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Dalla Norvegia a Singapore, ricominciando da zero

Sono passati due mesi dalla mia partenza.

Settimane in cui sto ricominciando da zero, senza una casa, senza un lavoro e molto, molto lontano dall’Italia.

Sono passate in fretta, queste settimane.

Per certi versi, mi sembra di essere atterrata ieri a Singapore, con due valigie e un borsone a racchiudere unicamente tutto quello che decisi di portare con me.

Per altri, mi sembra di aver sempre vissuto in questa metropoli, così ricca e dinamica.

È come stare su un’altalena di sensazioni che, per dirla fuor di metafora, mi sta tirando scema 😀 .

Euforia dionisiaca

ricominciando avventure

Nuove avventure!

Avete presente il giorno di Natale da piccoli, quando ci si alza alla mattina alle 6 perché no, non si può stare a letto, ci sono i regali sotto l’albero da aprire!?

Non solo. C’è quel regalo, quel pacchetto, proprio quello che avevi chiesto, e lo senti, lo sai, che è lì ad aspettarti.

Guardi sotto l’albero tutte quelle scatole colorate, infiocchettate, bellissime e allunghi le tue mani verso quella che chiama il tuo nome.

Gli occhi ti brillano, un sorriso nasce spontaneo sulle labbra, mentre le tue mani si muovono un po’ goffamente a rimuovere il nastro e poi con forza, non potendo più resistere, a strappare la carta.

All’inizio era proprio così.

Uno stato effervescente che mi attraversava le vene, circondata da mille cose da fare, nuove e vecchie persone da incontrare, profumati sapori da ricordare, luoghi stranieri e terre aborigene.

Dopo un po’…

Tremenda frenesia

fenesia

La lista delle pratiche da chiudere che cresce.

Quella dei documenti da tradurre, legalizzare, consegnare che si moltiplica!

Le telefonate ad orari impossibili per riuscire a parlare con quel funzionario tanto gentile dall’altra parte del mondo. La faccia dell’impiegato all’Ambasciata, quando mi vede per la quarta volta in due giorni. Gli appuntamenti col marito programmati su Outlook.

Riflettendoci, credo mancasse solo di avere le mutande in fiamme.

Ma nulla che non si potesse curare con una sana respirazione, tante tisane e una buona dose di self-control.

Nostalgia canaglia

Se state pensando al mitico brano di Al Bano e Romina, ci avete visto giusto.

Complice il mese di ottobre, un mese per il quale ho sempre avuto un debole, il terzo stadio che ho attraversato è stato quello delle fotografie color seppia, di ricordi antichi, mai sbiaditi.

Dei fiordi della Norvegia in autunno, degli abiti per Lucca, delle castagne cotte in casa, dei maglioni di lana… no, ok, forse esagero.

Maglioni e giacche non mi sono mancati, ma il sorriso e gli abbracci dei corpi dentro a quegli indumenti, quelli sì.

“…Nostalgia Nostalgia, nostalgia canaglia
di una strada, di un amico, di un bar
di un paese che sogna e che sbaglia
ma se chiedi poi tutto ti da’…”

Frustrazione rabbiosa

frustrazione mordo

Oggi mordo!

Ed ora, dove mi trovo?

Beh, è semplice: sto attraversando la fase più carogna, nevrotica e bastarda. A pensarci bene, devo dire che la mia frustrazione sta raggiungendo picchi di un certo pregio.

L’altro giorno, per esempio, mi stavo informando su diversi pacchetti assicurativi e ho chiamato alcune compagnie per chiedere dei preventivi.

Una di queste mi informa che il responsabile vendite mi avrebbe richiamato al più presto presentandomi tutti i dettagli.

Nemmeno 48 ore sono riuscita ad aspettare. Non ricevendo alcuna telefonata, ho preso io in mano il telefono per una conversazione che, più o meno, è suonata così:

“Pronto? Salve, sono io. Due giorni fa mi avevate detto che uno dei vostri agenti mi avrebbe richiamato…”

“Sì, sì. Non ha ancora ricevuto notizie?”

“No. Devo dedurre siate talmente pieni di clienti da non essere interessati ad uno nuovo.”

-silenzio drammatico-

“…Ah no, beh, hm ecco… ci deve essere stato un disguido. La facciamo chiamare subito…”

Mio marito mi ha riso in faccia per 10 minuti. Giustamente.

Sei la prima persona che conosco ad infervorarsi con un’assicurazione perché non riceve un preventivo. Solitamente sono abituati a sentirsi sbattere il telefono in faccia. La tua telefonata li avrà resi felicissimi.” Mi ha detto lui, alla fine.

Insomma, l’altalena continua ad andare avanti ed indietro. Potrei quasi prenderci gusto. Ho detto QUASI 😉 .

presentazione Katia

Grosseto 3 dicembre 2016

Un pubblico femminile e caloroso ha partecipato alla presentazione del libro “Donne che Emigrano all’Estero” a Grosseto, lo scorso 3 dicembre 2017.

Curiosità, domande e un interesse sincero nei confronti di tutte quelle donne che si trovano a vivere altrove.

Un ringraziamento particolare a Cristiana Panseri, efficiente e simpatica moderatrice  dell’incontro.

 

 

libreria-ragazze

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forza-condivisone-expat

La forza della condivisione tra expat

libro_donne_vancouverIl mese scorso al Centro Culturale Italiano di Vancouver ho avuto il piacere di presentare il nostro libro https://donnecheemigranoallestero.com/libri-parole/nostro-ebook-donne-expat/

Tutti italiani, molti amici, soprattutto donne e qualche faccia nuova hanno partecipato incuriositi dalla novità.

Hai scritto un libro?!
Beh sono solo una delle autrici.
Avete un blog?!
Ed una pagina Facebook!
Come vi siete conosciute?
Non ci “conosciamo” siamo in connessione.
Come vi è venuta l’idea?
L’idea è di Katia, raccogliamo fondi ed è un bel modo per fissare le nostre storie online sulla carta…

Mi hanno fatto davvero tante domande, prima e dopo la presentazione. Molte erano di tipo personale e, devo dire la verità, mi hanno fatto molto piacere. Perchè, care mie, un conto è scrivere ed un conto è parlare di sé. La scrittura, certo, aiuta a mettere ordine nelle idee e nei sentimenti ma la parola…la parola ha una potenza incredibile nel generare legame ed empatia con il tuo pubblico. Mi sono raccontata a cuore aperto, vi ho raccontate per come vi ho capite, attraverso i vostri testi. Ci ho raccontate, noi tutte migranti, attraverso i miei occhi ed i miei pensieri e sentivo forte il coinvolgimento di chi mi stava di fronte. Cenni del capo, sorrisi complici tra le amiche, occhi lucidi e autentica commozione. Come è dura la nostra ventura, come è difficile tenere in equilibrio le nostre vite, piene, gratificanti ma molto complicate.

Bisognerebbe farne di più di incontri così. Per un libro che esce, per un evento o per il semplice piacere della condivisione. La condivisione, questa secondo me è la grande forza dalla quale e per la quale nasce il nostro libro, il blog e tutto il resto. Mettere in rete le nostre esperienze per non sentirci sole, per non lasciare soli gli altri, per spiegare, interpretare, dare una versione a quello che a volte sembra solo una serie anomala di avvenimenti.

Ha ragione chi dice che questo libro è per gli emigranti ma forse, ancora più, per chi non lo è. Perché per chi sta a casa è difficilissimo capire quello che viviamo noi expat. E noi, dal canto nostro, spesso diamo per scontato che ci capiscano o che debbano sforzarsi di capire. Ma io vedo nei commenti online e sento nelle loro voci su skype che no, in realtà non sanno come funziona per noi. Che noi forse, tra una telefonata, un whatsapp e uno status su Facebook, non volendo magari, edulcoriamo la realtà, ne raccontiamo una parte per non ferire il nostro interlocutore, non farlo preoccupare o non dargli ragione. Ma poi viene il momento di parlare con noi stesse, di scrivere una storia per tutte, di rispondere sinceramente alle domande di una ragazza venuta a sentire la tua presentazione.

E lì l’onestà è un dovere al quale non ti puoi sottrarre per fare bella figura, lì parli e vedi che funziona, le tue parole aprono le menti degli altri e la tua, ti portano dove forse non sapevi di dover andare, ti emozionano tremendamente.

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