica, non tanto per la profondità di chissà quali circonvoluzioni e doppi carpiati cerebrali.

Una relazione felice (non perfetta ovvio, ma felice), di un amore stabile e profondo ma che veniva incessantemente infastidito da situazioni esterne che non sto qui a spiegare. Niente di particolarmente tragico o drammatico, mi sento di poter dire di aver vissuto problemi abbastanza comuni; potrei riassumere e spiegare tutto il nostro malessere con questa frase che è la prima cosa che dico quando mi chiedono perché emigrare all’estero “Mi ero stufata di aver paura della posta!”.

Sono una persona perbene che cerca di vivere onestamente e sono arrivata alla conclusione che era assolutamente ingiusto aver l’ansia di poter ricevere delle comunicazioni dalla banca, dall’agenzia delle entrate, dal commercialista, dall’eni, dal comune, dai millemila enti che, se non ti chiedono soldi, ti chiedono comunque pile e pile di documenti che mai e poi mai hanno una chiarezza.

Non è solo un discorso economico, è più un discorso di vivere nell’ansia perenne come tu fossi un criminale quando, invece, ti senti una mer…a anche solo se calpesti una formica e per questo vivi lamentandoti, abbrutendoti e diventando una persona assolutamente grigia. Non me lo merito. Non me lo merito. Non me lo merito. Era diventato il mio mantra. Ne  sono convinta ogni giorno di più.

Una volta consapevole che, oltre a tutta la razza umana, non piacevo più nemmeno più me stessa, allora ho capito che era tempo di cambiare. E per il cambiamento  ognuno trova le sue strade; chi le trova nella religione trovando conforto e forza in un dio, chi nella psicologia trovando un’energia positiva dentro se stessi e nella propria volontà, chi nella natura, chi si scarica con uno sport, una passione, chi comincia ad abbracciare gli alberi o a fare strane meditazioni… e poi c’è chi, come me, probabilmente è più materiale o meno elevato intellettualmente e ha bisogno di cambiare concretamente e tangibilmente la sua routine. Non ho trovato nessuna energia interiore, nessun chakra da aprire, non ho trovato nessun dio da pregare o adorare o anche solo da seguire, non ho ritrovato come godere del vivere leggendo libri di altissima cultura intellettualoide in cui si scrivono cose del tipo: ”Il principio di tutto è l’essenza”  (cit. Karl Popper)

Risposta? Ok, accetto di essere una donna superficiale senza chakra da scoprire, che non può filosofeggiare sulla vita, che si rompe le scatole dopo 2 secondi e mezzo di “finta” meditazione, una donna che non ha particolari energie interiori e non ha la pazienza di aspettarle per induzione dall’universo circostante. Fare le valigie era l’unica risposta che avevo trovato.

Mi sento cambiata? No, sto recuperando quello che già ero e sto scoprendo altro.

Qualcuno mi dice che la mia personalità è cambiata o comunque leggo spesso che emigrare all’estero ti cambia. Io mi sento sempre – esattamente la stessa – solo mi sto scoprendo, mi sto conoscendo e mi sto liberando. Sotto alcuni strati di roba e robaccia ero già così, solo che dopo questa esperienza desidero di più rispetto ad un semplice “accontentarsi della sufficienza”.

Tutto questo molto probabilmente avrei potuto metterlo in pratica anche a casa mia, in Italia, soprattutto i cambiamenti che sono avvenuti nella mia testa e che continuano ad avvenire, ma di fatto li ho scoperti qui per cui in teoria sì ma in pratica NO; avevo quindi bisogno di fare una valigia e prendere un aereo per capire che se la mia vita non mi piaceva avevo la possibilità di scoprire se succedeva qualcosa di diverso. E semplicemente (e non) è accaduto, accade ora… e so che spesso devo cominciare per far accadere qualcosa.

Auguro a tutte un “Buon inizio!” qualsiasi cosa vogliate fare “COMINCIATELA” e poi state a vedere cosa accade…

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15 commenti
  1. Lidia
    Lidia dice:

    É bello leggere queste storie di donne con tanto coraggio che fanno la valigia e vanno incontro ad un nuovo viaggio vorrei farlo anch’io ma non é facile

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    • Arianna
      Arianna dice:

      Grazie Lidia. Non pensare di partire e lasciare tutto sistemato, o di progettare tutto alla perfezione, se è questo che ti spaventa. Informati ovviamente più che puoi sui visti, su come potresti trovare lavoro, casa, tutto ciò che ti potrebbe servire per vivere in un posto nuovo. Ma ad un certo punto raccogli tutte le informazioni e buttati! Lidia coraggio e comincia quello che hai in mente di fare.
      Buona fortuna!

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    • Arianna
      Arianna dice:

      Ci piacciamo tantissimo Mirella. Tu potresti scrivere una serie di libri sulle tue avventure e io ti leggerei molto volentieri. Pensaci!

      Rispondi
  2. Katia
    Katia dice:

    Mi è piaciuto molto leggere la tua esperienza. Ci ho visto un po’ me stessa, una donna che solo ora, di fronte a nuove sfide e con una nuova vita da scrivere, sta conoscendosi appieno e scoprendo una nuova se stessa. Io sono in Germania, di certo non è comodo come poter parlare la propria lingua ma… il cambiamento è una rinascita ed ora, come è successo anche a te, mi piaccio veramente. E da questa consapevolezza si può costruire qualcosa di bello. In bocca al lupo!!

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    • Arianna
      Arianna dice:

      Grazie Katia. “Mi piaccio veramente”…bellissima frase; è qualcosa a cui davvero tutti abbiamo il diritto di aspirare e anche raggiungere e, secondo me, il cambiamento è spesso necessario.
      Crepi il lupo e tanti auguri per tutto anche a te!

      Rispondi
  3. Alba e Maurizio
    Alba e Maurizio dice:

    Conoscendo le tue paure, ansie ed incertezze prima di partire, siamo contenti di leggere oggi queste parole……..parole di una donna che sembrava fragile ed invece ti sei dimostrata forte , soprattutto in questa scelta di vita.

    Rispondi
    • Arianna
      Arianna dice:

      Grazie. Paure, incertezze ed ansie non sono completamente sparite ma ci convivo e le gestisco sicuramente meglio.
      Vi pensiamo e vi aspettiamo!

      Rispondi
  4. Mirca Sorgato
    Mirca Sorgato dice:

    Grazie Arianna! Sei riuscita a tradurre in parole tutto quello che anch’io ho passato e pensato. E’ incredibile, ma sembra la nostra storia, se non per il fatto che io e mio marito abbiamo 50 anni e tre figli adolescenti. Abbiamo lasciato tutto quello che avevamo costruito in Italia e come te siamo venuti in Nuova Zelanda, per ricominciare, per riscoprire chi siamo e che cosa e’ veramente importante per noi. Un abbraccio.

    Rispondi
    • Arianna
      Arianna dice:

      Ciao Mirca. Posso solo immaginare la difficoltà di spostarsi con tre figli adolescenti al seguito,che impresa! Noi eravamo solo in due e organizzare tutto non è stato facilissimo; complimenti!
      Voler scoprire chi si è e ciò che è veramente importante credo che siano due motivazioni che valgono tutte le difficoltà che comporta l’espatrio di una famiglia di 5 persone. Io sono emotivamente meno confusa da quando sono qui e sono più concentrata sul “bello” della vita che sul brutto, magari è la natura della Nuova Zelanda chissà!
      Grazie e un abbraccio a tutti voi.

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  5. Patrizia
    Patrizia dice:

    Adoro leggervi, ogni volta mi perdo nei racconti che fate. Questo, il tuo, mi è piaciuto per l’onestà dell’autocritica.
    Mi chiedo però, come potrei fare io a 51 anni suonati, senza soldi e con qualche debito a prendere una decisione cosi importante. Eppure ci sto pensando sempre piu spesso.
    Per noi di mezza età è piu complicato o sono io che mi pongo limiti?
    Comunque sia, complimeti!

    Rispondi
    • Arianna
      Arianna dice:

      Grazie Patrizia. Quando scrivo è un momento in cui sono senza barriere, da sola, in totale relax ed è un momento in cui ‘devo’ essere onesta altrimenti sarebbe una racconto di fantasia e non avrebbe senso. Mi penso e mi traduco in parole nel modo più semplice e diretto che mi sia possibile.
      Sull’organizzare un’espatrio a livello pratico (economicamente anche) ogni situazione è soggettiva e le variabili sono milioni: io, onestamente, non sarei riuscita a partire completamente al buio e all’avventura ma ti posso assicurare che se hai volontà e inizialmente sei disposta a fare qualsiasi tipo di lavoro potresti pensare di mantenerti lavorando. Non è impossibile. L’età può essere un limite burocratico legato al visto che ti serve per poter stare legalmente in un paese quindi dipende da dove vorresti andare. Credo che sia molto più limitante un problema di salute che una mezza età. Quindi sì potresti avere dei limiti burocratici ma non in tutti i paesi del mondo: qui in Nuova Zelanda mi sembra che si possa ottenere un visto lavoro fino a 55 anni per esempio quindi 31 o 54 anni non cambierebbe nulla.
      Ti auguro di trovare quello che cerchi e come ho scritto “Comincialo!”.

      Rispondi
  6. Laura
    Laura dice:

    Ciao Arianna…ho letto con piacere la tua storia…è bello vederti in quel paradiso terrestre…hai preso la decisione giusta…vedere le tue foto ogni volta mi emoziona, perché sei in un posto che io sogno sin da bambina di visitare..Ti auguro che la vita ti doni la felicità che ti meriti…con affetto Laura ??

    Rispondi

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