Sorrido, mi scende una lacrima

occhio-lacrima

Sono le due di notte.

Sorrido, mi scende una lacrima.

Ho sempre sostenuto che il mondo si dividesse in due tipi di persone: notturni e diurni. Coloro  che riescono dormire poco e si attivano al calar del sole, e i secondi che al primo raggio di luce balzano già dal letto per goderne a pieno.

Io sono definitivamente diurna: il sabato mattina adoro svegliarmi per poter realizzare qualche attività all aria aperta, piuttosto che dormire fino a mezzogiorno per aver fatto le ore piccole. In genere verso le 23  ho già sonno. Adesso invece sono le due di notte e io sono davanti al computer, sveglissima. E scrivo.

Da qualche tempo, quando vado a letto, non ho scampo. Siamo solo io ed i miei pensieri. Credetemi, non è una bella compagnia di questi tempi. Non posso più afferrarmi a distrazioni di ogni tipo, il pensiero ossessivo che mi attanaglia costantemente in questi giorni viene di nuovo a trovarmi. Il suo nome? Non lo devo nemmeno nominare, credo sia lo stesso di tutte voi. Cerco di scacciarlo invano ma non c’è verso, sembra che sia diventato la base dei miei sogni,  si è fatto strada dentro di me e ha scavato una tana nel mio Io più profondo.

Mani-incubo

Mentre guardo un film, ad esempio, vedo i personaggi che parlano tra loro e mi stupisco del fatto che non stiano mantenendo una distanza di sicurezza adeguata (sì, mi capita davvero). Poi torno in me e mi ricordo che la storia non è ambientata in questo periodo da incubo, che non è sempre stato così.

Il mio corpo, inoltre, in questa quarantena, si sta rivelando  capace di farmi vivere tutti i diversi stati d’animo in meno di 24 ore: altro che Stanislavskij!

Ecco una mia recente giornata tipo a livello emotivo:

  • Ore 11:

Ascolto  un cd jazz, riscopro il divertimento di ballare da sola in soggiorno. Mi trovo a seguire le note musicali con i piedi, comodi nelle ciabatte piú grandi di loro a forma di squalo bianco.  

Sorrido. Era da tanto che non ballavo. Mi sento leggera. A ritmo di musica mi avvio ad aiutare mio marito che richiede che lo assista nel montare un mobile Ikea. Grande impresa, per noi!

Ciabatte-squalo

  • Ore 14:

Guardo il cellulare. 

Mi scende una lacrima. Che emozione i video che mostrano coloro che cantano o suonano dai balconi delle case. Mi    commuove  vederci così fragili e d’improvviso così uniti. Di nuovo mi è chiaro quello che avevo già detto in articoli precedenti: sotto sotto, la nostra vera necessità primaria è ridere, ballare, cantare e sentirsi amati. Stare insieme o sentirsi un tutt’uno, anche quando si è soli.

  • Ore 16:

Mi arriva un messaggio di whats app. Un meme di quelli che circolano adesso su qualche improbabile maniera di sopportare la quarantena chiusi in casa.

Sorrido. L’umore non si perde mai. Chiamo una una carissima amica. Sono fortunata ad averla. Ci sentiamo improvvisamente ancora più vicine. Da quanto tempo non ci telefonavamo, invece di affidarci a lunghi messaggi vocali?

  • Ore 18:

Ecco che il telegiornale annuncia nuovi morti.

Mi scende una lacrima. Poveri loro che lasciano questa vita senza un abbraccio, senza salutare o affermare il loro amore. Senza volerlo. Resistendo fino all’ultimo respiro. Chiedendosi perché sia capitato proprio a loro.

  • Ore 21.00:

Guardo una serie comica che mi faccia scordare l’orrore, la tristezza di chi sta perdendo i proprio cari, il sacrificio di chi non sta dormendo per salvare vite, la solitudine di chi è completamente solo in casa. Qui, sul mio divano, con Netflix, la copertina e la gatta che dorme tranquilla, mi sento sicura.

Sorrido. Non c’è da preoccuparsi. Ma sarà tutto vero? Dal mio piccolo mondo protetto non lo sembra per niente. Forse si tratta solo di un incubo. Se non esco, non è reale. Posso finalmente leggere libri per cui non trovavo mai il tempo e vedere film che mi ero persa.

  • Ore 23.00:

Adesso invece ho paura. Magari ce l’ho già e sono asintomatica. Me l’avrà passato la farmacista a cui ho comprato i cerotti per mia madre? Sarà stato il giapponese  a cui ho fatto il tour l’altro ieri? Il ragazzo alla cassa del supermercato che mi ha chiesto come stessi e si avvicinato un po’troppo? E se fossi io, l’untrice?

Gente-camminare

Mi scende una lacrima. Improvvisamente ogni volto diventa importante, ogni frase detta acquista un peso. Mi è palese quante volte ci relazioniamo con altre persone senza dare loro un nome o uno sguardo, dimenticandocene in un batter d’occhio.

E i miei genitori? L’ansia preme forte in gola. Quando potrò stare tranquilla per loro? Ogni giorno spero che a nessuno succeda niente. Come devono vivere coloro che continuano a lavorare per offrirci i servizi minimi, senza il conforto di poter stare al riparo da tutto? Per non parlate dell’immane lavoro di infermieri, medici, volontari, sempre in prima linea.

Ci vuole coraggio. Da una lacrima potrà sempre nascere un sorriso, cosí come un risata può trasformarsi in pianto.

L’Yin e lo Yang, la notte e il giorno, il bene e il male, la gioia e il dolore.

Come diceva il mio amato scrittore Giorgio Bettinelli:

“La cosa bella delle cose brutte è che prima o poi finiscono”.

Forza.

Schiele-Abbraccio

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