Quello che i miei amici francesi pensano di mestreet-art-portone-blu

Non vedo i miei amici da tanti, troppi mesi.

Al momento, la mia policy è questa: evita il contatto umano se vuoi salvarti la pelle. E devo dire che non riscontro troppi problemi nel rispettarla. Mi rifarò poi. Oggi però si fa sentire un po’ di nostalgia, e ho deciso di passare brevemente in rassegna quali sono, almeno per me, le principali fonti di incomprensione tra me e i miei amici francesi.

  • L’uso dei messaggi vocali su WhatsApp

Non ho mai avuto il piacere di ascoltare un messaggio vocale di un amico francese. È forse mal visto? Poiché non mi è ancora chiaro quale significato atavico attribuiscano i francesi ai messaggi vocali, spesso mi ritrovo a parlar loro per una buona decina di minuti. Di solito poi, attendo speranzosa una replica sonora che non arriverà mai.

Sospetto però che loro utilizzino le mie registrazioni come fonti di intrattenimento. Amica-italiana-invia-messaggio-vocale-con-accento-simpatico-per-raccontarmi-le-ultime-novità. Chissà se ascoltino con solerzia il mio point presse, o se non si limitino piuttosto a riprodurlo a mo’ di pièce teatrale.

  • La moda

I miei amici francesi sono convinti che io sia una persona estremamente alla moda.

La mia amica Patricia, un giorno mi disse che possedevo “classe ed eleganza innata, tipica delle attrici italiane”. Non so di quali attrici italiane stesse parlando, ma la sua affermazione mi lasciò piuttosto perplessa.

Qualche tempo dopo, un’ulteriore conferma, stavolta da un amico: “voi italiane indossate i tacchi, vi truccate e imbellettate anche per andare a fare la spesa”. Sarà vero? Io, per andare a fare la spesa, scruto rapidamente i cassetti del mio armadio-quasi-vuoto, afferro un paio di pantaloni comodi, e lavo i denti. Finisce qui.

  • La politesse

Anche tra amici, è molto comune utilizzare le formule che tendenzialmente regolano la maggior parte degli scambi comunicativi. “Bonjour Amalia, bla bla bla. À bientôt, Armelle”. Io, che di solito vado dritta al sodo, resto spesso spiazzata. Nonostante abbia appreso tutte le smancerie e formalità tipiche dello scambio amichevole in territorio francese, continuo a preferire l’immediatezza del mio “Sì, che stai a fa’?”.

Tuttavia, la politesse ha permeato talmente tanto i miei codici espressivi, che non riesco a farne a meno.

A riprova di ciò: rientro a Roma, mi reco dal panettiere, esordisco con un altisonante “Buongiorno Signora, potrebbe per cortesia darmi quella pagnotta? La ringrazio molto”. Reazione scomposta della panettiera: “No, te prego, non me chiama’ signora, me fai senti’ vecchia”. In quel preciso istante, ho avuto un’epifania (piuttosto scontata, a dire il vero). La Francia è Francia, e l’Italia è Italia.

  • Il tiramisù e più in generale il ricettario italiano

La convinzione ben radicata è quella che, poiché italiana, io debba automaticamente passare il mio tempo libero a preparare lasagne, cannelloni, pizza. Non è così. Devo riconoscere che, anni fa, questa fu una scoperta terribile per la mia coinquilina bordolese.

Anche i miei ex colleghi accettarono con rassegnazione la mia incapacità culinaria. In due diverse occasioni, però, decisi di metterli alla prova.

Nel primo caso, feci preparare una torta mele e cannella da una pasticciera, spacciandola per mia. Nel corso della degustazione, mi chiesero con fare malizioso la ricetta, credo avessero fiutato l’inganno. Nel secondo caso, piuttosto epico devo dire, feci preparare un tiramisù da una épicerie italiana per una decina di colleghi, accordandomi per una consegna di soppiatto in ufficio. I miei nervi però non ressero, il tutto era decisamente poco credibile: il tiramisù era talmente gustoso che fui costretta a confessare immediatamente.

Discreti e garbati, amanti della sobrietà e forse con qualche preconcetto. Nonostante tutto, i miei amici francesi mi mancano.

12 commenti
  1. Chiara - Parigi
    Chiara - Parigi dice:

    Ma lo sai che da quando sono qui dico molto più spesso “per favore”? In tutte le lingue! Che sia cortesia vera o di facciata, poco mi importa. Me piace! 🙂 Quanto alla cucina, per fortuna ho imparato a cucinare bene e i colleghi si spazzolano con gusto tutte le torte che faccio. Un bacio 😘

    Chiara – Parigi

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    • Amalia
      Amalia dice:

      Vero? La politesse non è poi così male. Vaglielo a spiegare ai romani, però – e con ciò non voglio affatto dire che siano maleducati! 😀

      Brava, le tue doti culinarie le avevo già intraviste…
      :*

      Bisous

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  2. Guya
    Guya dice:

    Verissimo e anche a me capitava la stessa cosa quando tornavo in Italia e ancor più ora con l’inglese.
    Confesso che mi piace e la uso volentieri…

    Rispondi
  3. Elisabetta Cork
    Elisabetta Cork dice:

    Ahaha, mi sa che certi stereotipi ce li portiamo dietro ovunque (pure io considerata elegante, quando la mia massima aspirazione è passare in leggings quante più ore possibili 😛 ). Però per i messaggi vocali sto con i francesi: non li mando e non mi piace riceverli! Per fortuna i miei amici sembrano esserne immuni! Concordo tanto sulla politesse, che c’è anche qui in Irlanda. Sia a parole che a gesti, mi sono fatta influenzare facilmente e serenamente 🙂

    Rispondi
    • Amalia
      Amalia dice:

      Elisabetta, lo vedi? Se mi fossi trasferita in Irlanda, non avrei dovuto faticar molto per adattarmi. Forse al clima, quello sì.

      Sui messaggi vocali, hai ragione, può esser fastidioso. Ho varie amiche però che li apprezzano molto per la “compagnia”. Forse è così anche per me. 🙂

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  4. Stela Klein
    Stela Klein dice:

    I tuoi articoli sono molto belli, Amalia ! Per me è un vero piacere di leggerti. In questo testo non hai parlato dei baci. Per me è questo il più diverso : tanti baci che le personne se danno quando arrivano e quando escono da un posto. Adesso con il covid devono essere persi ! 🙂

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    • Amalia
      Amalia dice:

      Cara Stela,
      Il piacere è mio, son felice di “vederti” qui!
      🙂

      Eh, sai, questa faccenda dei baci… a Roma a me capitava comunque, di dare baci sulle guance a destra e a manca. 😀

      Ricordo anche che con i miei ex colleghi non c’era questa usanza, qui all’Università… che dire? Tutte le eccezioni capitano a me?

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  5. Silvia
    Silvia dice:

    Alla politesse ho cominciato a rotolare perché ho notato lo stesso effetto su di me😅. Sono iper cortese quando entro nei negozi e soprattutto è un continuo “grazie, grazie mille”. Mon dieu, che ridere !! 🤗

    Silvietta

    Rispondi

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