Quando l’autostima è basata sul peso corporeo

anorexia

In altri post ho parlato dei disturbi del comportamento alimentare.

L’argomento è di fondamentale importanza e noi come genitori, fratelli, zie, sorelle e nipoti dobbiamo conoscerlo per aiutarci a vicenda. Soprattutto quando siamo all’estero e lontano da cari e famiglia che ci possono dare una mano a capire cosa stia succedendo.

Questa volta iniziamo a guardare un pochino la storia di quando queste malattie sono state riconosciute.

Il primo nome che balza alla mente è quello di Porta, che già a metà del 1500 raccontò la storia di una ragazza che visse due anni senza mangiare. Ecco, diciamo che forse il suo racconto è un pochino drammatico, ma comunque è interessante per chi soffre di disturbi alimentari sapere che anche nel passato c’era chi soffriva di anoressia.

Un secolo dopo un altro medico, Richard Morton, descrisse segni della anoressia nervosa, a quel tempo chiamata “consunzione nervosa”, parlando di amenorrea, stitichezza, estremo dimagrimento e incessante attività fisica.

Se facciamo un balzo avanti ci troviamo a metà del 1800 e in questo caso incontriamo il medico Ernest Charles Lasegue che ci parla di anoressia isterica”, descrivendo una sintomatologia suddivisa in tre momenti: una prima fase di disturbi digestivi e iperattività e una seconda in cui compare il rifiuto di nutrirsi. Per ultimo il deperimento appare sempre più evidente.

Nello stesso periodo, William Gull coniò l’espressione “anoressia nervosa” che si sostituì a quella precedente avendo scoperto che si manifestava anche negli uomini.

Qui abbiamo visto un modificarsi della terminologia da consunzione isterica a anoressia isterica a anoressia nervosa e la descrizione del fenomeno che data il 1549, da parte di un medico italiano. La storia del cambiamento di significato del termine non si ferma con Gull ma va avanti con Henri Richard che parlò di anoressia mentale, sottolineando come non fosse un problema gastrico ma più connesso con la sfera mentale.

Gerarld Russell, un medico britannico, introdusse nel 1979 l’espressione “bulimia nervosa” per descrivere una situazione caratterizzata da ricorrenti abbuffate seguite da condotte o manovre compensatorie, fra le quali anche il vomito autoindotto. Russell considerava la bulimia nervosa come una delle forme più gravi e croniche di anoressia nervosa; altri studi, in seguito, mostrarono come la bulimia si può presentare anche da sola senza essere preceduta dalla anoressia

In realtà, la storia ci aiuta a capire solamente che l’anoressia nervosa era conosciuta già a metà del ‘550 mentre della bulimia nervosa se ne è incominciato a parlare da poco a paragone.

Ci sono anche altri disturbi alimentari ma qui ci concentriamo sull’anoressia e sulla bulimia, perché sono donna e so che parlo a un gruppo di donne.

Infatti anoressia e bulimia colpiscono soprattutto le donne, che rappresentano il 90-95% dei casi e l’esordio è fra i 10 e i 30 anni.

Quindi ci sono forme prepuberali e tardive, successive alla menopausa, magari associate a disturbi depressive. Vi e’ anche una percentuale maschile che pare sia in aumento. Va inoltre detto che vi sono anche i disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati, di cui però non parleremo ora.

Forse come mamme, sorelle, zie ed amiche dobbiamo stare sempre più attente perché il disturbo pare apparire sempre di più nelle giovanissime, cioè in età prepuberale.

Se si guarda ai criteri diagnostici spesso utilizzati dagli psichiatri troviamo quattro fattori che servono a diagnosticare l’anoressia nervosa:

  1. 1.Il rifiuto di mantenere il peso forma, non si vuole né andare al di sopra né lo stare nel giusto, detto in soldoni.
  2. 2.La pura, forte e intensa paura di diventare grasse, di mettere su ciccia e questa paura si ha anche quando si è sottopeso;
  3. 3. Il modo stesso in cui viviamo il peso. La persona vive il pesa in un modo tutto particolare, dandogli un’importanza esagerata. Sono proprio la forma del corpo e il peso che ci danno autostima quando sono come le vogliamo noi. Quindi l’autostima è basata sul peso corporeo.

Ultimo punto: nelle donne si ferma il ciclo per almeno tre mesi consecutivi. L’anoressia nervosa è di due tipi, con restrizioni e con abbuffate e le successive condotte di eliminazione.

Anche la bulimia nervosa presenta abbuffate. Si parla di ricorrenti abbuffate che sono caratterizzata appunto dal mangiare molto, per esempio nell’arco di due ore molto più di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo. Forse la caratteristica più importante è quella di perdere il controllo. Si ha la sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o di non scegliere quasi non sapere quello che si sta mangiando.

Alle ricorrente abbuffate seguono le ricorrenti condotte compensatorie, che servono a prevenire l’aumento di peso. Fra le condotte compensatorie annoveriamo il vomito, l’abuso di lassativi e diuretici, il digiuno o l’eccessivo esercizio fisico.

Anche la bulimia si suddivide con condotte di eliminazione e senza condotte di eliminazione, ma quello che va specificato che i livelli di autostima sono colpiti da tutto questo comportamento.

La bulimia e l’anoressia non sono così rigide come descritte, questa è una categorizzazione che serve ai dottori e anche a noi per capirci qualcosa nel marasma delle informazioni che sentiamo. Infatti gli psichiatri stessi fra le categorie hanno aggiunto anche I disturbi dell’alimentazione non specificati. Nel caso dell’anoressia nervosa per esempio abbiamo ancora il ciclo mestruale o il peso è nei limiti della norma. Nel caso nella bulimia si hanno tutti i criteri prima elencati ma le condotte eliminatorie sono meno frequenti di due episodi a settimana per tre mesi oppure un soggetto di peso normale si dedica a condotte eliminatorie dopo l’ingerimento di piccole quantità di cibo..

Vi è anche il caso di un disturbo dell’alimentazione incontrollata: vediamo il verificarsi di ricorrenti abbuffate in assenza di regolari condotte compensatorie.

Questo post in realtà è “dry”, come si dice in inglese, ma lo è veramente? Nel senso che è molto descrittivo, ma io credo che di certo argomenti ne vada parlato in modo chiaro, per conoscerci meglio e perché’ non siano più un tabù. Soprattutto di problemi che riguardano le donne. Allora se rientrate in uno di questi casi o conoscete qualcuno che rientra in uno di questi casi è importante contattare un medico o uno psicologo. Sono malattie con cui non ci si scherza e vanno curate. Possono portare a danni fisici rilevanti.

E anche in questo caso finisco il mio post con un abbraccio.

Un abbraccio a voi tutte donne!

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