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Riproduzione in scala della resistenza del ponte di San Francisco in caso di terremoto

“Ciao, state tutti bene? Avete sentito la scossa?”

Non dovrebbe essere queste le parole di chi vive dall’altra parte del mondo. Si dovrebbe parlare di viaggi, della vita all’estero e di quanto tutto al di fuori del proprio paese sia diverso. Fino a quando una mattina ti svegli, scorri la sezione notizie di facebook del tuo telefono e scopri che quel giorno c’è’ qualcosa di diverso. 

Terremoto 6.0 magnitudo della scala Richter distrugge il centro Italia. Quella e’ stata la prima cosa che ho letto.

La prima cosa che automaticamente ho fatto in quel caso e’ cercare di realizzare quanto la mi famiglia, i miei amici e le persone a cui voglio bene vivono lontano da quei posti. Per mia fortuna non ho nessun conoscente coinvolto, se non nelle operazioni di soccorso.

Questo terremoto riporta alla mente l’homesick (nostalgia di casa) e ricorda quanto la distanza spesso ti renda impotente e lontana dalle persone che ami.

Il punto e’: cosa posso fare io se succede qualcosa a un mio familiare? Nulla, se non cercare di prendere il primo volo disponibile.

E quando per la prima volta i sensi di colpa verso il tuo paese si fanno sentire, inizi a pensare a come poter aiutare o essere almeno un po’ presente per quelle persone. Ma scorrendo tra le notizie sembra che davvero , l’unica cosa che puoi fare dall’estero, sia mangiare una Amatriciana secondo lo slogan “Un dollaro lo metti tu, uno lo mettiamo noi”. Che e’ un ottima idea per raccogliere fondi, ma un po poco per chi e’ sempre stato abituato ad aiutare gli altri in modo attivo.

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La Falda di Sant’Andrea, California

Falda Sant’Andrea. San Francisco

La tragedia avvenuta in Italia fa capire quanto si possa essere solidali verso le persone che hanno perso tutto indipendentemente dalla nazionalità’, dal colore della pelle, e dalla ragione per cui non hanno più un posto in cui vivere. O almeno si dovrebbe esserlo. E allo stesso tempo pensi “E se succedesse qui? Avrei diritto anche io di essere aiutata? Che diritti avrei non essendo cittadina?” Oppure “ aiuterei anche io gli altri?”.

Di certo vivere a ridosso della faglia di Sant’Andrea e leggere articoli denominati THE BIG ONE (Termine giornalistico attribuito ad un probabile terremoto futuro che distruggerà’ le città’ sulla faglia) fa stare poco tranquilli.

In tema di aiuti, anche qui, oltre all’idea di mangiare una Amatriciana per cena, si stanno attivando dei  progetti.

Uno di questi si chiama “Gli Italiani EXPAT nel mondo sanno far sentire la propria voce, e dalla California nasce il progetto SOSITALY2016 – ITALIANI UNITI NEL MONDO.  E’ un progetto che  personalmente sostengo in quanto  ne conosco l’ideatrice Paola Cipollina Savoia  di Los Angeles (che  lo ha ideato con Il Punto Giuridico Giulia-nova  Italia  e l’associazione Il Germoglio  Italia sostenuta dal suo presidente Angelo Bleve).

Un progetto intercontinentale dalla California all’Italia, finalizzato alla raccolta fondi da destinarsi direttamente a progetti concreti di ricostruzione dei luoghi distrutti .

La trovo un’ idea che coinvolge persone che vivono in parti opposte del mondo, ma che allo stesso tempo annulla le distanze tra noi e l’Italia.

Perchè noi expat siamo solo fisicamente lontano dall’Italia: dentro, ce la portiamo stretta al cuore.


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