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Elezioni del 2022: un bilancio (o forse no)

Di elezioni, Tik tok e cocomeri al vento

Quando mi sono svegliata, il 26 settembre, ammetto di non aver pensato al risultato delle elezioni. Ho pensato al mio dannatissimo dolore al ginocchio. Ho riflettuto sul fatto che, a ‘sto giro, mi sarebbe toccata pure una visita dal medico. Ci ho pensato circa dieci minuti dopo, mentre il mondo intorno a me si godeva ancora gli ultimi minuti di sonno. Ho afferrato il mio smartphone, fedele assistente in questa era moderna, e ho digitato qualche parola su google. Lasciatemelo dire: l’avessi mai fatto.

Votare in espatrio: qualche informazione logistica

Concedetemi, innanzitutto, una puntualizzazione: il voto per noi espatriati è un tema molto ampio. A dirla tutta, spesso, si tratta di una matassa di pensieri e parole oltremodo complessa. Innanzitutto, la questione logistica non va sottovalutata. Ogni persona maggiorenne iscritta all’AIRE ha la possibilità di votare per posta. Si tratta di un metodo quantomeno pratico ma, a volte, non troppo efficace. Occorre, infatti, fare attenzione ad aver registrato correttamente il proprio domicilio attuale. Allo stesso modo, ad esempio, a me capitò che le schede elettorali per un referendum non arrivassero. Tantissimi altri expat che, magari, hanno la fortuna di trovarsi in Italia nel periodo delle elezioni, invece, decidono di votare in loco. Per far questo, però, occorre comunicare con l’Ambasciata o con il Consolato di competenza. Solo loro, infatti, potranno verificarne l’effettiva fattibilità.
Io, ad’esempio, per queste elezioni ho votato per posta.

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Elezioni: una storia d’amore e di cervello

Quando penso alle votazioni, lo ammetto, mi emoziono sempre un poco. Mi emoziono al pensiero che, ad esempio, mia nonna per molto tempo non potè votare. Ogni mia croce ne onora la memoria, ogni mia presa di posizione ricorda lei, sua madre, sua nonna. Mi ricordo ancora quando ricevetti il tesserino elettorale, ricordo l’orgoglio del tenerlo in mano sperando di poter fare “la scelta giusta”. Mesi dopo, in una cabina elettorale, con un foglio enorme davanti, mi sarei chiesta quale fosse questa fantomatica scelta giusta. Non c’è una ricetta perfetta per il voto perfetto, ma questo lo avrei imparato anni dopo. C’è chi vota come i propri genitori, chi vota sempre gli stessi, chi legge tutti i programmi elettorali, chi fa croci a caso.

Ognuno esprime la propria opinione facendo una croce, alcuni la esprimono non facendone alcuna, altri insultando il politico del caso con caricature spesso persino divertenti. È un eterno conflitto tra l’amore per il proprio Paese, la scelta razionale verso “il meno peggio” e il desiderio viscerale verso “la svolta”. Si tratta, a ben vedere, di un conflitto di cuori e cervelli. Tutti sono, a modo proprio, alla ricerca di una soluzione.

Elezioni in Italia: il (mio) risveglio tedesco

L’AfD (Alternative für Deutschland, un partito di destra) fa i complimenti all’Italia per il risultato ottenuto durante queste ultime elezioni. A voler fare dell’ironia spicciola, ci sarebbe da dire che, davvero, dalla storia alcuni di noi hanno imparato proprio poco.
Se penso al giorno in cui sono partita, infatti, rifletto sopratutto sulle mille porte che sentivo aprirsi. Se ripercorro i passi che mi hanno portata sino a qui, non posso fare a meno di ammirare tutti i portoni spalancati, le occasioni, le possibilità. “Erano altri tempi”, mi verrebbe da dire, pensando alle mie due valigie pesanti e alla notte fresca ma limpida che mi vide arrivare a Jena. Era sicuramente un’altra atmosfera, quella che mi ha invogliata a partire. C’era quel senso di invincibilità, quella voglia di fare, quel senso di rivalsa che ci faceva sentire indistruttibili. C’erano mani tese, braccia aperte, sorrisi genuini.

Chi parte oggi, nonostante l’atmosfera tesa e la questa chiusura generale, cosa troverà ad aspettarlo? Chi decide di lasciarsi il passato alle spalle e costruirsi una nuova realà, nonostante questo clima di rabbia generale, riuscirà a trovare un porto sicuro? Esistono ancora porti sicuri? Spesso mi chiedo se questi fantomatici porti sicuri, ancora, esistono. A volte, con un pizzico di malinconia, mi siedo di fronte alla finestra e mi interrogo. Mi chiedo che ne è stato della gente che protestava per strada. Mi domando dove sono finiti i professori che scrivevano papers inferociti e bellissimi su governanti inadatti. Rifletto sulla scomparsa della musica della mia adolescenza, con il dito medio sempre rivolto alla classe governante. Poi mi riprendo e realizzo. Alcuni sono morti, spesso in circostanze non chiare. Gli altri, invece, sono su Tiktok a fare i video di risposta a politici che imbracciano cocomeri a caso.

„A quanto pare, tutta la storia umana non fa altro che ripeterci una cosa: è solo ciò che è stato.“
Pier Paolo Pasolini, Petrolio

Trasloco e sorrisi

Trasloco: gioia e dolore di ogni expat

Trasloco: gioia e dolore di ogni expat

Trasloco: quante di voi hanno gli incubi al sol pensiero?

Io sicuramente sì! Come dicevo nel mio precedente articolo , il mio sub-conscio mi avverte di un cambiamento con una serie di sogni disturbati. Ma cambiando meta ogni due anni (in media), la mia vita notturna è abbastanza…movimentata.

Ad inizio aprile abbiamo lasciato Parigi definitivamente e quindi sono fresca fresca di trasloco internazionale. Il 29 marzo, in circa 5 ore, tre uomini arzilli sono venuti ad impacchettare, ancora una volta, la nostra vita, che è racchiusa in 70 scatoloni (20 in più dall’ultimo trasloco!).

Scherzi a parte, nonostante lo stress, il trasloco è anche sinonimo del cambiamento. E il cambiamento è sempre una buona cosa, perchè ci rende vivi e ci fa mettere le nostre priorità nel giusto ordine.

Metodo ed ordine (mentale) sono fondamentali per non impazzire e farmi prendere dall’ansia durante il trasloco.

Negli anni ho sviluppato una mia metodologia organizzativa, che mi ha portato anche tanti complimenti da parte dei traslocatori che si sono trovati metà lavoro fatto! L’unico momento in cui ci si rende veramente conto di quanto si è accumulato è quando ci si siede a tavolino e si pensa a quante box servirannoLa Marie Kondo che è in me esce fuori di prepotenza e inizia a creare liste, a dividere oggetti, vestiti, libri in categorie e a fare decluttering, una parola a me cara che sto pensando di farmi tatuare come mantra di vita!

Prima cosa fondamentale di cui ho bisogno è la data del trasloco. Io funziono a scadenze: se non ho una deadline che mi mette un poco di fretta, lascio che la pigrizia abbia la meglio su di me e mi riduco all’ultimo minuto. Per cui porto allo sfinimento mio marito fino a quando non abbiamo deciso una data.

Una volta fissata la data fatidica, inizio a fare delle liste delle cose da mettere nel container e le cose da portare con noi: documenti importati, vestiti e scarpe per un tot di mesi di transizione, cibo. Il cibo non deve mai mancare. Ma di quello, vi parlerò in uno dei miei prossimi articoli! Le liste sono uno stumento molto utile per avere un’idea di quello che si ha e per capire cosa vale la pena tenere e cosa buttare. Stavolta abbiamo fatto una bella cernita di documenti che ci portavamo dal 2016, da quando abitavamo a Londra. Per 6 anni, bollette di luce, gas e council tax ci hanno seguito in giro per il mondo, occupando spazio inutile che avrei potuto dare ad un altro paio di scarpe!

Stilate le mie liste infinite, soprattutto durante notti insonni in cui mi aggiro per casa alla ricerca di ispirazione, il prossimo step è il decluttering, ossia comincio a rendermi conto di quanta “spazzatura” ho accumulato e mi maledico costantemente per aver fatto troppo shopping (nel frattempo ho il carrello di Zalando pieno di roba). Poichè siamo sempre in case affittate ed arredate, questo step mi serve anche per dividere le nostre cose da quelle dei proprietari, così da non avere lo stress di controllare i traslocatori che prendono tutto senza neanche porsi domande.

Adesso non resta che aspettare il giorno del trasloco e osservare come, in poche ore, tutto ciò che possiedi viene diligentemente avvolto e riposto in delle scatole rigide, segnate da un numero e da una parola chiave.

Ma oltre agli oggetti, vengono impacchettati anche i ricordi e le aspettative.

Mio marito mi accusa di essere una accumulatrice seriale e di essere troppo attaccata agli oggetti (chiedetegli come reagisco quando devo buttare delle scarpe che sono distrutte ma a cui sono affezionata). Lo ammetto: non ha tutti i torti. Ma per me ogni oggetto, libro, vestito è associato ad un ricordo, ad un momento ben preciso. Quindi, oltre agli oggetti, vengono impacchetttati anche i ricordi a cui sono legati.

La tovaglia con le olive che ci diede mia madre ci ricorda il nostro primo anno di convivenza a Londra. Era la tovaglia “delle occasioni” perchè non ne avevamo altre! Lo stendino che Andrea si porta dietro dai suoi anni del master è il ricordo dei suoi anni da studente, fatti di rinunce e lavatrici da solo.

Quando mi ritrovo a fare le mie liste con conseguente “pulizia”, mi sale il magone e non so rinunciare a nulla, perchè sento dentro di me che sto lasciando andare un pezzo della mia vita. Ma poi realizzo che in realtà sto solo facendo spazio per nuovi ricordi, nuove avventure, nuove storie da raccontare agli amici e alla famiglia.

Per noi che viviamo all’estero, il trasloco non è solo un peso, non è solo mera logistica. Per noi è mettere letteralmente la nostra vita in un container per spedirla altrove, caricandolo di aspettative, paure ed eccitazione.

Cina. La forza delle donne: invidia o solito maschilismo?

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Canada, Ucraina e i miei pensieri sparsi