Quattro mesi in Etiopia

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Le giornate qua ad Addis passano rapide e ogni giorno mi capita di vedere qualcosa di strano e  di nuovo.

Continuo a fare fatica ad abituarmi o ad accettare molte cose.

Sono passati quattro mesi dal mio arrivo e piano piano vivo le cose diversamente rispetto a prima.

Vi ricordate il mio blocco riguardo all’andare in giro da sola a piedi?

Un mese fa mi sono fatta coraggio e sono andata a Bole per una passeggiata di 4 ore, il mio quartiere preferito di notte, pieno di discoteche, locali, bar, hotel di lusso, maxi schermi stile Times Square e luci scintillanti. Tralascio il dettaglio dei mendicanti 24/7 per non rovinarvi il quadretto.

Mi sono fatta un giro di giorno, tra i centri commerciali su quelle strade che sotto al sole sembrano così diverse da come le conosco io.

Ho camminato fino a un punto in cui non sapevo come attraversare la strada senza strisce, senza semafori, con un traffico pazzesco. Non sapevo nemmeno da che parte stessi andando. Cos¡, ho dichiarato conclusa l’esperienza e ho chiamato un taxi per tornare a casa.

alfabeto amarico

Alfabeto amarico

Bole mi è stata descritta come “il posto in cui ti derubano meglio”.

Nonostante questo, ho sfidato la sorte e ho camminato per quattro ore da sola, col telefono in mano, nel mio quartiere preferito.

Ho fatto una cosa normale, finalmente. Camminare per la strada da sola, senza paura (kind of), dopo ben 3 mesi di bubble. Camminavo fiera, guardando le vetrine, e, strano ma vero, non ho subito episodi di herassment. Oh, non mi ha cagato nessunooooo! Già che c’ero ho fatto un’altra cosa normale che non facevo da mesi, ossia entrare da sola in un ristorante e sedermi a mangiare da sola. Piccoli traguardi.

Nel frattempo mi sono iscritta a un corso di amarico, la lingua locale.

Sembro una bambina, a volte dico parole a caso, le poche che so. Quando la gente parla mi immagino di capire il discorso, ma in realtà capto qualche parola e qualche numero, ma sono lontanissima dal senso della discussione. Quando ho imparato la frase “tinnish amarigna icilallo” (parlo un po’ di amarico), ho iniziato a usarla per fare il minimo di conversazione che potevo permettermi.

Il risultato è stato che la gente si metteva a parlare a raffica e così ho smesso, onde evitare ulteriori situazioni imbarazzanti. Meglio continuare a osservare un religioso silenzio, quando non è possibile comunicare in inglese. Vorrei sottolineare che l’alfabeto amarico e’ composto da 260 caratteri, e di solito chi viene a vivere qua impara a parlare (pochi!), ma non a leggere e scrivere.

Ancora al ristorante non siamo operativi, ma mi sono già potuta confrontare col mondo delle materie prime e col mondo dei candidati per le posizioni lavorative aperte.

Ines Etiopia

Ines Etiopia

L’Etiopia purtroppo non offre grande varietà e qualità parlando di materie prime e nel campo della pasticceria è  un problema.

Avere un latte che non ha la giusta quantità di grassi, una panna che non monta, la farina senza etichetta, i latticini tutti acidi ad esempio, è un problema.

La frutta locale è buona, ma non c’è molta varietà. Diciamo che trovi sempre ananas, mango, papaya, banane e fragole, gli altri frutti locali ci sono a volte si e a volte no. I frutti rossi non esistono, che in pasticceria sono la punta di diamante delle decorazioni. Qua ci sono delle prugne piccoline, che sembrano ciliegie sia per la grandezza che per il nocciolo, ma purtroppo ci sono solo un paio di mesi all’anno. Con gli agrumi anche siamo messi male, molto male.

Ma veniamo al punto più dolente, quello della ricerca del personale.

Meriterebbe un pezzo a parte, ma cercherò di essere breve. “In un paese da 110mila persone, uno dei paesi più poveri al mondo, con tutta la gente che c’è per strada a mendicare, o che vive in condizioni precarie, la gente farà la fila per ottenere un lavoro”, direte voi.

Macchè… Ho messo degli annunci in inglese sui social, richiesto inglese ed esperienza minima di un anno.

Ricevo  candidature di meccanici per il posto di pizzaiolo, di muratori per il posto di cuoco, di infermieri per il posto di pasticcere.

Poi non ti mandano il curriculum, ti mandano le pagelle della scuola.

Oppure dei fogli in amarico che ovviamente non so cosa siano. Oppure la lettera di presentazione standard da mandare a tutti quanti con scritto “Spettabile azienda…………………………….. mi candido per la posizione ………………………………..”, insomma perdili quei 30 secondi della tua vita, per inserire nome azienda e posizione che ti interessa!

Ma sorvoliamo questi dettagli, andiamo oltre. Ho passato alla segretaria una lista di circa 300 candidature, molti erano doppioni perché la stessa persona si candidava per posizioni diverse, ma lo stesso non siamo riusciti a trovare il nostro dream team. Non siamo neanche riusciti a prendere gli appuntamenti perchè molte persone hanno scritto il numero di telefono sbagliato, altre non rispondono, non richiamano.

La cosa peggiore è quando prendi appuntamento e poi non si presentano! Abbiamo avuto più di una giornata da 10 appuntamenti e nessuno che si fosse presentato al colloquio!

Poi, esci dall’ufficio e vedi tutta quella gente per strada a mendicare e ti viene la voglia di dirgli se vogliono venire loro a lavorare. Tanto a un meccanico o a un mendicante, devo spiegargli lo stesso come si fanno le pizze.

2 commenti
  1. Carmela
    Carmela dice:

    Ho letto la tua esperienza perchè volevo vedere quanto fosse cambiata Addis. Io ci ho vissuto tre anni più di dieci anni fa. Non si aveva paura di Bole si andava liberamente.

    Rispondi

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