Ciao, come stai?

E altre stranezze da comunicazione.

Breve saggio sul significato nascosto del botta e risposta nelle forme di saluto

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Ciao come stai rientra a pieno titolo nelle stranezze da comunicazione.

Ciao come stai è una domanda trabocchetto: siamo sicuri che chi la fa sia realmente interessato?

Ciao come stai è l’attacco standard con chiunque, che sia una telefonata o un incontro, in ufficio o con un amico. Bisogna essere preparati a ogni risposta: dal bene grazie al bene e tu, al eh insomma.

Ciao come stai è la madre di tutte le frasi. Da qui si comincia ogni discorso; da qui si sviluppa il nostro dialogo.

 

Ciao, come stai?

 

Bene, grazie.

“Ma non faccio la stessa domanda a te, perché non mi interessa sapere come stai e in fondo non mi interessa nemmeno che tu sappia come sto io. Sto rispondendo per convenzione.”

Bene, grazie è un gesto d’abitudine: come camminare o inseguire le zanzare – cose che fai e non hai bisogno di pensarci su. Con il bene, grazie si può passare subito al cuore del discorso.

 

Bene grazie, e tu?

Sembra una domanda interessata ma, di norma, non lo è. È una versione sbrigativa della faccenda: ci si aspetta di nuovo la risposta della convenzione, ovvero anche io tutto bene. Ma poi, che vuol dire ‘tutto bene’?

 

Inutilità del ciao come stai nelle telefonate d’ufficio

Ammettiamolo: è inutile. Questo ciao come stai che introduce una richiesta di lavoro a cosa serve?

Non c’è niente di più alienante che origliare un collega alle prese con il telefono, fate una prova. Nel frattempo, eccovi un dialogo tipico:

Collega A – ciao come stai?

Collega B dall’altra parte del filo – bene e tu?

Collega A –  tutto bene. Senti ti chiamo perché…

Seguono cose come: il capo non ha ricevuto la presentazione / siamo in ritardo con la consegna / vorrei sapere che fine hai fatto / mi serve quella mail.

Non sarebbe molto più onesto dire ciao, buongiorno, scusa se ti disturbo, ti chiamo perché… ?

No: ciao come stai non è una forma di educazione in una telefonata di lavoro, ma siamo così impegnati che non ce ne accorgiamo. Sarebbe educazione se poi si ascoltasse cosa ha da dire l’altro. Ma poiché sappiamo già che ciao come stai è una convenzione, saremo tutti portati a rispondere come sopra.persona-esasperata

Colleghi e amici perfidi e sinceri nelle loro risposte

E se il collega ti dice che sta male, che si fa?

Si può sperare che il malessere in questione sia dato dalla febbre o dalla tosse. Il che ci mette nella condizione di dire anche io sto male / sono appena stato male, scambiarsi due opinioni sui germi da sala d’attesa del dottore, tirare un bel sospiro di sollievo e passare al punto successivo.

Ma no, c’è il collega perfido, che ha deciso di rispondere con onestà, perché è oberato da un problema o semplicemente perché prende il ciao come stai molto sul serio. Quel collega non viene tanto amato.

Attenzione: al telefono con un appassionato di gente, rapporti umani ed empatia, si rischia veramente di avere una risposta alla domanda ‘come stai’. Quindi, se non siete il tipo di persona pronta ad ascoltare, meglio non chiedere, piuttosto zompate dritti al punto. Con educazione, si intende.

 

Colleghi e amici lagnosi

Questi due meritano una riflessione a parte. C’è gente che, quando la chiami, sta sempre male. Verso costoro, l’interesse rischia di scemare e passa la voglia di fare la domanda ciao come stai, tanto lo sai già come andrà a finire. Sono anche le stesse persone che ti ascoltano parzialmente quando tu hai un problema che vuoi condividere, e che deviano ogni discorso portandolo su di loro.

 

Utilità del ciao come stai in amore

Questa non penso ci sia davvero bisogno di spiegarla. Faccio solo una domanda: quanti chiedono come stai al partner? (E ascoltano la risposta?)

 

Sto bene, nonna

Quando chiami nonna, ciao come stai detto da lei significa ‘le tue condizioni vitali soddisfano i parametri richiesti dalla società?’ Ovvero:

“Hai mangiato? Ti sei messo la maglietta di lana? Come va con il fidanzatino? Hai un lavoro? Ti servono 5 euro?”

In fondo, cos’altro occorre nella vita dopo che hai risposto affermativamente a tutte queste domande?

Occhio alle nonne: si dice che abbiano sempre ragione. nonna-con-sombrero

Hi how’re u doin’ (senza punteggiatura)

In questo modello del ciao come stai edizione americana, a nessuno interessa come stai.

Ho voluto verificare questa teoria e ho condotto in ufficio un test per due settimane; a tutte le telefonate entranti dall’America, ho reagito con bene e tu come stai?. Meno di cinque hanno risposto e, con tutte, è seguito un silenzio imbarazzato. Morale: per l’americano, ciao come stai è tutta una parola; non ha davvero chiesto come stai, ha solo detto buongiorno, solo che di parole ne ha usate varie invece di una.

 

Varianti in tema

Ciao, tutto bene?

Questa suona un po’ come preoccupazione ed è la versione più sincera di tutte. Chi lo dice si espone alla possibilità del no. Se poi ascolta pure, è tutta un’altra storia che merita un articolo a parte.

Ciao, tutto bene, sì?

Questa non è realmente una domanda. Questo è proprio un tagliamo corto, e che non ti venisse in mente di raccontarmi i drammi della tua vita.

 

Abbastanza

Questa è la risposta di un mio collega con cui lavoravo tanti anni fa.

Avendo chiaro il concetto che alla domanda ciao come stai non si può davvero rispondere in tre secondi, il mio collega aveva coniato l’alternativa abbastanza:

“Può essere abbastanza bene oppure abbastanza male. Esprime come sto e tu ci puoi mettere quello che ti pare: compila con la risposta che preferisci”.

 

Eh, insomma

Chiudiamo la rassegna con un’apparente incertezza.

Apparente perché eh insomma è una risposta dalla doppia valenza.

Può essere riconducibile al collega e amico lagnoso: e qui sta a voi soppesare con quanta frequenza la carta eh insomma viene giocata.

O può essere autentica: ognuno, in qualunque momento, ha almeno una questione in corso che può definire problema.

Ma la verità è che tutti hanno problemi. Tutti possono, potenzialmente, rispondere eh insomma. In ufficio si soprassiede, con un amico o un partner si dovrebbe soprassedere un po’ meno.

Campagna per l’abolizione del ciao come stai

O forse anche no. : )

Basta solo ricordarsi che, chi va in giro sempre con il sorriso a rispondere tutto ok, non vuol dire che abbia appena vinto alla lotteria, ma semplicemente ha optato per un altro tipo di pensiero: cioè che il problema è parte della vita, non la vita stessa.

E voi, come state?

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2 commenti
  1. Alessandra Cina
    Alessandra Cina dice:

    Bellissimo Ahahah credo che sperimenterò “l’abbastanza.”
    Qui in Cina quando entro in classe chiedo sempre COME stai e gli studenti mi guardano SEMPRE come se fossi scesa da Marte. (L’alternativa in Cina è non salutarsi per niente, né in ufficio né a scuola né nei negozi. Ecco, chi se ne frega di come stai, in breve.)

    Comunque bene, e tu?

    Rispondi

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