Stabilità, questa nuova (s)conosciuta

stabilità

Il mese di Luglio è arrivato anche a Barcellona, ce ne accorgiamo dalla quantità di turisti con cui devo fare slalom durante le mie pause pranzo/ passeggiate lungo Passeig de Gràcia.

Il tempo è altalenante. Non mi lamento, preferisco di gran lunga la temperatura attuale al caldo torrido delle estati spagnole.

La scorsa settimana ero a Madrid (per lavoro), il caldo era soffocante, ma la serata nella terrazza del ristorante Miss Cherie dietro il Fuencarral di Malasaña è stata piacevolissima. Vestito leggero con giacca di jeans e foulard celeste intorno al collo si adeguavano perfettamente al clima della capitale.

Ma andiamo a noi.

Se sono arrivata a prendere penna e calamaio sarà perché ho qualcosa di più di cui parlare che delle condizioni climatiche del paese che mi ospita.

Ho una vita stabile.

Il mio espatrio è una cosa alla quale, determinati momenti a parte, ormai non faccio più caso.

Per me è normale vivere in catalano/castigliano, aprire la Vanguardia o el Pais alle 8 del mattino, essere riconosciuta dalla barista dell’Ave Barcellona – Madrid, avere un gruppo whastapp con le amiche, fissare il planning del week end per incontrarci e “charlar un rato de cosas de mujeres”.

Vado al lavoro, prendo la metro solo quando è strettamente necessario, palestra nei giorni pari o dispari secondo la settimana, chiamo mamma e sorella quasi tutte le sere, compro il pane da Turris le sere in cui rientro dalla palestra di cui sopra, seguo la scalata della squadra di basket della figlia del mio collega di cui tutti i lunedì arriva puntuale il resoconto, senza dimenticare le evoluzioni della compagnia di teatro di Sebastián, altro collega dell’ufficio madrileño. So persino se arrivano nuovi giocattoli ai bambini del piano di sopra. Più che altro me ne accorgo dai rumori che fanno. Tanto rumore uguale nuovi giochi, freschi freschi di spacchettamento.

Seguo la rocambolesca politica nazionale, ho un abbonamento alla newsletter del New York Times nella versione spagnola, digito .es in quasi tutti gli indirizzi di internet del mio pc.

Non so se avrei mai pensato di poter avere una vita stabile.

E non per questo mi merito applausi di nessun tipo, ovviamente. Intendo che non ero sicura di desiderarla.

Io volevo viaggiare leggera, niente zavorre, vivere di qua e poi di là, sentire la scossa elettrica delle nuove scoperte, l’energia viva di nuovi luoghi.

Volevo studiare alla Sorbona, lavorare in un’agenzia di comunicazione politica o scrivere per un giornale, vivere a Londra, Parigi, New York, Buenos Aires. Quante più cose, in quante pù realtà potessi essere, quanti più timbri sul passaporto potessi contare.

Invece, adesso?

Pare che mi stia cimentando nell’opposto: il desiderio di fermarmi, la mia vita di routine, la sicurezza di star bene.

Ho sempre fatto quello che i miei desideri mi hanno spinta a fare e, senza neanche accorgermene, ho voluto questa stabilità.

Beh, tutti vogliono, in fondo, una vita stabile.

Ehm, errore.

Non è così, non è scontato che tutti la desiderino.

Su questo blog leggo di donne che la posseggono e di altre che, non appena la intravedono, non resistono e si rimettono a correre.

Questione di desideri.

Questione di tappe, anche.

Di momenti, situazioni che si snodano e si annodano.

Questione di movimenti cerebrali.

Che poi stabilità non vuol dire solo avere una casa, un lavoro, una farmacia ed un giornalaio da cui andare a comprare rispettivamente la tachipirina e il quotidiano del giorno. Non vuol dire solo avere un tavolo pieno di amici su cui appoggiare la borsa e i pensieri durante l’aperitivo del Giovedì.

L’augurio è di non perderla mai questa forza qui. Quella dei desideri, intendo.

“Sapere ciò che desideri”. Che può anche essere l’unica costante.

stabilità

10 commenti
  1. Maria
    Maria dice:

    Stabilità. Il tuo post arriva nel momento giusto. Inizia il nostro sesto anno in Inghilterra, una vita stabile, lavori gratificanti ma una società che demoralizza. Idem il clima. E allora, noi che abbiamo sempre ricercato stabilità, é proprio a Barcellona che pensiamo per iniziare una nuova vita, nonostante non sappiamo quanta stabilità potrà offrirci.

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    • Laura Cavalcante
      Laura Cavalcante dice:

      Ciao Maria,

      Barcellona è una città latina, con un’alta qualità della vita (a parer mio ovviamente) in cui non mancano le occasioni lavorative. Non è come la city (non so se vivete a Londra?!), che offre milioni di alternative, ma dipende molto dai mestieri che si fanno.
      Se vuoi qualche info in più scrivimi pure su FB o sul mio indirizzo email: cavalcantelaura5@gmail.com, sarò più che lieta di fare due chiacchere con te!

      Un abbraccio,
      L.

      Rispondi
  2. Maria
    Maria dice:

    Stabilita’. Ormai raggiunta in quasi 6 anni di vita in UK, per ritrovarsi a mettere di nuovo in discussione tutto e iniziare a pensare proprio alla Spagna, mentre si pianifica anche l’arrivo di un bimbo. Saremo due pazzi? chissa’! Ma l’idea di vivere in una societa’ che non ci piace, con un clima ostile, proprio non ci alletta.

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    • Alice
      Alice dice:

      Ciao Maria,

      Chiedo scusa se il mio commento risulterà off-topic, ma ti volevo chiedere se potevi dirmi un po’ di più a proposito del tuo punto di vista sulla società inglese. Io e il mio compagno stavamo pensando di fermarci qui per un po’.. e sarei curiosa di sentire il parere di chi è qua da molto.

      Rispondi
    • Laura Cavalcante
      Laura Cavalcante dice:

      Piacere di “conoscerti” Martina, sono molto felice che ti siano piaciute le mie parole.

      Grazie per avermi letta!
      Un abbraccio,

      L.

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  3. Amy
    Amy dice:

    Ciao Laura,

    Abbiamo molte cose in comune.
    E sulla stabilità: per il momento è a me ancora sconosciuta.
    Bello, leggerti.

    Un abbraccio,
    A

    Rispondi
    • Laura Cavalcante
      Laura Cavalcante dice:

      Amy,

      Ci ho impiegato un po’ di tempo a trovarla e non è detto che non voglia perderla di nuovo, anche se devo ammettere che si sta benissimo da qui.

      Posso solo garantirti una cosa: se l’ho conosciuta io, la conoscerai anche tu!
      Avanti senza indugi, la vita sa sempre come, quando, dove e perché. Fidati di lei!

      Grazie per avermi letta e per avermi scritto!
      Un beso

      L.

      Rispondi
  4. Chiara - Parigi
    Chiara - Parigi dice:

    Ciao Lauretta,

    io ero proprio come te! E poi bho, ho vissuto (e vivo tuttora) 6 anni nello stesso posto, senza rinunciare ai viaggi, alla fuga della routine, a quel pizzico di avventura che non puo’ mai mancare nella mia vita.
    Credevo di aver trovato a Parigi la mia stabilità, ma mi sbagliavo. E parlo proprio di quella stabiità e sicurezza di cui tu parli nel tuo articolo. Mi spostero’, per lavoro o per piacere continuero’ a viaggiare tantissimo, ma partendo adesso so cosa andare a cercare: la mia stabilità. E spero finalmente di trovarla.

    Un bacio grande,
    Chiara – Parigi

    Rispondi
    • Laura Cavalcante
      Laura Cavalcante dice:

      Ciao Chiara,

      questa nostra vita è fatta di infinite tappe che vanno vissute una per una senza aver fretta di accellerarle. Fai quadrato su stessa e ricordati cosa desideri; se non dovessi ricordarlo fermati un attimo e fatti questa domanda. L’ho anche scritto “sapere ciò che desideri” può anche essere l’unica costante…

      Forse il tuo tempo con Parigi si è concluso. Forse no. Fidati del tuo istinto e del tuo coraggio.

      Poi mi dici com’è finita.
      Ti abbraccio forte,
      L.

      Rispondi

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