Salto ancora: dal Belize allo Yucatán!

mare beliziano - Sarteneja

Ci eravamo lasciati qualche tempo fa con l’articolo che parlava dell’altra faccia del Belize, e di tutti i lati negativi che aveva. In questi mesi però sono successe molte cose positive.

Il primo avvenimento importante è stato quello di aver incontrato la mia famiglia a New York.

Hanno raggiunto me ed il mio fidanzato nella Grande Mela e lì abbiamo trascorso dei momenti indimenticabili, pieni di amore e di vita.

Dopo dieci mesi in Centro America, dove non c’erano grattacieli, metro e servizi di trasporto veloci ma, più di ogni altra cosa, il “caos”, rivedere la mia famiglia con baci e  abbracci è stato il regalo più bello che io potessi ricevere.

Un altro avvenimento positivo è stato il festeggiare le feste natalizie, per la prima volta, dall’altra parte del mondo.

Anche se la mancanza di casa si faceva sentire, l’aver assaporato l’autenticità dei prodotti tipici beliziani e l’aria di festa delle famiglie del posto ci ha fatto stare bene. I nostri vicini di casa ci hanno accolto a braccia aperte nella loro famiglia, ci siamo sentiti integrati per la prima volta, anche se questo paese non l’abbiamo mai sentito nostro al 100%.

Volontariato a scuola

Ho avuto poi la fortuna di partecipare ad un‘attività di volontariato in una scuola di Sarteneja, il primo paese dove siamo espatriati appena lasciato l’Italia.

Quest’esperienza mi ha fatto capire quanto mi sia mancato il contatto con i bambini (sono una maestra d’asilo nido con molti anni di babysitter alle spalle) per tutto questo tempo. Ho visto molta disorganizzazione e scarso igiene (si pensi che i bagni erano in mezzo al cortile, lontani dalle classi), le pulizie delle classi venivano fatte ogni pomeriggio dalle maestre.

Ho notato un divario tra bambini ricchi, poco integrati perché magari parlano solo inglese, e bambini poveri che, per mancanza di scolarizzazione dei genitori, parlano solo spagnolo, visto che in casa si parla solo quello. Ricordiamoci però che la lingua ufficiale è l’inglese: gli asili e le scuole dei paesi sottosviluppati devono per forza insegnare in due lingue.

Foto scuola mentre i bimbi ballano alla fine della giornata

Pensavo che questa apparente tranquillità fosse un segno positivo, un segno che il Belize iniziava a piacerci davvero.

Ma così non è stato.

Nei mesi successivi al viaggio di New York siamo arrivati alla conclusione che il Belize non è il nostro paese, non è il paese che cercavamo, per vari motivi.

Cambiamenti in arrivo

Eravamo partiti con l’idea di prendere la residenza in Belize, ma essendo questo un paese arretrato e corrotto, la burocrazia è lenta.

Quindi, per prendere la residenza, non basta stare un anno pieno nel paese, e poter uscire solo 14 giorni, ma si deve rimanere e non uscire più, fino all’approvazione o al rifiuto della domanda.

Quest’ultima può avvenire in tre o quattro anni (forse) e dipende molto dalla persona che firma la carta.

Tutti questi punti interrogativi sono un rischio troppo alto da accettare in un paese così, soprattutto se la polizia non fa il proprio lavoro e la povertà regna sovrana.

Tengo a precisare che il Belize non è un paese per giovani espatriati: si è sempre visti con un occhio diverso, locali di svago non ce ne sono e tutto è molto caro o distante dal posto in cui si vive.

Così, verso la fine di gennaio, dopo l’ennesimo inseguimento mentre camminavo per strada da sola e dopo l’assassinio di una coppia di americani espatriati nel paese, abbiamo deciso di riprendere in mano la nostra vita e cambiare nuovamente Stato.

Questa volta abbiamo optato per fare un sopralluogo prima, scegliendo la casa di persona e non più su internet come avevamo fatto per il Belize.

Cosi siamo partiti alla volta dello Yucatán, nel vicino Messico.

Abbiamo scelto la cittadina e il quartiere che faceva per noi e abbiamo firmato il contratto per la casa.

Ho girato da sola senza problemi, e questo, per me, era un punto fondamentale che la città doveva offrire. Devo sentirmi sicura e qui lo sono.

Torniamo in Belize felici e fieri della decisione presa, consapevoli che quello che ci riserverà il Messico sarà sicuramente migliore, essendo un paese occidentale, un paese sviluppato e un paese dove poter vivere.

Facciamo le valigie, salutiamo gli amici che abbiamo trovato e decidiamo di partire di notte.

Passare il confine non è stata una passeggiata, molte domande e tentativi di farci pagare importi superiori al dovuto, però alla fine tutto è filato liscio e siamo potuti entrare in Messico.

La nostra nuova casa.

Nuova casa in Messico

 

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