Regno Unito: una festa in giardino

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Il mese scorso ci siamo trasferiti in una nuova casa.

E’ successo tutto piuttosto in fretta e altrettanto in fretta si sono avvicendate in noi le emozioni: dallo sgomento iniziale, quando il padrone di casa ci ha detto che ce ne dovevamo andare, all’ansia della ricerca, al sollievo quando finalmente abbiamo messo piede nella nostra nuova dimora.

 

Per celebrare questo importante traguardo abbiamo deciso di organizzare una festa in giardino!

La nostra rete sociale inglese non è ancora molto estesa, e inizialmente pensavamo di invitare solo un paio di amici. Ma poi, dato il bel tempo e la ricorrenza del Bank Holiday (un giorno di festa nazionale britannica) abbiamo deciso di spingerci al di fuori della nostra comfort zone. Io mi sono messa al computer a preparare gli inviti mentre mio marito e mio figlio si sono occupati di consegnarli porta a porta ad ogni casa del vicinato. A dirla tutta non sapevamo esattamente che cosa aspettarci. Non avevamo mai organizzato niente di simile e non avevamo idea di quale reazione avremmo potuto suscitare negli invitati: curiosità o perplessità? Interesse o disapprovazione?

La mattina della festa, tutto era pronto. Cibo in quantità per un numero indefinito di persone, vino, musica e i nostri sorrisi più smaglianti.

Ben presto iniziano ad arrivare i primi biglietti. Dovete sapere che i Britannici hanno una vera passione per le card, ovvero i biglietti illustrati: biglietti di auguri, di ringraziamento, di scuse e chi più ne ha più ne metta! Nel nostro caso, si trattava di cortesi ringraziamenti seguiti dalle ragioni per cui i mittenti non sarebbero potuti essere presenti alla festa. Beh, che cosa ci aspettavamo…

Più tardi altri vicini vengono personalmente a presentarsi e a scusarsi per la loro assenza alla festa. Arrivano altri biglietti, bottiglie di vino e persino alcune piante di zucchine e pomodori, regalo assai apprezzato dalla sottoscritta.

Io e mio marito siamo ormai certi che la festa non sarà un successo, ma siamo comunque soddisfatti di aver potuto almeno scambiare due chiacchiere con alcuni degli abitanti nel nostro nuovo quartiere.

E poi succede l’inaspettato.

Allo scoccare dell’ora stabilita i primi invitati fanno timidamente capolino attraverso il cancello del giardino. A questi ne seguono altri, poi altri e poi altri ancora, tutti incuriositi e sorridenti.

In pochi minuti il nostro giardino prende vita, tra bambini che si rincorrono e adulti di ogni genere e età. Noi saltelliamo tra una famiglia e l’altra. Ognuno ha così tanto da raccontarci che il tempo sembra non bastare mai. Gli invitati sono tutti così diversi eppure si respira una perfetta sintonia e voglia di stare insieme.

Frank mi confessa di aver vissuto per nove anni nel quartiere senza aver mai scambiato una parola con i vicini, Mary non fa che ripetere quanto sia bello essersi trovati tutti assieme, la signora Anne e il marito David, entrambi piuttosto anziani, continuano a ringraziarci di avergli offerto la possibilità di trascorrere una giornata speciale.  

E’ stato un giorno davvero speciale anche per noi.

Ci ha fatti sentire parte di una comunità, ci ha permesso di creare una relazione con persone che fino ad un momento prima erano dei perfetti estranei mentre ora ci sorridono e ci salutano ogni volta che le incontriamo per strada.

Siamo expat, abbiamo rinunciato a vivere nel Paese in cui siamo nati, nel luogo in cui la nostra rete sociale si era sviluppata gradualmente sin dalla nostra nascita. Qui siamo come piantine da poco messe a dimora, le nostre radici sono fragili, ancora non si sono allontanate di molto dal fusto. Abbiamo scelto di staccarci da tutto e ricominciare, consapevoli di poter imparare così tanto da questa esperienza. E’ una grande fatica, ma ne vale la pena.

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