Come tutti i pomeriggi usava fare, rientrando da scuola, si lavava le mani e, toltosi la divisa scolastica che qui in Kenya e’ obbligatoria, cercava subito la sua ormai fedele corda. Compagna di giochi. Una corda di iuta, che in realtà era per lui il ”guinzaglio” per catturare le sue prede.

savana-ricordi-bambino-masaiAveva circa 8 anni quando, come tutti i giorni, lasciò la sua capanna e si diresse alla ricerca dei suoi “amichetti” animali . I suoi erano gli anni di un bimbo felice. Libero di girare in lungo e in largo la savana. Quella che tutti noi occidentali siamo abituati a vedere in televisione nei vari film o documentari. Per lui era invece casa. E posso confermare che lo e’ ancora oggi, nonostante non ci viva più.
La Savana è il posto dove ogni qualvolta che vi torna si sente libero come uno di quegli animali che amava cercare e, spesso, amava anche portare a casa. La sua casa di fango e sterco di mucca. La sua capanna che considerava una reggia. Era li che viveva con il nonno. Il nonno che lo aveva voluto dopo che era rimasto vedovo e quindi solo.

Tornando a quella mattina di cui sopra decise come sempre di incamminarsi. In fondo il nonno era a lavorare e sarebbe tornato non prima di un paio di ore. Non essendoci altri bimbi con cui giocare nell’area dove viveva,  prese la sua corda di iuta e si incammino’ verso quella che per lui era ormai una strada conosciuta e percorsa molte volte. Fece  una decina di kilometri. I masai sin da piccoli sono abituati a camminare: dieci kilometri sono come per me scendere sotto casa e comprare il pane.

Dopo aver tanto camminato decise di sedersi sotto un albero. Non ricorda che albero fosse ma nel mio immaginario voglio pensare che  fosse una acacia. Uno di quegli alberi che della  savana sono il simbolo per eccellenza. Si sedette e si assopì.

savana-ricordi-bambino-masaiAd un certo punto  un rumore quasi impercettibile  lo fece svegliare. Aprì gli occhi e con grande stupore si accorse che due leonesse lo stavano guadando sedute davanti a lui. Non lo turbarono affatto, ma certamente mise in atto i suggerimento che il nonno gli aveva sempre dato: se un felino si avvicina a te, oltre a sperare di essere fortunato e di non incappare in quello nervoso o con cuccioli, stai fermo. Non muoverti. Resta silenzioso e non fare nessun movimento che possa farlo spaventare”.

Segui’ alla lettera le  istruzioni ricevute dal nonno. Si mosse pian pianino. Giro’ il capo (forse anche per non guardare il pericolo negli occhi) e , strano a dirsi , si riaddormento’. In fondo era veramente stanco. Non consapevole del rischio prosegui’ nei suoi sogni di piccolissimo Masai. Probabilmente le leonesse lo guardarono stupefatte.

Si risveglio’ dopo un po’.  Le due leonesse non c’erano piu’. Erano andate via. Si alzo’ e si incammino’ verso casa, come se nulla fosse accaduto. Questa volta la sua corda non era stata messa al collo o alla zampa di nessun animale (era solito rientrare a casa con un piccolo cucciolo di qualunque specie trovasse). Il nonno era da poco rientrato e quella sera lo rimproverò:” i rischi in savana sono tanti. E tu caro Lengume* stai rischiando grosso. Qualche volta ti trovero’ a brandelli sparso in savana. Gli animali sono pericolosii anche se non e’ facile che assaltino un bambino. Comprendono piu’ degli uomini che tu sei innocuo. Ma, come per gli umani, anche in savana ci sono animali pazzi. Quindi, stai attento”.

Dopo i rimproveri del nonno Lengume chiese conferma : allora nonno, non mi hanno fatto niente perche’ ero un bambino o perche’ non erano pazze ?” Ambedue le cose, disse il nonno “o forse  perché sei solo un bambino giudizioso che segui alla lettera quello che ti dico di fare se incontri certi animali! Ma attento. I pericoli ci sono. E non sono pochi”.  

Ecco, quel bambino adesso è mio marito ed io mi dico sempre che un uomo più pazzo di lui non potevo trovarlo.

Beh, di una cosa sono certa: la sua infanzia ha influito non poco sul suo attaccamento alla savana e sulla voglia di scoprire e cercare sempre animali.

Non potevi fare allora altro lavoro…caro John Kashu Ole Saisa !


*Lengume è il nomignolo con cui John viene chiamato in famiglia

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