SHOCK DA RIENTRO: TORNARE IN ITALIA DOPO ANNI DI VITA ALL’ESTERO
firenze

Firenze da Piazzale Michelangelo

Qualche giorno fa ho festeggiato i due anni del mio rientro in Italia dalla Cina. Festeggiare è proprio la parola giusta… Mi sono data una pacca sulla spalla, ho celebrato con grande sollievo il fatto di essere sopravvissuta al rientro nel paese che avevo lasciato nel 2010 e dove mi sentivo insoddisfatta, non riconosciuta. Rientrare in Italia è stata una decisione che ha richiesto molto tempo. Ho tergiversato per due anni. Anche se ero convinta che il mio capitolo in Cina fosse finito, avrei accettato più volentieri l’idea di emigrare in un altro paese ancora, piuttosto che fare quello che mi sembrava un vero e proprio passo indietro.

I sintomi della malattia da rientro si sono fatti sentire subito: lievi irritazioni sulla pelle nel sentir parlare la madrelingua in ogni momento, malinconia durante la spesa al supermercato alla vista di tutti quei prodotti che conoscevo così bene, bisogno intermittente di recarmi in esercizi aperti da stranieri e parlare con loro in una lingua che fosse diversa dall’italiano.

Dopo il rientro per diversi mesi ho attraversato una crisi d’astinenza dal sentirmi “straniera”, una sensazione fortissima che ha superato addirittura la preoccupazione per la ricerca dell’ ennesimo lavoro italiano e la tristezza nel sentirmi sradicata, appartenente ormai a nessun posto preciso.

A due anni di distanza, ora che mi sento un pò più in pace con me stessa per aver deciso di tornare, posso condividere le impressioni più significative partendo dall’ultima fase nella patria estera (la Cina) attraverso la fase del riassesto in Italia fino a parlarvi (sorprendentemente!) di quelli che considero i vantaggi del rimpatrio.

RIENTRARE IN ITALIA: PENSARCI BENE SI’, MA IN VACANZA

Anche tu hai compreso che il capitolo nella tua nuova patria è agli sgoccioli, il posto che hai trovato sembra aver esaurito gli stimoli e questo ti mette in crisi perchè non hai ancora un’idea chiara di quale sia il passo successivo. Senti (e temi…) che prima di tutto sarebbe meglio rientrare in Italia per un pò. Anche io ho digerito la decisione che era giunto il momento di lasciare la Cina per tanto tempo prima di muovermi: ho passato due anni solo a pensarci!

Il fatto di aver accolto come ospite permanente un gatto e che fosse una procedura abbastanza complicata trasferirlo in Italia tra vaccinazioni, chip e passaporto felino, mi ha costretto a rallentare le mosse e a valutare il rientro ancora più a lungo. Visto che nei mesi passati a soppesare la decisione i pensieri avevano preso il sopravvento consumando energie e salute, ho fatto quello che mi ha sempre aiutato a superare momenti di forte stress: viaggiare! Sono partita e ho passato due settimane circondata dalla natura e da persone che non avevo mai visto prima, ritrovando un pò di chiarezza mentale e il coraggio di guardare al futuro con fiducia. Ho anche incontrato diversi italiani che come me avevano vissuto all’estero, erano poi rientrati in Italia e anche partiti di nuovo e se la passavano benone. Viaggiare mi ha impedito di soccombere all’incertezza e mi ha ricaricato, aiutandomi a mettere in atto le procedure per il rientro con determinazione e serenità.

Il periodo di vita all’estero può finire, accettare questo fatto è un pò una sfida che va affrontata con la mente sgombra. A volte è solo una nuvola passeggera, un periodo negativo sul lavoro o nella vita sociale che può farti venire voglia di rientrare in Italia. Allontanarsi dalla nuova patria per un po’ facendo un viaggio, può permetterti di vedere la situazione con più obiettività.

LASCIARSI DIETRO PIU’ OGGETTI POSSIBILE ED EVITARE DI LASCIARE PORTE APERTE

Magari hai accumulato molte cose belle e particolari durante gli anni passati a costruire il tuo nuovo nido. Hai la possibilità di trascinarti dietro solo una valigia ed un trolley, miracolosamente in equilibrio insieme al pc portatile  e alla borsa che ti segano in due il tronco mentre corri a prendere l’ aereo, però invece ti ritrovi scarpe e vestiti per tutte e quattro le stagioni (a meno che non hai avuto la fortuna di espatriare in un paese tropicale, ma essendo tu donna avrai senz’altro accumulato molti altri oggetti e se così non fosse complimenti, hai tutto il mio rispetto). Gli ultimi mesi in Cina ho vissuto in una stanza abbastanza piccola ma sono riuscita a ricoprire ogni superficie con oggetti, compresa una pantera rosa a misura umana che avevo trovato  in un negozio quando già sapevo che sarei rientrata in Italia, ma a cui non avevo saputo resistere! Avevo anche alcuni mobili che mi dispiaceva lasciare. A due anni di distanza, sono felice di aver rinunciato a spedire la maggior parte delle cose.

Anche se non è sicuro che il rientro in Italia sia definitivo, perché chiudere completamente le porte ad una terza possibilità ancora? Lasciare gli oggetti da amici nel paese dove sei emigrata con l’idea di tornare a prenderli chissà quando si scontra con il fatto che sei pronta per un capitolo nuovo di zecca. Gli oggetti ti legano ai luoghi, magari un giorno potrebbero costituire anche la scusa per rientrare in un luogo che non ti nutre più da tempo, rappresentando la causa di ulteriori spese.

Se hai preso una decisione, seguila fino in fondo, sii contenta per il tempo passato insieme alle tue cose e comincia a disfartene. Spedire tanti pacchi in Italia ti toglie tempo e denaro, soprattutto tenendo conto che la dogana potrebbe riservarti delle sorprese, come è successo a me, che ho pagato sia la all spedizione che al ritiro, perché avevo omesso di scrivere sul pacco “oggetti personali causa rimpatrio”. Il tempo passato in fila alla posta per spedire tutte le tue cose puoi utilizzarlo per salutare meglio luoghi e persone di cui ti vorrai portare dietro il ricordo, per fare quelle foto che hai sempre rimandato perchè erano cose che vedevi tutti i giorni.

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Il mio gatto cinese

DOPO IL RIENTRO, LIMITARE AL MASSIMO I GIORNI PASSATI A CASA CON I PROPRI GENITORI

Il cosiddetto “shock da rientro” sarà amplificato se hai deciso di tornare per un po’ a casa dei tuoi, come è successo a me. Purtroppo, dopo esserti abituata a vederli per una o due settimane all’anno, un mese massimo, soffermarti troppo negli ambienti dove hai visto i natali potrebbe andare ad aggravare un ritorno in patria a cui ci metterai un bel po’ ad abituarti, anche con tutta la buona volontà. Avere uno spazio tuo, a debita distanza dalle pressioni mentali della famiglia, che negli anni potrebbero non essere migliorate, è sicuramente meglio che risparmiare in alcuni casi, ci guadagnerai in salute e alla fine anche in tempo.

LE FREQUENTAZIONI DI UN TEMPO POTREBBERO DELUDERE

Ogni volta che tornavo in Italia per le vacanze ho sempre trovato il tempo per fare un saluto alle amiche e agli amici più stretti e congratularmi per i loro progressi sulla strada della felicità, mentre io li sorprendevo con aneddoti sulla vita all’estero. Durante le ore passate assieme sembrava che tutto fosse più o meno come prima, ma già nei primi mesi dopo il rientro mi sono accorta che qualcosa non quadrava… in me! E forse è capitato anche a te. Le persone che frequentavi prima dell’espatrio e i vecchi luoghi di ritrovo non funzionano più. Non ti senti più a tuo agio nella pelle che avevi prima. Sei cambiata, hai bisogno di altro, è inutile sentirsi tristi o in colpa, meglio arrendersi ed imparare a dire di no ad inviti che sono fuori dagli interessi attuali.

SCOPRIRE NUOVI POSTI ED INTERESSI FUORI E DENTRO DI SE’

Passare anni lontano dall’Italia mi ha portato a sperimentare dei comportamenti che non avrei mai osato  prima. In Cina ho cominciato ad uscire da sola per andare a mangiare fuori, al cinema, o feste. Abitudine che alcuni italiani hanno definito come “fuori dal comune” per non dire strana, ma io ho continuato a coltivarla anche una volta rientrata in Italia, con degli ottimi risultati. Ho potuto esplorare la città con un nuovo ritmo e dei nuovi occhi, scoprendo dei posti che in precedenza mi erano sfuggiti o avevo sottovalutato.

La voglia di esplorare altre aree della tua città o di quelle vicine ti sosterra’ nei momenti più difficili dopo il rientro. Anche sperimentare nuove attività come uno sport, un corso o una tecnica di rilassamento può aiutare.

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Civita di Bagnoregio Valle dei Calanchi

CREARSI UNA NUOVA TRIBU’ SULLA BASE DEI NUOVI INTERESSI

Nei primi mesi dopo il rientro mi sono affannata a cercare un lavoro, disperata per aver perso nuovamente l’indipendenza economica e anche “spaziale” (sono infatti rincasata dalla mamma…) Ho passato intere giornate di fronte al computer alla ricerca di una via di fuga e per rimediare alla folle decisione di rientrare in Italia. L’idea di trovare nel più breve tempo possibile un nuovo lavoro all’estero mi faceva sentire un po’ meglio mentre cercavo di abituarmi al cambiamento. Questa fase è durata un anno. Dopo essermi ripetuta più volte che era necessario far passare del tempo è emerso anche il bisogno di frequentare persone con cui avessi degli interessi in comune, qualcosa di diverso da un’amicizia nata in un pub o sul posto di lavoro. Avevo bisogno di condividere e confrontarmi con chi avrebbe capito e apprezzato il mio bisogno di viaggiare spesso, di ricaricare le batterie in mezzo alla natura, di passare del tempo da sola.

CONGRATULARSI CON SE STESSE PER IL BAGAGLIO DI ESPERIENZE E CONOSCENZE CREATO NEGLI ANNI

Nei momenti in cui ti senti più isolata o amareggiata da proposte di lavoro deludenti o per aver ripreso a lavorare in un ambiente dove i colleghi sono tutti italiani e magari non hanno neanche mai messo il muso fuori dall’Italia, è importante ricordarti di ciò che sei diventata grazie al tuo coraggio di emigrare. Hai intrapreso un’esperienza che ti ha cambiato nel profondo, sai padroneggiare almeno un’altra lingua e hai amici sparsi per il mondo che saranno pronti ad accoglierti nelle loro città e che ti verranno sicuramente a trovare. Inoltre, te la sai cavare nelle situazioni più disparate e senz’altro hai acquisito una sicurezza te stessa che si fa notare.

Guarda di nuovo le foto dei tuoi viaggi e delle persone che hai conosciuto all’estero, congratulati con te stessa e ricordati che sei tanto tanto fortunata… Ti sentirai meglio!

PRENDERSI DEL TEMPO, PRENDENDO IN CONSIDERAZIONE NUOVE DESTINAZIONI IN ITALIA

Abituarsi di nuovo all’Italia è una sfida che sarai tentata di abbandonare già poche settimane dopo il rientro, come è successo a me. Il primo anno è stato duro ma sono riuscita a stare più o meno ferma ed è successa un cosa fondamentale: ho spostato il focus dall’ “andare via di qua alla ricerca di prati più verdi” al “capire quali erano le attività che mi avrebbero resa felice in qualsiasi posto”, un modo di pensare che avevo sottovalutato e che mi ha fatto ripartire con la marcia giusta. Nel frattempo, se i piedi prudono, potrebbe essere di sollievo considerare di spostarsi in altre parti d’Italia.

RIFLETTERE SU QUALI SONO I PUNTI DI FORZA E IN QUALE DIREZIONE PUOI CRESCERE

Nel periodo subito dopo il rientro in Italia, l’instabilità e la mancanza di punti di riferimento creano un terreno fertile per fare il punto della situazione rispetto a tutte le competenze che hai acquisito negli anni passati all’estero e che assumono ancora più valore adesso che sei tornata. Anche se ti sembra di restare ferma per troppo tempo, non disprezzare i momenti “vuoti” durante i quali puoi dare vita ad una nuova strategia, o a nuovi punti di vista riguardo la tua professione. Anche se sei circondata dai luoghi e dalle persone del passato, concediti di smetterla di sentirti al bivio fra Italia e paese straniero: sei in grado di creare un percorso tutto nuovo se vuoi, con le esperienze che hai accumulato e la capacità di vedere più lontano di tutti quelli che ti circondano. A volte può essere utile continuare a formarsi, integrare nuove competenze che facilitino la ricerca di un nuovo modo per esprimere al meglio tutte le tue potenzialità. E’ quello che mi sono ritrovata a fare io negli ultimi due anni: evitando di soffermarmi troppo a lungo in lavori che non mi davano la possibilità di esprimere al meglio le competenze acquisite, ho dedicato ogni giorno del tempo ad imparare cose nuove, anche attraverso videocorsi o tutorials gratuiti, con l’obiettivo di lavorare in maniera sempre più autonoma. Alla fine i risultati arrivano!

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91 commenti
  1. Paola
    Paola dice:

    Ciao, mi sono rivista in tutto quello che hai scritto e devo ammettere che anche a distanza di un paio d’ore anni dal mio rientro non mi sento completamente riadattata. I “piedi ancora mi prudono “ma entrata nella routine e nei frenetici ritmi lavorativi italiani non sempre si trova il tempo per attuare il cambiamento ovunque esso sia.

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  2. Ilaria
    Ilaria dice:

    Verissimo… una descrizione perfetta… io sono rientrata da 6 anni… e i piedi ancora prudono.. e credo che non smetteranno mai di farlo… io come te non ho portato nessun oggetto con me … se non le poche cose entravano in una valigia ed un trolley … e la pesantissima borsa del pc… ma la sicurezza le competenze e la consapevolezza di essere assolutamente in grado di sapermela cavare in situazioni anche scomode… quello non potrò mai lasciarlo …

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    • Annalisa Franceschini
      Annalisa Franceschini dice:

      Grazie per il tuo contributo Ilaria! Infatti, nel trambusto pratico ed emotivo del post-rientro è stata una bellissima sopresa sentirmi in grado di sapermela cavare anche nelle situazioni più scomode, come dici tu 😉

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  3. Katia
    Katia dice:

    Ciao! Grazie per raccontare la tua esperienza.Mi riconosco pienamente nelle tue parole…e’ da tempo che penso di rientrare, il fatto che sono espatriata restando in Europa, quindi vicina, ha aiutato nei momenti di nostalgia. Purtroppo dopo un decennio fuori e’ dura fare il passo e lasciare la comfort zone costruita, mille paure ti investono…ma la voglia di tornare cresce sempre piu’…esiste per caso un forum di DCEE ex expat rientrate?

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    • Lavinia
      Lavinia dice:

      Anche io come Katia, sono all’estero da circa un decennio, pur rimanendo in Europa. Il “cordone ombelicale” é sempre li.. Non ho mai voluto stare in un paese che fosse più lontano di una giornata di volo. Ho sempre voluto che la mia famiglia e gli amici restino partecipi il più possibile della mia vita fuori, li sento spessissimo, faccio mille acrobazie per organizzare di veder tutti nei giorni di rientro.. Eppure, ora che (dopo circa 3 anni di riflessioni e dubbi e quant’altro) ho deciso di provare a rientrare in Italia, e ormai mi mancano poche settimane prima del volo one way, non sono neanche sicura che con questi amici e incluso, anche magari la mia famiglia, riesca a farmi comprendere e a sentirmi me stessa come un tempo. In un decennio sono cambiata molto.. Lo vedranno? Mi capiranno? Riuscirò a reinserirmi di nuovo in quella realtà? È la decisione giusta? O sono “costretta” a viaggiare eternamente? eppure é la stabilità (lavorativa, emozionale, personale) che cerco.. Ma forse sono girovaga dentro e devo solo accettarlo. O no?
      Esiste un coaching per il rientro?

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      • Katia
        Katia dice:

        Rivolgiti alla nostra psicologa. Lei sostiene che il “rientro” non fa parte dei cicli naturali, che non si torna indietro per natura. Questo per farti capire quanto difficile, soprattuto a livello psicologico, sia il rientro. Noi umani, tuttavia, abbiamo tutti gli strumenti per oltrepassare i limiti imposti dalla natura. Abbi fiducia 🙂

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        • Valentina solidani
          Valentina solidani dice:

          Bellissimo articolo. Non mi fa sentire sola durante lo stato d animo Che sto attraversando.abito da circa 3 anni all estero e la voglia di tornare cresce sempre di piu… Ma crescono anche paure e dubbi

          Rispondi
          • Valentina solidani
            Valentina solidani dice:

            Inoltre ho un compagno conosciuto nel mio periodo all estero non sapessi we sia un bene o un male chiederti di seguirmi in Italia o meno

  4. giacomo
    giacomo dice:

    bellissimo Articolo!
    Mi sono trovato nella tua situazione dopo 8 anni di CIna + Hong Kong.
    Devo dire che l’estero mi ha insegnato ad essere indipendente mentalmente molto più forte ed abile a prendere decisioni in tante situazioni, lavorative piuttosto che personali.
    Penso che quando si torni ci siano delle cose che si devono cambiare, abitudini che si mantengono forzatamente e nuove realtà prima non prese in considerazione.
    La parte buffa è che a distanza di più di 1 anno in Italia la gente continua a chiedermi “ma quindi sei qua?” che per loro significa che vivo di nuovo dove ero prima.. continuo però a viaggiare il più possibile e le distanze si sono accorciate molto tant’è che intraprendo dei mini viaggi in giro per l’italia sfruttando tutto quello che il nostro territorio ci da!
    Siamo secondo me i più intelligenti e fortunati, se sei stato all’estero, and you made it in China, you can make it anywhere in the world, even in Italy :))
    Rifarei tutto da capo, e non rimpiango nulla delle mie scelte, spero sia lo stesso per tutti voi, la vita ha vari capitoli, è bene interpretarli ognuno in maniera unica!

    Rispondi
    • Annalisa Franceschini
      Annalisa Franceschini dice:

      Ahah… E’ vero! Anche a me chiedono ancora “ma quindi sei qua?”ma piuttosto per sapere se ho preso una decisione definitiva e io rispondo con un vago “per ora si” anche se a volte penso che vorrei sperimentare ancora un’altra cultura, un altro posto e chissà forse un cambiamento è dietro l’angolo. Il desiderio di viaggiare ce l’ho scritto nel DNA… Grazie per aver condiviso Giacomo!

      Rispondi
    • Erinda
      Erinda dice:

      Che bello il tuo commento Giacomo a qesto articolo che seriamente mi ha fatto scendere una lacrimuccia.

      Finalmente il tempo di rientrare in Italia e’ arrivato anche per me. Dopo aver vissuto in Canada per quasi quattro anni, a Londra per lo stesso periodo di tempo e alcuni mesi in Spagna ho finalmente capito che sia arrivato il momento di chiudere il cerchio e rientrare nel bel paese.

      Arriva un momento nell’esistenza in cui hai bisogno di calore famigliare, delle tue tradizioni e sinceramente si di sentire parlare le persone in italiano. Sicuramente all’estero ho potuto formarmi dal punto di vista caratteriale, professionale e come donna, pero’ nessun paese al mondo potra’ mai soddisfare le mie emozioni e colmare la necessita’ di vere passioni e di calore umano come l’Italia.

      Il cambiamento porta crescita, la capacita’ di adattamento rappresenta forza interiore e la voglia di ricominciare e credere nel proprio paese crea speranza e futuro…Grazie.

      Rispondi
  5. Andrea
    Andrea dice:

    Dopo quasi sei anni fuori e a un mese dal rientro posso confermare ogni cosa, specie la parte di restare a casa dei genitori anche se spesso non è proprio una scelta. Anche se poi credo che i bisogni cambino in base a dove si è stati, io non riesco più ad accettare di buon grado i piccoli e grandi difetti del nostro paese. Dalla forma piuttosto che sostanza nel mondo del lavoro, alla scarsa educazione civica della gente alla burocrazia labirintica, ogni cosa qui dev’essere complessa. Uniche note positive l’arte e la storia che si respira ovunque ma non so se basterà a non farmi tornare nella mia seconda patria. Al momento sono ancora nella fase dubitante. Ma a dirla tutta sono partito con il progetto di tornare solo credevo sarei durato almeno un paio di anni😥

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  6. Ylenia - Palma
    Ylenia - Palma dice:

    Io pure sono rientrata….un po per mia scelta un po per altro e si lo shock si e’ fatto sentire e come. Mi trovo in molte cose che hai scritto. Tornare a casa con i genitori ti fa piacere ma allo stesso tempo stressa molto. Io per farmi passare la crisi ho viaggiato un po, ho studiato e purtroppo mi sono alienata….a volte mi manca l’aria perché non mi ci sono mai trovata a Sare in Italia….e soprattutto in un paese del Sud. Una terapeuta mi ha detto che assolutamente devo uscire e fare networking…e io le ho risposto: ma con chi?? Credo che se non sei un expat non puoi comprendere questo senso di non appartenenza o rifiuto all’Italianità. Cmq per me l’Italia va bene solo per le vacanze….ma adesso sono qui e vediamo. Cmq complimenti per l’articolo. Brava.

    Rispondi
    • Annalisa Fran
      Annalisa Fran dice:

      Ciao Ylenia e grazie 🙂
      anche io continuo la convivenza con un alienamento un pò cercato un pò no… sto per tagliare il traguardo del terzo anno dal rientreo… a maggio ci siamo! Anche io mi curo viaggiando. Il networking si però con molta pazienza e poche aspettative, almeno io ora non ne ho più, forse sono diventata più cinica di quanto non fossi. Un abbraccio

      Rispondi
  7. Fabio
    Fabio dice:

    Salve, io e la mia compagna siamo nella situazione più critica. Abbiamo già deciso di tornare, ma siamo spaventatissimi. Che faremo una volta lì? E con una bimba di pochi mesi…
    Molliamo tutti e due un lavoro che ci piace, un paese che ci piace e delle persone squisite, per tornare in un paese dalla mentalità primitiva e chiusa, dove tutto è difficile e i contratti di lavoro sono da servi della gleba.
    E tutto questo per amor delle Dolomiti e bisogno di passare più tempo con i nostri cari..
    Ce la faremo anche stavolta:)

    Rispondi
    • Adriana
      Adriana dice:

      Ciao, io sono nella stessa situazione solamente che tra i due sono io quella che vuole tornare in Italia per amore della mia terra (Puglia) e della mia famiglia, la loro mancanza m ista annientando, mio marito non la pensa esattamente come me, ma cerca di venirmi incontro…come farete?vi appoggerete dai genitori?comunque avete tanto coraggio vi stimo

      Rispondi
    • Molly
      Molly dice:

      Stessa situazione Fabio, mi sono appena iscritta ad un concorso ed ho una bambina di pochi mesi. Zona Dolomiti. Ho le vertigini 🥴

      Rispondi
  8. Liana
    Liana dice:

    Noi siamo rientrati 7 anni fa, dopo un anno siamo tornati all’estero, per lavoro e tutto il resto..
    Ora che abbiamo il passaporto australiano e ci sentiamo piu’ “liberi” vorremo tornare, ci piace qua, ma soprattutto io non voglio piu’ rimanere, troppa distanza e in fondo per me rimane un posto di vacanza, non mi sento del posto. Ovviamente sono preoccupattissima, anche perche’ l’altra volta il rientro e’ stato un disastro, ho avuto tutti contro, nessuno capiva perche’ volevamo stare in Italia avendo un bel lavoro all’estero, mentre gli australiani mi invidiavano e non capivano perche’ ero rimasta in Australia a lavorare, essendo per loro l’europa e il ns aese il top. L’opinione degli altri trova il tempo che trova, ma vi assicuro che se avete qualche dubbio vi da’ la mazzata finale, e quelli sono momenti in cui avresti bisogno di una pacca sulla spalla… Comunque proprio stamane pensavo che per i prossimi mesi devo contare sulle mie forze piu’ del normale, proprio come quando ci si avventura all’estero da soli e se qualcosa va storto ci si fa una risata e si passa oltre. Certo il nostro paese e’ indietro su tante cose, ma io che vivo in Australia da quasi 10 anni in totale vi assicuro che nemmeno qua e’ rose e fiori, c’e’ molta apparenza e ci sono cose che proprio non mi piacciono principalmente riguardo alla gente, ma comunque e’ sicuramente un bel posto, semplicemente non il mio. E poi vorrei viaggiare ancora, ma da qui e’ molto lungo e costoso. Grazie dell’articolo, mi fa sentire meno sola. Se avete suggerimenti, letture o gruppi sarebbe bello condividere, stavolta cerco di tornare preparata 😀 e senno’… ripartiamo verso qualcosa di nuovo!

    Rispondi
    • Annalisa
      Annalisa dice:

      Ciao Liana e grazie per aver condiviso la tua esperienza. E’ incredibile pensare di riuscire a trovare un punto di vista obiettivo al 100% su cosa sia meglio, se rientrare o restare. Dopo 10 anni, lo puoi sapere solo tu cosa è meglio per te, per voi… Gli altri non ci sono passati…
      Dai un’occhiata al gruppo Donne che emigrano all’estero – chat room https://www.facebook.com/groups/1419422031419894/
      così potrai entrare in contatto con altre di noi..
      Bentornat 🙂

      Rispondi
    • Lucia
      Lucia dice:

      Liana, piacere. Anche io sono nella tua stessa situazione, sono in Australia da 7 anni e capisco benissimo come ti senti.
      Io a volte penso di essere letteralmente divisa a metá. Una parte Australiana e una Italianissima e la distanza di questo paese (non solo fisica) non aiuta.
      Anche io vorrei provare a rientrare, ma ogni volta che ci vado vicina qualcosa mi frena e mi tiene legata dove sono.
      Mi farebbe molto piacere connettermi con te e sapere se poi in Italia sei tornata e come sta andando.
      Un grande in bocca al lupo.

      Rispondi
  9. Roby
    Roby dice:

    Bellissimo articolo e condivido ogni cosa. Io sono rientrata in patria per finire gli studi, ma credo di aver preso la decisione troppo alla leggera, perchè non avendo preso la borsa di studio per tempistica, non solo ho finito i risparmi, ma quei due soldi facendo la barista non mi bastavano più. La mia famiglia mi ha consigliato di lasciare il lavoro, che mi avrebbero aiutato, ma alla fine ho perso il lavoretto e il loro sostegno non è sufficiente. Dopo aver vissuto da sola ed essere stata indipendente, sappiamo bene che poi all’estero potevamo toglierci anche qualche sfizio, adesso mi sento una fallita. Sto seriamente valutando l’idea di ripartire e accettare che in questo paese del sud non posso nè avere un’indipendenza, nè sostenermi gli studi.
    Mi sono trovata molto col punto in cui dicevi di non tornare in casa per oltre due settimane. È uno shock. È appena passato un anno, stavo quasi riuscendo ad ambientarmi e accettare tutto, ma ora è crollata ogni cosa. La cosa triste è che mi ero fatta nuovi amici che adoro e altri di più, il contatto con la natura e il mare… E pensare di andare via, stavolta cosciente che qui non posso davvero essere indipendente, fa male.

    Rispondi
    • Annalisa
      Annalisa dice:

      Ciao Roby, mi dispiace che le cose non siano andate come volevi. Anche io come te, do valore ai contatti e alle relazioni sociali più importanti, quelle che veramente sostengono oltre ad essere di “compagnia” o un mezzo per distrarsi, passare il tempo. Mica è facile farsi dei nuovi amici! C’è un modo di imboccare una strada che metta d’accordo entrambe le parti di te?

      Rispondi
  10. Benedetto
    Benedetto dice:

    Ciao stessa situazione io e mia moglie dobbiamo rientrare il motivo principale la sanità . Ho avuto dei problemi , ricoverato in ospedale . Lasciamo perdere , siamo in America . Io come tutti attaccato alle cose che mi sono servite in questi miei 8 anni , parlo specialmente attrezzature musicali , non riesco a staccarmi , e del modo di vivere qua. Spero di superarla abbiamo già il magone inoltre si lascia un figlio di 24 anni.per adesso cerco di convincermi che vado per un periodo ,anche se dentro di me so che dovrò restare

    Rispondi
    • Arianna
      Arianna dice:

      Ciao Benedetto,
      mi dispiace che i motivi di saluti siano la causa principale per il rientro, peró ti capisco, perchè la sanitá all’estero, non va proprio un granchè.
      Peró la salute prima di tutto, tuo figlio verrá a trovarvi il prima possibile, e ti mando un grandissimo in bocca al lupo!

      Rispondi
  11. Valentina
    Valentina dice:

    Ciao! Sto per ritornare in Italia dopo un anno in Finlandia, Inghilterra e tre in Germania. Dall’anno scorso qualcosa dentro si è smosso, non stavo più bene e questo sentimento dalla testa si è spostato piano piano su tutto il corpo, quasi a diventare un male fisico. Il lavoro non mi dà più nessun stimolo, cosa per me vitale. Dopo aver acquisito all’estero determinate competenze, avendo capito il tipo di lavoro che voglio fare e avendo un po’ più di esperienza lavorativa forse l’Italia potrebbe darmi quella cosa che qua mi manca. Per non parlare di alzarmi la mattina aprire la finestra e vedere le montagne. Potermi muovere, andare dal panettiere, in pasticceria e non sentirmi la straniera costantemente. Ma la paura è grande. Mancano 5 settimane al ritorno, una parte di me si sente leggera e libera di nuovo pensando di chiudere finalmente la mia esperienza tedesca ma l’altra: 28 anni, una laurea e varie esperienze internazionali, ma non ancora una professione completamente definita. Cosa potrà esserci per me oltre le montagne? Troverò lavoro? E se avessi sbagliato a partire? E se fossi rimasta in Italia da subito? E se avessi perso tempo prezioso? Troppe domande ancora aperte, ma di sicuro il tuo racconto mi ha dato un po’ più ottimismo!

    Rispondi
    • Annalisa
      Annalisa dice:

      Grazie Valentina, e bentornata 😉 Dopo tre anni di nuovo in Italia e anche io senza una “professione definita”, ho capito che la cosa che pesa di più guardando al futuro è l’insoddisfazione generale che sento nelle persone che vivono e lavorano qui (nel mio caso Roma)… è come essere tornata a condividere di nuovo con loro una situazione che vorremmo tanto diversa… eppure siamo proprio noi “non definiti del tutto” che lasciamo spazio alle possibilità di cambiamento e miglioramento (troppo poetico?…)

      Rispondi
  12. Niky
    Niky dice:

    Ho buttato giù una lacrima leggendo. A giugno saranno 9 anni che sono fuori casa. E come dicevi tu che ci hai messo un paio d anni prima d prendere la decisione definitiva…beh anche io è già un annetto che lo penso, ma ancora non sono riuscita a fare il passo. La vedo come una sconfitta. Avevo un sogno e purtroppo in tanti anni non sono riuscita ad avvicinarmi neanche un po’. E mi duole il cuore sai…perché ci speravo tanto, ma evidentemente non è così che doveva andare. A volte penso che perfino l universo mi sta mandando segnali precisi per dirmi che ormai questo non è più il mio posto. Ma poi penso alle lunghe vacanze passate a casa, in Italia, e a come mi sentivo fuori luogo in qualsiasi cosa facessi o andassi. E penso a quanto mi mancherà non parlare più spagnolo, che ormai so quasi meglio che l italiano, spesso mi scambiano x spagnola sai? Ho paura. Paura di prendere una decisione sbagliata e poi pentirmene. Non voglio più stare nel mezzo, ma riuscire a decidermi se qua o la. E non è per nulla facile. Qualé la cosa che più ti ha spinta o aiutato a prendere la decisione di tornare in Italia?! Un abrazo e grazie per il tuo post, a volte abbiamo bisogno di sapere che qualcuno sa esattamente come ci sentiamo senza sempre doverci spiegare e sembrare pazzi noi.

    Rispondi
    • Pinela
      Pinela dice:

      Ciao Niky, in che paese sei?Mi sono immedesimata tanto nelle tue parole, io sono fuori da meno anni, peró son giá in quella situazione che non capisco piú cosa é meglio fare, restare o tornare in Italia.
      Anch’io ho paura che mi mancherebbe parlare spagnolo, é una lingua che amo!

      Rispondi
    • Annalisa
      Annalisa dice:

      Ciao Niky, grazie per aver condiviso come ti senti. Io non ero sicura, ma sapevo di dover chiudere il capitolo Cina se volevo aprirne un altro.
      Ho sorpreso tutti con la mia decisione di tornare in Italia e mi sono sentita sola, anche adesso mi sento spesso sola, però ho trovato un ritmo più autentico di quello che avevo prima. Non sto andando da nessuna “parte”, non sono più qui o lì, sto cercando di sapere nel modo più dettagliato possibile ciò che mi rende felice, vorrei essere fedele a quello innanzi tutto… è una sperimentazione continua. Se la Spagna è il tuo posto ma sei in crisi, puoi prendere in considerazione di staccare facendo un’esperienza da un’altra parte? Che non deve essere per forza l’Italia.

      Rispondi
    • Adriana um
      Adriana um dice:

      Ciao, come ti capisco…sono in Francia da 5 anni ma sto valutando l’idea di tornare in Italia perché non sto più bene, sono sempre triste e demotivata, ho perso tutto il mio entusiasmo e la mancanza della famiglia, la mia terra, le abitudini pugliesi mi fanno stare molto male…mio marito non è esattamente d’accordo con me e stiamo cercando di trovare una soluzione…incrocio le dita per te che possa prendere la giusta decisione

      Rispondi
    • Arianna
      Arianna dice:

      Ciao Niki,
      ti capisco alla grande, a me sta accadendo proprio in questio giorni (10anni fuori) Dove mi trovo ora ho un lavoro ( anche se per sostituzione di una malattia, ma tutto fa brodo), peró a parte il lavoro, qui non ho nulla. Ho il mio ragazzo in un’altra isola spagnola, dove dovrá rimanere per ancora un mese, e forse pensiamo di ritornare, perchè è vero! Quando sono sola qui, mi manca sapere di non vedere i miei nipoti crescere, di non vedere per un pó i miei affetti piú cari.
      Non lo so, un giorno penso che voglio tornare, ed il giorno dopo penso di no!
      Voi come l’affrontate?!

      Rispondi
    • Ary
      Ary dice:

      Ciao Niki,
      ti capisco alla perfezione, io ormai sono anni che lavoro nelle isole spagnole (solo d’estate) ed ora mi trovo anche per l’inverno, ed anche a me, spesso mi scambiano per spagnola (chiaramente questa cosa mi rende molto felice). Il problema è che, so che qui sto lavorando (almeno per un altro mese), ma a volte la nostalgia di non passare del tempo con i miei o con i miei nipoti è forte e penso “ma cosa sto facendo qui” . Quindi, grande dubbio, ho paura del rientro in Italia (anche se non sarei sola, ci sará il mio ragazzo) ma non sono mai stata una persona troppo decisa! Cambio idea ogni santo giorno.è bello sapere che non sono la sola!

      Rispondi
  13. Cloe
    Cloe dice:

    L’articolo web più maturo e intelligente sulla scelta di partire e poi eventualmente tornare.
    Io ho deciso di partire dopo un anno dal mio rientro, non riesco a restare, l’ansia fa brutti scherzi. Spero solo di non pentirmene.
    Buona fortuna.

    Rispondi
    • Pinela
      Pinela dice:

      A volte penso che per noi che per un motivo o per l’altro iniziamo a vivere all’estero a un certo punto si apre un girone dantesco di eterna dannazione tra la nostalgia dell’uno o dell’altro posto. Ci sará una cura? 🙂

      Rispondi
  14. alessia
    alessia dice:

    Mi ritrovo in tutto ciò che hai detto. Rientro dopo 5 anni dall’Olanda. La paura che potrò rimanere delusa dopo un po dall’Italia? se poi me ne pentirò? Tante domande si, ma la voglia di tornare ha decisamente prevalso più di tutto.

    Rispondi
  15. Roberta
    Roberta dice:

    Grazie mille per condividere la tua esperienza! Pur io sono rientrata in Italia dopo quasi 6 anni di Soggiorno in UK a Brighton… Lavoravo, ho fatto un Master, ho espresso me stessa in progetti sociali e conosciuto tante persone.. Vissuto.. Eppure dopo il referendum Brexit (ma anche Nell anno e mezzo prima di quel giugno 2016)le cose stavano cambiando… Il rientro é stato molto duro, appunto un shock culturale.. Dopo un periodo oscuro ne sono uscita con il supporto della famiglia per ora sto Insegnando lingua inglese… Sto anche riscoprendo l Italia con gli occhi della viaggiatrice che ero.. Comunque aver scritto un blog mi ha aiutata a tenere quella linea rossa. La vita é fatta di scelte e a volte rischiare ci porta a trovare chi siamo veramente o cosa vogliamo.. Ciao

    Rispondi
  16. Laura
    Laura dice:

    Ciao!
    Anch’io dopo 9 anni in Australia sto valutando la possibilita’ di rientrare tra mille paure e timori.
    Articolo bellissimo in cui mi sono riconosciuta tantissimo; mi sembrava di parlare con un’amica.
    So gia’ che mi manchera’ parlare una lingua straniera ogni singolo giorno, ma voglio provarci, mi manca tantissimo la mia terra e l’Australia e’ troppo lontana da tutto, seppur mi abbia regalato tantissimo.
    Spero andra’ tutto bene.

    Grazie per aver condiviso la tua storia 🙂

    Rispondi
    • Lucia
      Lucia dice:

      Laura! Io sono nella tua stessa situazione. Vivo in Australia da 7 anni e la voglia di tornare cosí come la paura di non essere pronta mi stanno assalendo sempre di piú. Sarebbe bello entrare in contatto e sapere se poi il grande passo lo hai fatto e com’é stato! Solo un expat può comprendere cosa significhi una decisione del genere! Good luck 🙂

      Rispondi
  17. Al
    Al dice:

    Grazie per la condivisione, sento esattamente le stesse cose essendo rientrato con la mia moglie in Italia ormai 11 mesi fa.. premetto che sono tedesco, ho vissuto in Italia dal 1998, sono sposato con la mia stupenda moglie indiana, anche lei in Italia dal 1998. Nel 2013 ci siamo trasferiti in Inghilterra, tra mille difficoltà.. ci siamo costruiti una vita lì, ci eravamo comprati la casa.. finché un giorno il mio lavoro (azienda inglese) mi ha proposto di trasferirmi in Italia, gestisco il mercato Italiano per loro. Dopo tanti dubbi abbiamo deciso di tornare, viviamo a Rovereto, un posto stupendo.. ma purtroppo per la mia moglie mancano le opportunità lavorative, tante volte ci diciamo ‘ma che abbiamo fatto??’, forse non era la scelta giusta tornare in Italia che ormai era diventata casa nostra. Mi chiedo davvero: ma forse non siamo veramente mai contenti? Quando vivevamo in Inghilterra ci mancava l’Italia da morire, mia moglie che lavorava nel settore health care faceva solo I turni di notte.. una vitaccia, non ci vedevamo mai. Ora siamo tornati in Italia, montagne stupende, cibo buonissimo, gente gentile e cordiale.. eppure dentro c’è sempre il dubbio se abbiamo fatto la giusta cosa, esattamente gli stessi dubbi che avevamo quando avevamo lasciato l’Italia nel 2013. Ora anche la Brexit non facilita le cose, abbiamo pensato tante volte di tornare ma chissà come sarà dopo la Brexit.. credo che noi che abbiamo vissuto all’estero, avremo sempre dei dubbi se stare in Italia o all’estero sia la scelta migliore. E pensare che sono tedesco e considero l’Italia casa mia! Scusate i pensieri sconnessi, come potete immaginare sono successe talmente tante cose negli ultimi anni che è difficile raccontare e condividere tutto qui, vorrei passare nel modo migliore i miei sentimenti riguardo a quel che stiamo passando io e mia moglie.. insomma: quando eravamo di là in UK, ci mancava spesso l’Italia, ora che siamo tornati e ci scontriamo con la burocrazia e tante altre cose che qui sono difficili, ci manca l’Inghilterra.. che fanno? 🙂
    Vi abbraccio tutti e vi auguro di trovare, oltre alla giusta strada, la serenità nel cuore di avere fatto una scelta che in quel momento che l’avevate fatto vi sembrava la cosa giusta.

    Rispondi
    • Sheff15
      Sheff15 dice:

      Ciao, anche noi siamo appena rientrati a Trento dopo 5 anni in UK. Se volete, sarebbe bello conoscerci 😀 ps stessa situazione vostra 😫

      Rispondi
  18. Federico
    Federico dice:

    Io Invece son qua che ho ricevuto una ottima offerta di lavoro dall’Italia, migliore posizione, miglior salario e non so se lasciare la mia comfort zone…

    Che poi magari il fatto di dover andare a lavoro in una regione che non è dove sono nato, potrebbe aiutare.

    Detto questo senza una valida ragione ( lavoro…. Amore) in Italia non tornerei

    Rispondi
  19. Alessandra
    Alessandra dice:

    Ciao Annalisa, grazie per la tua testimonianza. Sto vivendo un periodo molto difficile, questa volta la nostalgia dell Italia è cresciuta rispetto al passato. Ho vissuto dal 2010 fino all anno scorso a New York e li stavo benissimo. Per lavoro purtroppo adesso vivo a Philadelphia, una città in cui non mi trovo per nulla. Per la mia carriera ( sono medico radiologo) è il posto giusto, ma sto pensando seriamente di tornare in Italia, sperando con tutto il cuore di non avere rimpianti di aver lasciato gli States. È questo che mi fa stare male, ma qui la solitudine è tanta.. il mio ragazzo vive a NY e non si vuole ancora sposare (stiamo insieme da 6 anni!) e qui i ritmi di lavoro soprattutto le guardie sono infernali e non ho avuto modo di conoscere nessuno, eppure sono una persona molto socievole. Credo che almeno fino a luglio 2020 resterò qui perché ho firmato il contratto però sto cercando qualche concorso in qualche ospedale in Italia, sperando che le mie conoscenze acquisite qui mi siano qualche punto in più. Non è una scelta facile perché diventare medico americano è molto diffcile ed ho paura di pentirmi e non poter tornare più indietro. Ovviamente sto cercando di vedere opportunità anche in Teleradiologia, ma credo che lavorando dall Italia non paghino tanto. In ogni caso complimenti per la tua scelta! E enjoy Italy anche per me!

    Rispondi
    • Arianna
      Arianna dice:

      Alessandra, stavo leggendo questo post perche’ e’ saltato fuori durante la mia ricerca “Rientrare in Italia” e, leggendo il tuo commento, mi chiedevo cosa avevi deciso di fare e come stai, vista la situazione attuale Covid-19 e il lavoro che svolgi. Sei ancora negli Stati Uniti?
      Io e la mia famiglia viviamo a Boston per ora. Stavamo pianificando un rientro in Italia i mesi scorsi, ora siamo fermi per ovvie ragioni.
      Mi auguro tu stia bene.

      Rispondi
  20. Massimo
    Massimo dice:

    Ciao,e’ incredibile come i pensieri e le situazioni si assomiglino.Io sono ancora a Taiwan,sette anni passati in questo paese e con non poche difficolta’.
    Di recente il pensiero del rientro in italia mi sta assalendo,vuoi per difficolta’ sull’attuale lavoro,sia per alcuni aspetti sociali che non capisco di questo paese.Pero’ mi sento ancora fra l’incudine e il martello,non sono sicuro al cento per cento di rientrare in italia.Quando parli delle crisi del rientro,io le ho vissute tutte pur essendo rientrato nel bel paese solo per le vacanze annuali.Beh che dire,ci sarebbe da parlare una vita di queste sensazioni .Ti ringrazio,e’ stato un piacere aver letto il tuo racconto che da una parte mi ha dato forza di stringere i denti ancora per un po’,ancora fino all’ultima scelta che riaprira’ la porta di quella successiva…..Saluti da taipei

    Rispondi
  21. Giulio M.
    Giulio M. dice:

    Ho letto con l’anima la maggior parte dei commenti. Sono nella stessa posizione.
    Dopo 23 anni di America e New York voglio tornare a casa. Lasciare, smontare tutto, chiudere…. mi ha portato in depressione. Sto per fare un passo difficile…. qui certo ho costruito una vita, ho casa…. ma sono stanco. L’America è bellissima e ho appreso tantissimo. Mi ha cambiato e migliorato. Resta un paese, purtroppo, molto materialista e spesso disumano, c’è un solo Dio …. il Dio denaro che muove tutto e tutti, anche in maniera spaventosa.
    Ho letto con immensa gratitudine i messaggi di speranza.
    Troverò qualche cosa da fare ? Il mio lavoro è particolare e potrebbe non essere compreso in Italia. Lo so la nostra burocrazia è complessa, ma anche qui, il mondo è diverso, la tecnologia ha reso il paese ancora più robotico ‘disumano’ e complesso. Ma chiudere tutto è duro e difficile.
    Grazie per questo Blog. Almeno so che ci sono persone come me e questo aiuta almeno un po’.
    Giulio

    Rispondi
    • Massimiliano-NYC
      Massimiliano-NYC dice:

      ciao Giulio e tutti,
      anche io sono in difficolta’. Sono di Como, vivo negli USA da 9 anni. Ho cambiato un paio di citta’, da 5 anni e mezzo sono a NY.
      Vorrei riavvicinarmi a casa perche tutte le volte che torno negli USA da una (seppur breve) vancanza in Italia, mi sento depresso x circa un mese.
      Tempo fa ho trovato un lavoro che mi riporterebbe in Italia, anche se lontano dalla mia citta’. Ora tra qualche settimana dovrei partire, ma il mio cuore e la mia mente mi stanno dicendo di stare qui e non rischiare di andare in Italia. Ho troppa paura di lasciare la mia comfort zone e poi magari trovarmi male in una citta’ che non e’ una mia con un nuovo lavoro.
      Vi prego datemi qualche consiglio
      Massi

      Rispondi
      • Massimiliano
        Massimiliano dice:

        Massimiliano, ho scoperto questo blog solo questa sera. Stavo leggendo i vari commenti. Sei a NYC ancora? Io e la mia famiglia siamo a Boston.
        Mi auguro tu stia bene durante questi tempi difficili.

        Rispondi
        • Sergio - Houston
          Sergio - Houston dice:

          Salve a tutti, Giulio e Massimiliano….
          Che bello trovare questo articolo stasera. Vedere che c’é tanta gente con le stesse voglie, le stesse paure…
          Io sono in America da 25 anni, e da tempo, forse 6 o 7 anni, ho una voglia sempre piú forte di rientrare in Italia. Ho paura pure io, qua ho una vita, posseggo poco, ma 25 anni son tanti. Ma francamente, sebbene sia circondato da un giro di amici e colleghi che di meglio non si puo, non riconosco i valori di moda qua. Il Dio soldo sembra essere l’unica cosa che importi, c’é una violenza, sia morale che fisica, che non riesco piú a comprendere, o forse non ho mai compreso…. sono stanco pure io, ho tanti dubbi, ma la voglia di tornare tra i miei colli, tra la mia gente, vedere anime che sento comuni, é un sentimento che porto con me tutti i giorni e tutte le notti. 25 anni mi anno reso piú forte, piu coraggioso e piú aperto. Credo che ce la faró a superare lo shock del rientro…… Grazie a tutti per i meravigliosi commenti!

          Rispondi
  22. Enrico
    Enrico dice:

    Bell’articolo e bei commenti. Anch’io dopo cinque anni in Olanda sto pianificando il famoso rientro in Italia con tanto di piani per una nuova attività totalmente indipendente. Se appena arrivato mi mancavano tante cose cose dell’Italia ora so che lascerò l’Olanda con grande tristezza, e mi godo la pioggia in bicicletta pensando che in Italia dovrò comprarmi una maledetta macchina. Mi fa tanto piacere sapere che non sarò solo e che potrei incontrare altre persone come voi, come me, come noi!

    Rispondi
  23. Veronica Corsi
    Veronica Corsi dice:

    Grazie,
    Perché ora che ho letto il tuo articolo mi sento meno sola.
    Sono tornata da due anni in Italia dopo aver trascorso 3 anni a Londra, ma ancora non mi sono ripresa dalla scelta
    Mi manca,mi manca tutto della mia vita da sola in quella città .
    Mi mancano i miei pranzi solitari…le mie passeggiate da sola la domenica , mi manca me stessa .
    Sono tornata perché purtroppo avevo perso la fiducia stavo passando un momento brutto e non sono riuscita a superarlo.
    Amo la mia famiglia e anche il ragazzo che mi ha aspettata e con il quale vivo,ma non c’e’ Giorno che io non pensi alla mia a Londra,mi prende una grande nostalgia e una voglia di ritornare lì.
    Ogni giorno mando curriculum con la speranza di trovarlo …qui in Italia mi sento un idiota .
    Non sono una ragazza con grandi qualita’ Devo ammetterlo, ma fuori da questo paese avevo trovato invece di nuovo la stupenda sensazioni di credere in me stessa

    Rispondi
    • michela
      michela dice:

      Cara Veronica, io sono tornata in Italia poco tempo fa, dopo 5 anni in Scozia. di momenti difficili ne ho vissuti parecchi lì che credo solo noi espatriati e migranti possiamo comprendere. ad un certo punto però ho capito che se continuavo a rimanere lì avrei messo radici definitive, e tornare sarebbe stato sempre più difficile. avrei vissuto una vita da migrante, straniera in un paese straniero, mi sono vista tra 10 anni a ho capito che volevo stare in Italia. non ho lasciato la Scozia in un momento difficile, ed ora, anche se sento molto lo shock culturale del rientro ne sono ancora convinta.
      credo che si tenda ad idealizzare quello che non si ha, che sia il paese che si lascia o quello in cui si vuole tornare o il prossimo in cui si andrà. Forse il fatto di essere andata via in un momento difficile ti ha lasciato la sensazione della fuga, di essere scappata da qualcosa che non avevi risolto, appunto, di essere scappata da qualcosa e non di essere andata verso qualcosa di buono per te.
      credo che per resistere davvero all’estero bisogna avere molto le chiare le motivazioni, che siano famiglia, o lavoro o progetti personali, ed essere onesti con se stessi. Se le motivazioni non sono forti, e non riguardano i nostri desideri più autentici, qualsiasi essi siano, credo sia difficile rimanere a lungo. All’inizio è un’ avventura, è tutto nuovo, ci si sente degli eroi, poi vi sono le depressioni, la solitudine, l’isolamento..
      Quella solitudine che a volte è buona, e comprendo la mancanza di cui parli. Ma ci si possono creare delle solitudini anche in patria, e trovare dei compromessi. Oppure, ripartire se senti che la tua avventura ed il tuo viaggio londinese non era ancora veramente terminato.
      Credo che a meno che non si espatri solo per lavoro, andare all’estero è un viaggio dentro se stessi che arriva prima o poi ad un bivio, ad una fine o ad un necessario punto di svolta.
      In fondo, credo poi che il luogo sia alla fine secondario, che ciò che davvero ci fa andare avanti è che cosa vogliamo fare, cosa ci appartiene, e, le persone di cui vogliamo essere circondati.
      un fortissimo in bocca al lupo!
      Michela

      Rispondi
  24. Italo
    Italo dice:

    Bello leggere questi commenti, io sono ancora in conflitto anche se un lavoro in una multinazionale americana con sede nella mia città in Italia mi aspetta. non so come superare il conflitto, qui ho una vita sociale pari a zero ma vorrei continuare ad essere “il nuovo me stesso”, cosa che in italia sono sicuro di perdere.

    Rispondi
  25. Nadia
    Nadia dice:

    Io vivo in Messico da 6 anni e mezzo. Mio marito é Messicano e non é riuscito a trovare un lavoro decente in Italia … abbiamo vissuto a Treviso dal 2008 al 2013 . Poi un po’ presa dalla disperazione di non vedere luce per lui a livello lavorativo e per la voglia di fare la mamma a tempo pieno abbiamo deciso di accettare una buona offerta di lavoro per mio marito qui in Messico . Dopo 3 anni di pacchia adesso L situazione economica é peggiorata e questo resta un paese del terzo mondo ….. spendiamo un botto di soldi per assicurazioni mediche, scuola privata e viviamo con il timore che succeda qualcosa ….. mi sento in colpa di aver portato mio figlio dalla belle provincia Italiana alla grande megalopoli che é Città del Messico e mi sento in colpa di aver lasciato i miei genitori oramai anziani . Sto pensando seriamente al rientro prima che mio figlio entri nell’ adolescenza e sia più traumatico per lui . Però ho moltissima paura di non trovare più nemmeno io un lavoro adeguato , dato che non sono più una ragazzina e sono stata 6 anni senza fare nulla . Però non riesco a rassegnarmi a vivere qui ….e credo che nonostante le difficoltà in Italia abbiamo un sistema sanitario garantito è una scuola pubblica di ottimo livello . Credo che mi farò coraggio e rientrerò prima io a cercare lavoro per poi chiamare la famiglia .
    Bello il sito , grazie per questa iniziativa ! Ci sono tanti blog che parlano di espatrio ma quasi nessuno parla del rientro

    Rispondi
  26. Eleonora
    Eleonora dice:

    Mi hai letto dentro…rientro in Italia domenica, dopo 3 anni di vita tra Francia e Svizzera…sono terrorizzata, spero non sarà troppo traumatico…

    Rispondi
  27. Davide
    Davide dice:

    Ciao, io e mia moglie viviamo negli States da ormai 6 anni ma non ci siamo mai abituati alla vita qui. Cerchiamo di rientrare una volta l’anno in vacanza ma con i costi e tempi non sempre e’ possibile. Quindi (non mi insultate) penso che chi viva in Europa o comunque a un’ora/due di volo dall’Italia non possa considerarsi pienamente un expat perche’ appena sale la malinconia, 50 euro di un volo low cost e passa la paura. Poi parliamoci chiaro, l’Europa alla fine e’ un grande “paesone” dove bene o male le abitudini e lo stile di vita e’ los tesso ovunque (salvo rare eccezioni). Per chi invece come me vive negli states o Cina o Canada, il discorso e’ completamente diverso, e seppure noi italiani siamo ovunque e ci si puo trovare in piccole comunita’, la lontananza si sente eccome, sia culturale che geografica.
    Adesso, siamo al punto che vorremmo ritornare, ed ho gia’ una proposta di lavoro a Parma. Data la vostra esperienza di rientro e ri-inserimento nella vita in Italia, sconsigliate il passo o comunque non vi siete mai pentiti della scelta di rientrare?

    Grazie 1000

    Rispondi
    • Isotta
      Isotta dice:

      Parole magiche “non ci siamo mai abituati alla vita qui”.
      Vivo in Austria da fin troppo e sono veneta. Per chi conosce la storia, in teoria dovrei essere molto simile agli austriaci. Invece mi sento fuori posto. Attenti a non gesticolare, attenti a non fare battute nuove, attenti a non … ma che ne so! Da tempo ho un blocco …. non vado nemmeno più dalla dottoressa, ho annullato visite che mi avevano consigliato… ormai mi curo con il dottor google. Tornerei anche subito in Italia, altro che ripensamenti!

      Rispondi
    • Emanuela
      Emanuela dice:

      Chiunque abbia un esperienza lavorativa di qualche anno fuori dal proprio paese natale si puo’ definire un expat, indipendentemente dal continente in cui si trova. Ogni esperienza e’ valida ed importante a suo modo.

      Rispondi
  28. PRISCILLA
    PRISCILLA dice:

    Finalmente un articolo che parla dello shock da rientro…pensavo davvero di essere l’unica pazza. Ho vissuto 6 anni a Sydney con il mio ragazzo e mi sono completamente innamorata di quella città e dell’Australia in generale. Dopo anni di frustrazione e insoddisfazioni lavorative in Italia avevo finalmente trovato un posto con tante opportunità. A Sydney sono riuscita a realizzarmi finalmente a livello professionale, crescere, imparare una lingua nuova, essere indipendente dalla mia famiglia e diventare la persona che volevo essere. Ero veramente felice. Poi è nato mio figlio e ci siamo fatti prendere dal senso di colpa per il fatto di farlo vivere lontano dalla famiglia, nonni zii cugini. Così dopo mesi a pensare se partire o restare abbiamo deciso di partire e tornare in Italia. Onestamente non sono mai stata molto convinta di quella scelta ma il mio compagno cominciava a dare segni di insofferenza nei confronti dell’ Australia e gli australiani e non so…in quel momento mi sembrava la cosa giusta da fare pur sapendo che Sydney mi sarebbe mancata moltissimo. Non avrei mai immaginato che sarei stata così male. Sono tornata da più di un anno e non riesco a darmi pace. La nostalgia mi sta facendo veramente male. Mi ritrovo spesso a piangere e mi sento depressa. Sto cercando di andare avanti e voltare pagina ma sono ancora troppo ancorata ai miei anni passati in Australia. Ho spesso dei flash back, immagini e ricordi riaffiorano all’improvviso durante la giornata e la tristezza mi assale. Era davvero il paese giusto per me ma ormai siamo qui e non possiamo tornare indietro. Vorrei solo superare la cosa e ritrovare la serenita’.

    Rispondi
  29. Roberta
    Roberta dice:

    Ciao Al, anche io e il mio ragazzi viviamo a Londra da 6 anni. Lui ha appena ricevuto un offerta di lavoro a Roma con un buono stipendio. Entrambi abbiamo due buoni lavori qui e io adesso sono incinta. Lasciare tutto vorrebbe dire lasciare la sicurezza di due buoni lavori e forse un migliore futuro per nostro figlio. Si accettano consigli.. i dubbi sono tanti..

    Rispondi
    • Melissa
      Melissa dice:

      Ciao Roberta,
      Sono rientrata in Italia da un paio d’anni per motivi di salute aggravati da danni fatti da medici inglesi che mi hanno rovinata. All’epoca avevo fatto la cazzata di iscrivermi all’AIRE per cui non potevo curarmi in Italia e ho dovuto quindi rientrare riprendere la residenza e avere di nuovo diritto all’assistenza sanitaria italiana. Ero inoltre stanca di 5 anni di Londra e altri 7 in altri Paesi Europei. Non ne potevo più di Londra, di lavorare con e per inglesi, dei valori alla base della loro mentalità e cultura e quando ancora pensavo all’eventualità di far crescere un figlio in Inghilterra soprattutto per quanto riguarda il livello di istruzione scolastica alquanto mediocre nonché i costi nei primi anni di vita, ecc. sapevo che avrei preferito farlo crescere in un contesto socio culturale diverso. Ho trascorso questi due anni tra mettere a posto la salute ed inseguire il sogno di vivere in Russia, ma non ho trovato un lavoro per cui da circa un anno sono in Italia in pianta stabile, mi è bastato lavorare per qualche mese per un’azienda del Triveneto per rendermi conto che qui non sarò mai apprezzata come professionale, nonché stipendi da fame, precarietà, mobbing e zero cultura aziendale. Se sei over 30 con figlio in arrivo, io al tuo posto ci penserei bene prima di lasciare tutto, almeno prenderti tempo fino all’età dell’asilo, in quanto il datore di lavoro inglese offre sempre molta più flessibilità e non si fa problemi ad assumere una neo mamma. Qui il medioevo culturale la fa ancora da padrona. A meno che tuo marito abbia ricevuto un’offerta che ti permetta di poter stare a casa per mesi o per i primi anni di vita di tuo figlio, io ci penserei molto. In UK puoi sempre lavorare da casa, qui si timbra ancora il cartellino in molti posti…tutto dipende dalla professione che svolgi in UK, se fosse possibile lavorare in remoto potresti anche proporre loro di farti lavorare dall’Italia magari? Rientrare con solo uno stipendio e un figlio in arrivo è un po’ un rischio secondo me dal punto di vista economico e professionale per quanto riguarda te nel post maternità. Io pur non avendo figli sto facendo fatica a trovare perché il mio profilo è troppo internazionale e non ce la faccio ad “accontentarmi” e a buttare via tutto quello costruito in questi anni. La frustrazione è tale da farmi considerare di rientrare nella tanto odiata Londra, l’unica cosa che frena è io mio stato di salute. E’ una decisione molto personale, credo dipenda molto dalla vostra professione e di quanto il vostro profilo sia appetibile per il mercato del lavoro italiano. In bocca al lupo per tutto.

      Rispondi
  30. Monica
    Monica dice:

    Mi ritrovo completamente in questo articolo e anche nei vari commenti.
    Io sono partita adolescente dall’Italia per studiare all’estero e non sono più tornata…. ormai sono 20 anni che non ci vivo (aiuto!!!). Dopo un paio di batoste professionali e personali, mi ritrovo a sognare una vita nella mia città, vicino alla mia famiglia.
    Come tutti voi pero ho paura… Paura di rimpiangere la decisione, di non trovare un lavoro adeguato, di impazzire!!!
    Non lo so come andrà a finire ma mi fa piacere sapere che non sono l’unica… I cervelli in rientro esistono 🙂 Un abbraccio a tutti.

    Rispondi
  31. Roberta
    Roberta dice:

    Dopo aver vissuto per quasi trent’anni alla estero, rientrando qui in Italia mi sento completamente un estranea sia con la famiglia che con quelle persone che sembravano tue amiche quasi un anno che sono qui molte volte penso di scappare, alla mia eta(53 anni) devo ricominciare da zero,andare a scuola per la patente italiana per il fatto che quella americana non ha valore,tutti gli studi o licenze ottenute non posso usarle insomma una vita di sacrificio per poi arrivare qui e essere frantumata da una tonnellata di burocrazia e corruzione. Un grande prurito nei piedi anche per me

    Rispondi
  32. Chiara
    Chiara dice:

    Leggo questo articolo e tutti questi commenti, da una pianura padana dormiente e mai così malinconica, e mi immedesimo completamente in molte delle vostre situazioni. Sono appena tornata in Italia per via della situazione Coronavirus, dato che lavoravo nell’ industria alberghiera e il mio lavoro era in crisi…e comunque mi ero un po’ stancata del posto in cui ero. Ho 25 anni, vivo fuori dall’ Italia da quando ne avevo 19, saltando un po’ in giro per l’ Europa tra studi e lavoro. Continuavo a dirmi “quando sarò grande” tornerò in Italia e a posticipare il fatidico ritorno e ora che sono a casa, in più in questa situazione particolarmente incerta,sono molto in ansia! Sono fortunata ad avere una famiglia con cui vado molto d’accordo, ma il desiderio dei miei gentitori affinché io trovi un lavoro in italia, si fa sentire e mi opprime. Tutto questo tempo all’ estero e spesso in realtá molto cosmopolite mi ha reso ormai assuefatta dal sentirmi in un ambiente internazionale, ricco di stimoli culturali e a suo tempo al sentirmi un po’ speciale in quanto straniera, “esotica”. Tutto il contrario di Piacenza, la mia città! In più, non so se anche a voi capita, ma mi succede che, forse perché troppo abituata a parlare inglese o magari non frequentando tantissimi italiani, mi capita spesso di trovarmi come tagliata fuori dalle conversazioni, di venire criticata per le mie idee o modi di fare troppo anticonvenzionali o di non capire più il senso di umorismo altrui! La mia grande paura è che essendomene andata via così giovane e in anni così fondamentali per la formazione di una persona, la mia personalità sia ormai irrimediabilmente cambiata e sarò un po’ sempre un pesce fuor d’acqua nel mio paese. Altri hanno dubbi simili? Un bacione a tutti

    Rispondi
    • Alessia
      Alessia dice:

      Credo che noi “italiani che vivono o hanno vissuto all’estero” siamo destinati a sentirci “diversi”. Quando sono in Italia, mi manca immensamente la vita di Londra e quando sono a Londra mi manca l’Italia e l’italianità. È come vivere costantemente in un limbo. Fai della tua esperienza all’estero la tua forza quando sei in Italia, ricordati che la maggior parte degli italiani che non hanno mai lasciato la città natale non hanno la minima idea di quello che hai affrontato, da sola, lontana da tutti e da tutti. Ti mando un abbraccio. Lavoro in Hotel anche io.

      Rispondi
  33. Anto
    Anto dice:

    Ho letto quest articolo e mi ci sono ritrovata in tutto, ma ancor di piu’ in tutti i commenti letti fin’ora. Sono rientrata nella mia città natale dopo 3 anni in Svizzera, dove vivevo col mio ragazzo e dove entrambi avevamo un ottimo lavoro, ambiente internazionale, avevamo creato delle amicizie e stavamo bene…nel contempo però ho sempre sentito la mancanza della mia famiglia, complice anche una grave malattia di mio padre che mi ha portato a prendere un aereo ogni 3 settimane per poter andare a trovare i miei genitori e far loro sentire la mia vicinanza. Sono partita per la Svizzera controvoglia 4 anni fa, perchè il mio ragazzo aveva trovato un buon lavoro li, che lo valorizzava e soprattutto amava la città dove vivevamo, e controvoglia sono partita e l’ho raggiunto ma sempre col pallino di voler tornare. Per questo motivo, ho partecipato a un concorso e l’ho vinto e con questo a luglio sono tornata in Italia per prendere servizio nella mia città natale, ma da sola!! Adesso dopo quasi un anno, tra le mille difficoltà dell’esser tornata nella casa dei miei genitori e la lontananza da lui che non riesce a trovare un lavoro soddisfacente qui, complice anche la quarantena che stiamo vivendo, sto malissimo, penso ogni giorno di aver commesso un terribile sbaglio..ho inseguito il sogno del posto fisso in Italia perchè mi sembrava un buon modo per metter su famiglia e non dovermi preoccupare per il futuro, e soprattutto per poter coniugare una mia indipendenza con la possibilità di avvicinarmi ai genitori anziani e poter passare vicino a loro l’ultima parte della loro vita..ma ora…tutto questo mi sembra inutile…sono angosciata perchè anche io, come ho letto in qualche commento, ho dei flashback della mia vita all’estero, le passeggiate, la mia vita con lui, il divano di casa mia, la libertà di prendere un treno e in pochi minuti ritrovarmi a fare una passeggiata nella natura… tutte cose che prese ad una ad una sembrano stupide, eppure mi mancano terribilmente, e non riesco a fare a meno di pensare di aver sbagliato a buttare via la possibilità di far crescere un eventuale bambino con la qualità della vita perfetta svizzero tedesca, solo per l’illusione di poter tornare indietro a una vita che non mi appartiene più…Il lavoro che faccio ora mi piace, cosi come l’ambiente e i colleghi cosi diversi da quelli freddi e austeri con cui lavoravo nella prestigiosa sede di lavoro estero, eppure non lo so, sento che mi manca la libertà che avevo guadagnato nel poter fare quello che volevo senza dare conto a nessuno, oppure quella capacità economica che mi permetteva di spendere cifre ora impensabili per un weekend fuori organizzato all’ultimo minuto.. Oggi mi sono imbattuta in questo blog perchè sto mandando freneticamente cv nuovamente all’estero, e nella mia fase di depressione ho visto che non sono la sola ad accusare cosi tanto il colpo del rientro, e mi sento un pò meno sola….Spero di poter trovare presto una soluzione alla mia frustrazione..
    Scusate lo sfogo

    Rispondi
    • Alessia
      Alessia dice:

      Mi auguro che tu possa ritrovare la tua felicità.
      Mi ha colpita il tuo commento dato che anche io vorrei tornare in Italia per stare vicina alla mia famiglia e anche io avevo pensato di fare dei concorsi pubblici..
      Sicuramente la quarantena sta amplificando le emozioni di tutti, però forza, che ci saranno giorni migliori. Te lo auguro di cuore.

      Rispondi
  34. Anto
    Anto dice:

    Anche io mi ritrovo pienamente in questo post. Ho vissuto 3 anni in Svizzera e sono rientrata nella mia città natale quasi un anno fa dopo aver vinto un concorso pubblico… premettendo che mi sono trasferita per amore ma sempre col pallino di tornare, ho partecipato al concorso lo scorso anno ma quando ho capito che sarei rientrata tra i vincitori ho cominciato ad angosciarmi, ed improvvisamente ho avuto paura di lasciare la mia comfort zone, fatta di una casa col mio compagno, un lavoro ben pagato ma con un pessimo capo, pochi amici che sono diventati un po la famiglia del posto… eppure quando è arrivata la convocazione ufficiale me ne sono andata, sono tornata nella casa dei miei genitori sperando che il mio compagno potesse trovare presto un lavoro in italia e potessimo finalmente costruire la nostra vita di nuovo a casa nostra, con vicino gli affetti
    e comprarci una casa, contare su uno stipendio sicuro e metter su famiglia. Eppure…da quando è iniziata la quarantena ho incubi continui, ripenso continuamente alla mia vita all’estero, le piccole cose, la quotidianità…flashback su giorni e o situazioni vissute e il rimpianto per aver preso una decisione basata sulle convinzioni di non dover mai rinunciare a un posto pubblico perché è una sistemazione sicura..soprattutto mi manca la vita a 2, e ho il rimpianto di essere ritornata in un paese poco sicuro, con una qualità della vita nettamente inferiore a quella che mi poteva offrire il posto in cui stavo, perché ero convinta di non voler trascorrere tutta la mia vita in un paese straniero.
    Spero di chiarirmi le idee, ma al momento la frustrazione è tanta…

    Rispondi
  35. Alessia
    Alessia dice:

    Articolo davvero molto bello, mi sono ritrovata in tantissimi punti. Vivo nel Regno Unito ormai da 4 anni e purtroppo da tempo ho una grande nostalgia del mio paese che mi ha tolto quel senso di felicità che avevo prima. Ho quasi 30 anni e sto pensando di rientrare in Italia tra 2 anni (causa Brexit, è meglio aspettare questi tempi per una questione di visti) ma sono molto spaventata. Lavoro nell’ambito turistico (hotel) e non so se la cosa ideale sarebbe di iniziare ad inviare cv da qui o mollare tutto e tornare. Cosa dite? Qualcuno ha avuto un’esperienza simile? Potrei anche pensare di rientrare e casomai ripartire appunto per il Regno Unito, se mi dovesse andar male..

    Rispondi
  36. michela
    michela dice:

    Rincuora anche me leggere questi post. Sono tornata in Italia dopo 5 anni in Scozia dove andai spinta da un grandissimo desiderio e da altrettanta energia. Dopo aver fatto molti lavori e vissuto parecchie avventure sentivo che non potevo più rimanere “parcheggiata” all’estero senza un reale motivo, qualcosa che giustificasse tutta quella fatica e quella solitudine. ero esaurita. Avrei potuto rimanere, qualificarmi come insegnante lì magari integrando i crediti che mi mancavano, ma qualcosa dentro mi diceva di no, ero terrorizzata dall’idea di passare tutta la vita lì, una vita da migrante, di investire e costruire lì e di non poter tornare in Italia e di non poter più inserirmi nel mondo del lavoro. mi è arrrivata una convocazione lo scorso ottobre, un lavoro migliore ed uno stipendio migliore, ed eccomi qui. certo con il calvario dell’insegnamento italiano e con uno spaesamento ancora molto presente. Odiavo e odio la cultura anglosassone, eppure mi ha formato, mi ha plasmato. ora è come se stessi cercando di tornare qualcuno che non sono più. Allo stesso tempo è bello guardare le persone negli occhi, esprimere emozioni in modo più diretto, poter alzare un pò la voce, è bello il calore, la primavera, il mercato, i colori, il suono delle campane, gli amici con cui posso essere davvero genuina. ma non mi tolgo di mente la Scozia e tutti gli ultimi anni vissuti lì, e mi manca molto anche se so che la vita all’estero non è per me. Forse bisogna fare pace con questa inquietudine, e capire che da un lato siamo stranieri a noi stessi, a prescindere, chi più chi meno, e dall’altro che si fanno delle scelte perché in quel momento, in quella fase di vita era necessario, era la priorità e non si poteva fare diversamente… in bocca al lupo a tutti, di cuore, sarebbe bello ampliare i canali di comunicazione di noi rimpatriati e sentirci meno soli!!

    Rispondi
  37. Maria
    Maria dice:

    Grazie a tutti per l’articolo e per i commenti, li ho letti tutti. Sono un medico, in Francia per amore da quasi sei anni, due figli. Se non fosse per la mia famiglia sarei già tornata da un bel pezzo. Come si fa a trasferire tutta la famiglia, coniuge straniero compreso? Per ora è questo l’ostacolo maggiore… avete qualche esperienza? Grazie

    Rispondi
  38. Emanuela
    Emanuela dice:

    Partii per Londra con poche cose in una valigia, non mi ero data limiti di tempo: avevo un budget, non sapevo quanto sarebbe durato.
    Vivo a Londra da 10 anni, da almeno 5 penso di rientrare… tra una cosa e l’altra non l’ho mai fatto, incidenti di percorso e periodi di profonda introspezione mi hanno tenuta qui per completare la mia formazione emotiva e caratteriale.
    Recentemente ho perso il lavoro causa-Covid ed ora piu’ che mai sento il bisogno di vivere in una realta’ piu’ piccola, a misura d’uomo e di riavvicinarmi alle radici ed ai genitori anziani che hanno bisogno di una spalla a cui appoggiarsi.
    Fra 3 settimane tornero’ a casa un mese per sperimentare la vita li’. Provincia di Treviso (sigh!).
    Lo so, un mese non e’ niente, ma e’ quello che mi posso permettere al momento.
    In questo mese cerchero’ casa per me e la mia micia ed iniziero’ a pianificare il nostro rientro.
    Non sono mai stata pienamente italiana come non saro’ mai inglese, o meglio, Londinese.
    Mi sento piu’ cittadina del mondo…
    Specialmente negli ultimi due anni, ogni volta che tornavo a casa per qualche giorno di vacanza, mi rendevo conto di quanto sia un pesce fuor d’acqua li e di come la mia visione della vita e delle cose non si intoni al territorio.
    L’idea di cercare lavoro in Italia, soprattutto in questo clima di incertezza mi terrorizza a dir poco, ma ho deciso che voglio prenderla con calma per quanto possibile e a cuor leggero.. cercando di prendermi il tempo che mi serve, cercando di ascoltarmi il piu’ possibile e di fare quello che mi fa stare bene, senza scendere a compromessi con me stessa, credendo in quello che sono diventata grazie alla mia esperienza all’estero.
    Non sono la stessa persona che e’ partita 10 anni fa, ho altri interessi, avro’ bisogno di cambiare amicizie ed ho altre aspirazioni che non ho minimamente esplorato quando ero piu’ giovane.
    Londra mi ha reso forte e voglio usare quella forza per superare situazioni che mi spaventavano all’epoca e vedere come va.
    Posso decidere di ripartire nel momento in cui abbia il sentore di aver concluso il mio percorso in quel posto, verso Londra o altri posti, magari un po’ meno caotici, o piu’ esotici.
    Il mio punto e’, come Annalisa sento che il capitolo Londra e’ in chiusura per il momento e voglio ascoltare il mio istinto che mi dice di tornare alla mia citta’ natale. Che sia un capitolo breve o lungo poco importa, so che e’ indispensabile per capire cosa scrivere nel capitolo successivo.
    La paura e’ tanta ma non voglio lasciarmi sopraffare. Sono consapevole di tutte le difficolta’ a cui andro’ incontro e per il momento sono felice di volerle affrontare e voglio prendermi la responsabilita’ della mia decisione nel bene e nel male.
    Voglio avere fiducia in me e nella vita! Essere fedele a me stessa.
    Non si puo’ partire con le certezze ma si possono trovare strada facendo.
    Oggi mi sono resa conto di quanta gente simile a me ci sia li fuori e mi sento meno sola, grazie!

    P.s.: penso comunque sia una caratteristica tipica di noi italiani, quella di sentirsi cosi’ legati a territorio e famiglia. Questo legame ci porta a comparare la vita che facciamo all’estero con quella del nostro paese natale, quando il paragone non ha ragione di esistere. Esiste solo la capacita’ di adattamento nel nuovo territorio, anche agli italiani piu’ flessibili ed integrati viene difficile ed e’ accompagnata da una tipica passione, drammaticita’ e teatralita’ che ci caratterizza come popolo. Siamo particolarmente legati alla famiglia piu’ di altre culture. La famiglia (quando non e’ tossica) e’ si la cosa piu’ preziosa, ma non ci deve tenere dall’avere l’ambizione di mettere radici o creare una vita piu’ adatta a noi in un altro territorio. La famiglia e’ l’unica sicurezza che abbiamo, da li non si muove, non scappa! Ho inoltre scoperto di recente che i servizi assistenziali per anziani esistono in Italia e sono molto validi, per chi come me si trova solo all’estero con genitori soli, anziani e malati in madre patria.
    Siamo belli, abbiamo la “bella vita” nel sangue ed abbiamo la testa dura… sbattiamoci la testa contro e vediamo come va.

    In bocca al lupo a tutti, e forza!

    Rispondi
    • Silvia
      Silvia dice:

      Ciao Emanuela,
      condivido al 100% tutto ciò che hai scritto. E non sai quanto mi fa piacere trovare qualcuno che su questa questione così delicata e personale del rientro, la pensi come me. Anche io tra qualche settimana (tre!!:) ) mi accingo a rientrare temporaneamente in Italia dopo qualche anno all’estero. Ora posso finalmente dire di essere pronta e di volerlo veramente, ne ho davvero bisogno. Non so quanto durerà questo bisogno ma so che tornare mi farà stare bene e mi darà modo di decidere il futuro. é ora di chiudere il capitolo Francia e di aprirne uno nuovo.
      Alcuni expat sono quasi sconvolti dal fatto che io voglia tornare in Italia e non lo concepiscono…ma come scrivi tu “voglio ascoltare il mio istinto che mi dice di tornare alla mia citta’ natale. Che sia un capitolo breve o lungo poco importa, so che e’ indispensabile per capire cosa scrivere nel capitolo successivo.”
      Mi sono sempre sentita un pesce fuor d’acqua nel mio paese (tra l’altro si trova a una manciata di km dal tuo 😉 ) e dopo anni di tumulti interiori ho fatto finalmente pace con le mie origini.

      Condivido appieno quanto dici sul nostro legame con l’Italia. Ha tanti difetti, troppi ma alla fine è casa, sono le nostre origini, origini che tutto il mondo ci invidia…e questo può solo essere motivo di orgoglio. E poi in Italia abbiamo la nostra famiglia: abbiamo casa e affetti.

      Spero di averti fatta sentire un po’ meno sola in questo nuovo episodio della tua vita. Se ti va di raccontarci con un post, la tua avventura qui su Donne che Emigrano all’Estero, sei la benvenuta.

      Un abbraccio,
      Silvia-Lille

      Rispondi
      • Emanuela
        Emanuela dice:

        Grazie mille Silvia per la tua risposta e la conferma che a volte bisogna seguire il proprio istinto anche se fa paura e non sembra la cosa piu’ ragionevole al momento, almeno agli altri.
        Mi piacerebbe tanto raccontare la mia avventura, fatta di tanti alti e bassi ma che vorrei urlare al mondo intero!

        Rispondi
    • Veronica
      Veronica dice:

      Ho amato e condiviso tutto ciò che hai scritto. Anch’io a Londra da poco piû di 6 anni… anch’io veneta di provincia…anch’io con una profonda nostalgia dell’Italia, acuita sicuramente da questo periodo di quarantena ed isolamento forzato in UK dovuto al Covid-19. Ho la fortuna di avere un compagno meraviglioso che mi fa pesare meno questo mio malessere, ma è comunque sempre lî, mi accompagna da 1 anno ormai. Le paure di un eventuale rientro sono tante,soprattutto se sei over 30 come me ed il mio fidanzato, ma allo stesso tempo é chiara e lucida la voglia del rientro e la consapevolezza che questa mia esperienza in UK sia giunta al termine. Inevitabile é l’ansia e la paura di come potrebbe essere ma allo stesso tempo sono pronta Ed eccitata ad affrontare questo “salto nel vuoto”! Sta di fatto che il tempo passa ed una decisione deve essere presto, il prima possibile! Un in bocca al lupo e forza a tutti noi! Ce la faremo! ☺️💪

      Rispondi
      • Emanuela
        Emanuela dice:

        Mille Grazie Veronica, vedo che tante cose ci accomunano, sei fortunata ad avere qualcuno con cui condividere la tua esperienza ed e’ importante ascoltare quello che ci dice la pancia.
        Un grande in bocca al lupo!

        Rispondi
  39. Federica
    Federica dice:

    Ciao, bellissimo questo racconto.
    Leggerò con calma i commenti altrui, e devo dire che mi sento meno sola, grazie.
    Io sono rientrata dopo 8 anni all’estero ma sono riuscita a rimanere solo un anno e mezzo perché stavo malissimo.
    Sono ripartita per una meta a caso, e adesso dopo un anno è la prima volta che passando a casa quasi un mese, non mi viene voglia di ritornare ma vorrei restare…e sono Nuovamente in crisi. Spero di trovare un po’ di pace ma ti sono vicina e ti ringrazio per non avermi fatto sentire l’ unica e incompresa

    Rispondi
  40. Matteo
    Matteo dice:

    Ciao , io ho deciso di rientrare in Sardegna dopo che mia madre si e ammalata di leucemia ; vorrei infatti godere degli ultimi momenti insieme a lei dopo 15 anni di Olanda .
    Anche io come molti di voi sto attraversando dei momenti difficili esistenziali a causa del mio rientro .
    Sopratutto dopo i risultati che ho raggiunto in campo lavorativo .
    Un altra cosa che mi spaventa e` il lato burocratico e di documentazione ; vorrei sfruttare tutti i privilegi che un italiano avrebbe al momento del rientro ( agevolazioni etc. ).
    Esiste un consulente che possa indirizzarmi da questo punto di vista ?

    Ciao Matteo

    Rispondi
  41. Emanuele
    Emanuele dice:

    Ciao! Riposto il commento perche’ il link che ho inserito in quello di prima era sbagliato, sorry. Intanto grazie per questa bellissima storia. Io sono rientrato in Italia dopo avere vissuto 7 anni a New York City e negli Stati Uniti. Avendo come tanti sperimentato questo travaglio, al rientro ho cominciato ad intervistare altri come noi sul mio canale YouTube. Sono sempre alla ricerca di nuove persone da intervistare, se a qualcuno interessa. Uniti e’ meglio che da soli! Ciao e grazie ancora, ecco il link ad una delle mie interviste: https://youtu.be/0JdEjTfZeGI

    Rispondi

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