La ricchezza della viaggiatrice
Ho dormito così tanto che non saprei dire che ore sono, tantomeno in quale luogo mi stia svegliando.
Mi giro sul fianco destro, ho ancora gli occhi chiusi. Un raggio di sole caldo come un bacio che conosco fa affiorare nella mia mente ancora addormentata quel blu e turchese, i sorrisi splendenti di una spiaggia indonesiana, credo fosse Bali. La ricordo e rivivo, sento la sabbia sotto i piedi, sento il rumore delle onde che si infrangono nelle mie orecchie come fossero conchiglie dorate. I colori della barriera corallina, le tartarughe marine, le serate sull’oceano quieto. Serro le palpebre per trattenere tutto ancora qualche istante.

Terima Kasih.

Faccio per alzarmi e le immagini sfumano, per poi prendere i contorni degli oggetti di casa mia. È un mattino fresco, vado in bagno e apro l’acqua della doccia. Mentre aspetto che si scaldi, il rumore delle gocce mi fa volare a Kyoto, in un pomeriggio piovoso nella foresta di bambù di Arashimaya. Camminavo col naso all’insù, immersa nel verde vivido degli altissimi trochi che si congiungevano a farmi da cielo, il viso coperto di gocce di pioggia. Ricordo come, ormai bagnata fradicia, mi rifiugiai in una casa da tè con le pareti di carta e legno chiaro, per scaldarmi con una tazza di matcha contenente serenità.

Arigato gozaimasu.

Ora invece preparo la mia moka italiana, aspetto in silenzio il suono del caffè che esce, guardo fuori dalla finestra. Il vapore mi offusca la vista e mi catapulta nelle viuzze strette di Temple Street a Hong Kong, nel mercato notturno dove ogni sera si impilano file e file di cestini colmi di ravioli fumanti. Li ne ho mangiati di buonissimi, avvolta dal frastuono ordinato e dall’aria umida della Cina meridionale.

Dòjeh.

C’è davvero un’atmosfera frizzantina stamattina. Nel mio quartiere tutti si stanno svegliando, posso ascoltare i rumori della routine assonnata dalla finestra aperta. E’ quasi estate. Guardo fuori ancora un po’, il tran tran quotidiano si mescola all’aria fresca e all’odore del caffe’. Penso a Queen Victoria Market a Melbourne, dove macinano il caffe’ fresco tutte le mattine e gli australiani chiacchierano allegri. Intanto osservavo tutto seduta a un tavolino sotto il portico vittoriano mangiando un bagel. Cercavo sulla mia Lonely Planet il numero del tram per andare a Saint Kilda beach a vedere i pinguini blu.

Y’a right mate, cheers.

Sono le otto e sarà meglio che esca o farò tardi, la borsa di cuoio già pronta. L’ho comprata di fretta ad Ho Chi Minh City per riportare a casa l’eccesso di souvenirs presi nei negozietti vicino al villaggio di pescatori di Muine e qualche conchiglia colorata per me. C’erano delle signore con larghi cappelli fatti di listarelle di bambu’ che vendevano vestiti di cotone leggero e qualche banana verde, un banchetto che preparava cibo da strada vietnamita. Motorini ovunque, le strade permeate odore di benzina e strombazzare di clacson.

Cám ơn rất nhiều.

Sulla porta incrocio la Signora Liu, che mi aiuta a tenere in ordine la casa e si occupa della mia gatta quando viaggio, la mia Ayi o “zia” in cinese. Ha una cinquantina d’anni, è minuta e ha gli occhi che sorridono. Nel vedermi intona la tipica frase comunista “onore per il tuo duro lavoro”. Esco, respiro forte e mi incammino verso l’ufficio.

Sono le otto e un quarto del mattino e ho già viaggiato in cinque paesi diversi, nelle mie sensazioni e memorie. Posti che ho sognato di visitare, vissuto e ora non posso che ricordare di tanto in tanto con nostalgia e pensieri felici.
Pensieri di luce per i fiumi lungo i quali ho camminato, per i sentieri percorsi sotto la volta stellata, per le città che mi hanno abbracciato e le foreste secolari che mi hanno insegnato a guardare sempre al cielo con i piedi ben piantati a terra.
Continuerò a inseguire il sole dietro le colline e ad augurarmi che la strada si apra sempre di fronte a me, enormemente grata per questi occhi curiosi e per questi piedi mai stanchi, benedetta da un cuore che non ha confini.

Sono ricchissima.

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