Quattro giri di spago      expat-italiana-olanda

C’è una certa poesia a ripensare a questi ultimi quattro anni, passati in Olanda.

La cosa che mi ha sempre stupito è che a tutti è sempre sembrato molto di più.

Vuoi perché quando sei lontano il tempo perde di significato, vuoi perché mi sono immersa nella cultura locale fin da subito, chi mi conosce ha dimenticato o non ha mai capito che il tempo era relativamente poco.

Ricordo ancora le reazioni ai primi articoli – “vedrai che questo entusiasmo ti passerà”, dicevano. “Vedrai che i difetti cominceranno a venire a galla”. “Vedrai che tutto diventerà normale”.paola-olanda

Tutto diventerà normale.

Gli autobus puntuali, i treni che non fanno sciopero ma, semplicemente, non camminano, i negozi in serie, le città dei Sims, gli stampini con cui l’istituzionale Re e il vero capo autorizzano la riproduzione della società.

Una società basata sull’imprenditoria, che vende i vizi ai turisti come Parigi vende la Gioconda, dove l’acqua entra ed esce da tutte le parti e i tubi di sgorgo contorti si inceppano ma nessuno lo nota.

No, questo non è cambiato. Questo lo vedevo il primo giorno, e lo vedo anche al giorno 1460.

Ma la poesia c’è ugualmente.

C’è nel sedersi alla finestra e osservare la gente che viene e che va: gli olandesi impratichiti dall’esperienza, gli stranieri che in bici se la fanno sotto.

C’è nel vedere le ombre delle ruote che sfrecciano accanto a te.

C’è, nel lasciare le parole libere di fluttuare di fronte ai tuoi occhi e realizzare che il tempo è quasi esaurito, l’ora scocca e il sole sta per sorgere da un’altra parte.

Ho scritto questo, recentemente, sul mio blog.

Un pezzo che richiede un chiarimento, che uscirà a breve, per quanti credano che seguire il cuore sia solo e sempre una questione di amore.

La verità è che il cuore è tutto un insieme vasto di esperienze, sapori e sensazioni, che hanno a che vedere con tutto il tuo essere, e l’amore è solo una parte di esse.

Tutto questo è il mio personale insegnamento dalla mia, di vita, perché ognuno ha il suo, dall’esperienza in Olanda, e dai quattro anni tondi che mi hanno vista qui.

Tanto per dire, in questi ultimi 365 giorni sono cambiata ancora.

Ho viaggiato in tre altre nazioni.

Mi sono depurata e sono finalmente riuscita ad essere costante nello sport.

Ho ampliato la mia scelta musicale, inserendo generi che non avevo mai considerato.

Sono diventata più vegetariana che carnivora, e qui probabilmente perderò molti amici con cui ho condiviso barbeque per anni; ho arricchito il mio menù.

Ho distrutto pregiudizi, i miei e in alcuni casi anche quelli degli altri (ma poi ognuno fa e pensa quello che crede).

Ho avuto una bella storia, che è anche finita.

Ho scritto di meno, ho disegnato di più.

tatuaggio-braccio

Ho lavorato fino a consumarmi.

Ho abbattuto i limiti e nonostante tutto ho capito che ne ho ancora, e ancora ho avuto e ogni tanto ho paura di superarli.

Ho volutamente fatto un profondo, profondissimo viaggio in me stessa, aiutata da trainers, coaches, psicologi, ribaltando il mio essere e scardinandolo nelle sue piaghe più nascoste.

Ho combattuto con il dolore fisico, mentale ed emotivo, mi sono straziata e mi sono rialzata.

Ho avuto paura di perdere il mio corpo e lo ho elevato.

Ho avuto l’eccezionale dono del tempo, che mi ha permesso di sedermi a pensare, riflettere su chi sono, cosa voglio e cos’è il significato della vita per me.

Sono tornata a fare conoscenza con la parte spirituale che avevo perduto per strada una vita fa, e ho ritrovato me stessa nelle parole e nella vita di qualcun altro, capendo tutto d’un fiato cosa stavo lasciando andare senza lottare.

Il primo passo per la felicità è uscire dalla comfort zone.

E per quanto la mia vita non sia mai stata fatta di un piano A, è pur sempre stata costellata di piani B, e non posso continuare a negarli.

Devo molto a quest’anno intimista, al sapore di Grolsch e formaggio; a questo lockdown, a questo risveglio mondiale. A queste distanze, che mi hanno scosso dal mio torpore.

Devo molto allo spago con cui ho legato tutto in questi quattro anni, che ha tenuto insieme i pezzi, ma ora finalmente vedo il puzzle finale.

Lo sfilo;

lo lancio nel vuoto, rigorosamente davanti a me;

lo lascio cadere.

Riparto da qui.

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