Spagna e Italia: un cognome lungo e tante peripezie

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Questa è una storia di punti di vista, una storia su come il bello e il brutto dipendano da tanti fattori e come spesso l’opinione cambi a seconda della latitudine. Pure quando si tratta del tuo cognome!

Mi presento: sono Ilaria e sono italiana al 100%, anzi napoletana doc da almeno 4 generazioni. Eppure non ho un cognome tipico napoletano, anzi neanche tipico italiano, il mio cognome è unico.

Siete curiosi vero?

Beh, tenetevi forte perché è unico quanto complesso: mi chiamo Ilaria Notarantonio. Proprio così, Notarantonio!

L’origine è abbastanza intuibile secondo me: un notaio che si chiamava Antonio. Lo so, un cognome tanto originale con una storia tanto noiosa, che delusione!

Tutte le volte che lo dico in Italia lo devo ripetere 100 volte, e direi che nel 95% dei casi viene comunque scritto male. I più quotati sono “Tarantino” e “Notaro”.

Di battute sulla sua lunghezza, poi, ne ho sentite davvero tantissime, della serie “fai prima ad arrivare a Milano che a dirlo!”. 

Pensate che ad ogni appello in classe il professore di turno scorreva veloce tutti i cognomi e si soffermava sempre, puntualmente, al mio.

Allora cominciava a balbettare “Notar… Notata… Tarrant…” fino a prendere la rincorsa e pronunciarlo coraggiosamente, tra le risatelle di tutti. Altre volte invece ci rinunciava dicendo direttamente “Ilaria”, oppure io mi impietosivo ed intervenivo in suo soccorso esclamando “Notarantonio, eccomi, presente!”.

Una volta mia madre ad un colloquio con il prof di matematica, il temutissimo professor Achito, si era presentata come “la mamma di Notarantonio” e il professore dubbioso aveva chiesto: “di chi?”.

Mia mamma aveva allora chiarito: “Ilaria Notarantonio”.             

 Il professore Achito aveva quindi cambiato espressione: “sua figlia va malissimo in matematica, ha 3!!”.

Mia madre era rimasta interdetta, avevo sempre avuto ottimi voti.

Risultava che il professore mi aveva confusa con una studentessa di cognome Ilario e che pensava io mi chiamassi Antonia. Un giorno ci faccio un cortometraggio.

Lo sfottò più originale che ho sentito sul mio cognome è comunque ‘vota Antonio’ dal celebre film di Totò, che cade anche a pennello con le mie origini.

E se avessi avuto un euro per tutte le volte che mi hanno chiamata Notaro Antonio, pensando fossi un maschio e restando scioccati vedendo me? Alla bidella del liceo le era quasi preso un colpo e mi aveva chiesto perché mi avessero dato un nome da maschio.

Quando poi sono espatriata, ero pronta al peggio.

In Inghilterra ogni volta che dovevo fare lo spelling del mio nome era una croce, anche perché non fanno lo spelling con i nomi di città quei maledetti (alert ironia).

Atterrata in Spagna allora, all’inizio dicevo il mio cognome piano e con le solite accortezze usate in Italia “è una parola intera”, “è come Notaro Antonio, ma tutto attaccato e senza la o”, eppure li vedevo spavaldi ‘sti spagnoli. Mi guardavano pure male, perché io restavo lì a fissarli aspettando che mi chiedessero di ripetere e invece nulla.

Allora ho cominciato ad evitare le accortezze e, oh, lo scrivevano giusto al primo colpo.

Ho cominciato a dirlo velocemente e con disinvoltura, come se fosse un cognome qualunque, e ho scoperto che lo capiscono.

Lo capiscono al volo, al primo colpo, potete immaginare la gioia?

Ne ho parlato con qualche amica di Madrid che mi ha detto “ma certo, è facilissimo, è come Notaro Antonio ma senza la o e tutto attaccato!”.

Ma io lo dico da tutta una vita!!!

Risulta che la ragione sia da ricercarsi nel fatto che gli spagnoli portano due cognomi, quelli della madre e del padre, e che tra l’altro spesso i cognomi sono composti quindi se ne ritrovano tre o quattro con tanto di secondo nome. Insomma, Ilaria Notarantonio è davvero molto semplice per loro.

Vi dirò di più, spesso commentano entusiasti “che bel cognome, come è originale ed elegante!”.

Allora sì, mi ci hanno fatto prendere consapevolezza. Quel cognome tanto odiato da bambina per tutte le volte che lo dovevo ripetere, per tutti gli errori, le battute e le incomprensioni, è bello e originale.

Non mi serviva un cognome nuovo, tanto desiderato e auspicato, mi serviva solo cambiare il punto di vista.

E se avrò figli glielo cederò con orgoglio e ripeterò loro: è unico come la vostra identità, andiatene sempre fieri!

PS: in compenso in Spagna scrivono male il mio nome (Hilaria, Hillaria o Illaria) e dicono sia brutto, da vecchia. Ma Ilaria significa allegria, e quindi tiè!

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