Ricomincio da meorologio-piano-b

A settembre cambio lavoro.

Ricomincio.

Cosa?

Tutto.

Quando sono arrivata a Parigi non avevo idea di cosa volessi fare.

Non che non ci avessi pensato, ma non avevo trovato una cosa che mi facesse sentire al mio posto. Nella speranza di trovarlo e spinta dalla più forte delle mie passioni, mi sono iscritta all’università, sempre a filosofia.

Il mio entusiasmo è presto scemato: l’università è stata un’esperienza deludente, sia da un punto di vista scolastico che personale.

Mesi torturati hanno seguito la fine dell’anno accademico e l’inizio del seguente.

Poi, la decisione: cambiare.

Mi sono iscritta ad un’altra università, abbandonato la filosofia, per fare un anno di studi professionalizzanti.

Onestamente, al momento dell’iscrizione, non avevo neanche capito in cosa mi stessi imbarcando. Pensavo avesse un rapporto con l’edizione, invece no! Era un master con un concentrato di materie legate alla comunicazione, territorio sconosciuto per una appassionata di Kant e di Nietzsche. Così l’anno accademico è passato più a cercare di capire cosa stessi facendo, che a fare.

Ad aprile lo stage, obbligatorio, in un’azienda.

Qui ancora, una serie di circostanze fortuite, mi hanno portata ad essere assunta in un’agenzia di comunicazione digitale.

Fino a due mesi prima ignoravo l’esistenza di questo tipo di agenzie, figurarsi se sapevo cosa facessero. Tuttavia, i clienti di quella agenzia (tante associazioni e ONG) avevano acceso la mia curiosità e mi avevano spinto a candidarmi; “pif paf puf*” la cosa era fatta.

Ora, a distanza di 5 anni, riconosco la mano invisibile: non del capitalismo, ma del destino.

Il luogo che cercavo, l’avevo trovato. Senza rendermene conto, fra mille difficoltà e navigando di sorpresa in sorpresa, avevo trovato il mio posto.

Ho imparato un mestiere. Cosa già sorprendente se si pensa che ai filosofi viene costantemente detto “ma a che serve studiare filosofia?”, “che lavoro pensi di fare dopo?”. Io ho avuto la fortuna di incontrare un Direttore Generale sui generis: gli importa poco del curriculum, lui vede il potenziale delle persone e, come ripete spesso, preferisce “le teste ben fatte alle teste belle piene**”.

Non solo ho imparato un mestiere, ma ho imparato un mestiere ricercato, per il quale la domanda è molto alta. E chi l’avrebbe mai pensato che un’ex-filosofa italiana potesse avere un valore così alto nel mercato francese!

E, cosa ancor più importante del mestiere, questo lavoro mi ha fatto sentire integrata.

Dopo due anni di sballottolamenti e scarse amicizie, ho trovato delle persone che mi hanno accolta e accettata come sono. L’accoglienza e l’accettazione si sono trasformate, poco a poco, in relazioni forti e stabili; in amicizie di vario tipo fatte di crisi di risate, di disaccordi appassionati, di serate in terrasse*** in cui si rifa il mondo e di pranzi, sempre, rigorosamante insieme.

Ho avuto colleghi-amici che mi hanno fatto conoscere la cultura francese, che mi hanno invogliata e aiutata a fare la domanda di cittadinanza. Che hanno condiviso con me le loro storie, le loro paure, le loro gioie.

Colleghi-amici che mi hanno fatto conoscere lati di me che ancora non erano venuti fuori.

Grazie a loro, a questa bella esperienza, mi sento più forte e più determinata. Ma come ogni cosa, per quanto bella essa sia, anche quest’avventura volge al termine.

Il mio mestiere non mi basta più. Conscia, ora, delle mie forze e delle mie debolezze, ho bisogno di spingermi oltre.

La decisione è presa: devo cambiare.

E, come per ogni cambiamento, devo rinunciare.

Ma non scordare.

@Collègues : comme je sais que parfois vous lisez ce que j’écris et que Google Trad fait des traduction dégueu, si jamais vous êtes arrivés jusqu’ici et que vous n’avez rien compris, retenez juste une chose: Merci !

*Espressione francese
** Citazione di Montaigne
*** Letteralmente: terrazza. Tipico dei bar francesi che hanno uno spazio esterno (molto spesso, il marciapiede)
****@Colleghi: visto che so che a volte leggete quello che scrivo e che Google Trad fa delle pessime traduzioni, se siete arrivati fino a qui ma che non avete capito niente, ricordate solo una cosa: Grazie!

2 commenti
  1. Silvia
    Silvia dice:

    Ciao Serena,
    Non sai quanto ti capisco, soprattutto quando parli di anno accademico deludente e mesi torturati!! Esco da 9 mesi di università che definire incubo è usare un eufemismo… Ma per fortuna si sono conclusi positivamente. Il mio terrore è per l’anno che inizierà a settembre, in un’altra città e in un altro corso. Ho paura, davvero tanta.
    Sai, mi dai speranza quando scrivi che sei riuscita a integrarti… Non ho intenzioni di stabilirmi in Francia, il mio lavoro è per sua natura internazionale, ma comunque sarebbe già un grande risultato riuscire a integrarmi nella mia nuova vita a Lille.

    Un abbraccio grande e spero di conoscerti presto 🙂
    Silvia, ex Aix en Pce.

    Rispondi
    • Serena Parigi
      Serena Parigi dice:

      Ciao Silvia, ricordo che hai avuto anche tu qualche difficoltà con l’università. Ti auguro il meglio per il tuo nuovo inizio a Lille e, se capiti a Parigi, batti un colpo!

      Un forte abbraccio!
      Serena

      Rispondi

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