Storia di un espatrio, anzi due… anzi tre!

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Nella vita molte di noi si trovano a far fronte a scelte e situazioni non previste ma, se a volte ne siamo piacevolmente sorprese, altre è come una tegola che ci arriva in testa all’improvviso!

E una di queste sorprese/tegole, è proprio l’espatrio: un’opportunità – certo; la realizzazione di un sogno – per alcune, ma anche l’abbandono di tutto ciò che è familiare, sicuro, confortevole.

Il mio primo “espatrio” l’ho cercato a 23 anni, in un periodo di noia all’università e nella mia vita.

Non sono mai stata una grande avventuriera ma sono sempre stata attratta da chi lo era, e per una volta volevo anch’io buttarmi nel mondo, rischiare. Sempre di un rischio calcolato parlo, ovviamente: chi è tondo non può diventare quadrato, diceva mia nonna.

Quindi con le mie quattro valigie trolley di varia ma non contenuta misura, sono atterrata in quel di Madrid.

Era un gennaio freddissimo, poco ospitale, ma io e quella città lì ci siamo comprese da subito!

E non solo lei mi ha capita, ma mi ha dato modo di capire me stessa, di conoscermi, di tirare fuori il meglio di me. Sono stati sei mesi in cui galleggiavo nella mia vita come un pesciolino intorno ad una variopinta barriera corallina. Ero sbalordita di tutto, felice degli incontri che facevo, orgogliosa di come gestivo lo stage lavorativo per cui ero lì e la vita che mi costruivo da zero.

Ogni volta che racconto di quel periodo (e vorrei poterlo fare anche di più senza tediare il malcapitato, come un ospite a cui si propinano album di foto delle vacanze), cerco di trasmettere la completezza di quell’esperienza dicendo che avevo la sensazione di trovarmi nel posto giusto, al momento giusto e con le persone giuste!

È proprio lì che ho capito che ero molto più forte ed indipendente di quanto non avessi mai creduto. Soprattutto, realizzai che vivere lontana da tutti mi aveva permesso di tirar fuori quello che avevo dentro, scevra da condizionamenti, credenze, aspettative che gli altri avevano su di me e per me.

Ma poi il mio senso di responsabilità e la mia obbedienza nei confronti di una famiglia che reclamava il mio ritorno in patria ed allo studio, mi hanno riportato alla base, dove ho trovato il grande amore e conseguito una laurea.

Passo dopo passo ho messo insieme tre lavori, un matrimonio ed una gravidanza.

Tutto filava liscio, come da copione, fino a quando il giorno in cui è nata la mia prima bambina e a mio marito è stato offerto un nuovo lavoro in Svizzera.

Era un’opportunità che non potevamo assolutamente perdere, certo che no. Quindi con una bebè di tre mesi e una macchina piena di pannolini, lacrime e ricordi siamo partiti alla volta di una nuova esperienza.

Giorno dopo giorno, mese dopo mese, sono passati più di dieci anni: un altro lavoro anche per me, un’altra gravidanza, tanti nuovi amici, molteplici sciate. Fino a quando abbiamo cominciato a sentire dapprima la voglia e poi l’esigenza di un’altra avventura.

Ormai con due bimbe più grandi e più consapevoli, partimmo alla scoperta di un nuovo continente: l’Australia.

Stavolta, altro che quattro trolley! Sedici valigie (tra S, M, L e XL) ed un container in arrivo due mesi dopo che mai avrei voluto arrivasse per l’ansia di non sapere dove mettere tutto il nostro passato.

L’Australia è completamente diversa dall’Europa – per non dire totalmente opposta alla Svizzera, sia come stile di vita che come ritmi, clima, abbigliamento…

Se in Europa è notte in Australia è giorno, se nel vecchio continente è inverno qui è estate; per non parlare della distanza, geografica ma ancor di più psicologica, acuita negli ultimi mesi da un travel ban insostenibile per noi expat.

Questa diversità è sicuramente fonte di ricchezza, cambiamento, confronto, crescita – e chi più ne ha più ne metta –, ma è anche causa di disagio, inadeguatezza, giudizio, solitudine.

Ciò che non ci uccide ci fortifica, pare abbia detto Nietzsche e anche mio nonno. Quindi, sguardo dritto e in marcia verso nuovi orizzonti con qualche “muscolo” in più!

Nei prossimi articoli approfondirò alcune esperienze che qui ho solo accennato; anzi, se c’è qualcosa che vi ha incuriosito, indirizzatemi pure e sarò felice di rendervi partecipi del mio modo di vedere questo mondo, a volte incomprensibile ma più spesso stimolante!

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9 commenti
  1. Erica
    Erica dice:

    Che Bella storia!!! Ho “espatriato” (tra virgolette come hai scritto tu, perché sempre temporaneamente) per 3 volte, e sogno ancora di ritornare all’estero! Avrei piacere se ci accennassi del lavoro di tuo marito: per chi, come me, non ha paura a prendere e partire, la questione maggiore è relativa al lavoro. Un caro saluto. Erica

    Rispondi
    • Francesca
      Francesca dice:

      Ciao Erica,
      grazie del tuo commento!
      Mio marito lavora nell’ambito del turismo per una Società che ha sedi un po’ ovunque e ciò ovviamente facilita i nostri spostamenti.
      In bocca al lupo
      Francesca – Sydney

      Rispondi
  2. Valentina - Stoccolma
    Valentina - Stoccolma dice:

    Ciao Francesca,

    che bella storia piena di opportunita´raccolte 🙂 Mi fa anche paicere sentire che gli espatri non finsicono mai… non vedo l’ora di leggere!

    Rispondi
    • Francesca
      Francesca dice:

      Valentina, io adoro le città nordiche e ho uno splendido ricordo della tua Stoccolma…magari al prossimo giro!!! 😉 Nel frattempo, scambiamoci le esperienze!!!!

      Rispondi
  3. Ilaria Madrid
    Ilaria Madrid dice:

    Madrid e la sua capacità di farti sentire semplicemente felice… Che bello che tu abbia cominciato da lì. Che vita aventurosa la tua, ho tanta curiosità di conoscere queste differenze tra vecchio e nuovo continente di cui parli.
    Un bacio!

    Rispondi
    • Francesca
      Francesca dice:

      Ciao Ilaria, sto giusto lavorando a un pezzo sull’Australia da cui si evinceranno in parte anche le differenze con la nostra cara Europa. 🙂 Grazie per il tuo commento! Hasta pronto! 😉

      Rispondi

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