Tina Modotti: italiana, expat, artista, pasionaria.

Vi auguriamo oggi, ma non solo oggi, di ricordarvi di essere quel fiore che è stata Tina: all’apparenza su un sottile stelo, composto da petali fragili e delicati, eppure in grado di sbocciare e cambiare gli animi con la sua esistenza.

Buon 8 marzo a tutte!

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Photo Credits: https://www.collettivowsp.org/2020/04/26/frida-khalo-e-tina-modotti-il-documentario/

Quando quella mattina tiepida di giugno del 1913 la bella Assunta detta Tina, oramai diciassettenne, si imbarcò sulla nave che l’avrebbe condotta a San Francisco per raggiungere il padre, certamente non sospettava che davanti a sé non si stava solo spalancando l’Oceano Atlantico, bensì un futuro luminosissimo che l’avrebbe condotta ad esplorare tutto il continente americano da Nord a Sud, a creare ritratti fotografici dei maggiori esponenti artistici e politici dell’epoca, a diventare una paladina moderna dei diritti civili e dell’uguaglianza.

Assunta Adelaide Luigia Modotti nacque ad Udine il 17 agosto del 1896, in un’umile famiglia operaia.

Sia la madre che il padre lavoravano e, molto presto, anche Tina e i suoi 5 fratelli furono costretti a darsi da fare per aiutare la famiglia, infatti Tina a dodici anni dovette recarsi a lavorare in filanda.

La prima esperienza come “expat” di Tina avviene a soli due anni, in Austria, ma fu breve.

La provincia di Udine non era più austriaca dal 1866, dopo la guerra di indipendenza. Il padre di Tina era iscritto al partito socialista, quindi Tina fin da piccola aveva respirato i concetti di solidarietà tra gli uomini, comunità, giustizia sociale. In tutta Europa si affermava il liberalismo, si iniziava a parlare di suffragio universale (esclusivamente maschile, che le donne potessero ambire ad essere considerate perlomeno soggetti pensanti era ancora un’utopia, il movimento delle suffragette cominciò la sua attività in Regno Unito almeno 20 anni dopo). Le masse popolari lavoratrici finalmente diventavano parte attiva della vita politica attraverso i sindacati. Era scoppiata, dopo una forte depressione, la seconda rivoluzione industriale.

In mezzo a tutti questi fermenti ideologici, Tina sicuramente iniziò a plasmare le sue idee.

In lei si sviluppava inoltre un crescente interesse artistico. Già ad Udine, da bambina, frequentava spesso lo studio fotografico dello zio Pietro. Appena giunta negli Stati Uniti poi, visitava le mostre, seguiva le manifestazioni teatrali e recitava persino nelle compagnie filodrammatiche composte da altri emigrati italiani. È proprio ad una mostra che, a 21 anni, conobbe un poeta e pittore francese, Robo. Diventati amanti, si trasferirono a Los Angeles.  Lì iniziò la sua carriera ad Hollywood con molto entusiasmo.

Era una donna estremamente giovane, bella, spigliata, emancipata, espressiva ed il cinema sembrava fatto apposta per lei.

Tuttavia, Tina non si sentiva soddisfatta. Quel mondo dorato e mondano le sembrò vuoto e superficiale, troppo commerciale. Qualche anno dopo, Robo intraprese un lungo viaggio in Messico, ma si ammalò di vaiolo e morì. Tina, disperata, lo raggiunse appena in tempo per assistere ai funerali. Fu in quell’occasione che, nonostante il dolore, fu colpita dai variopinti paesaggi e dalla cultura del Messico, che diventò la sua amata seconda patria.

Si trasferì a Città del Messico l’anno seguente con l’oggetto della sua nuova folgorante passione, il fotografo Edward Weston.

Lui la aiutò da quel momento a diventare una vera fotografa di professione, fino ad esporre le sue opere nella sua prima mostra, nel 1924. Tina in questa fase della sua vita si dedicò anima e corpo alla fotografia, innamorandosi e seguendo nei loro viaggi altri famosi fotografi.

Si unì al partito comunista e divenne reporter del movimento sandinista nicaraguense. Partecipò a numerose manifestazioni di protesta. Durante un’accorata protesta, in difesa degli anarchici Sacco e Vanzetti, conobbe il rivoluzionario italiano Vittorio Vidali.

Il soggetto delle sue fotografie passò dalla natura (fiori, cactus, arbusti) ai simboli ideologici della lotta operaia e del popolo: le mani rovinate dei lavoratori, le manifestazioni, la falce ed il martello.  Le sue foto venivano pubblicate nelle riviste famose dell’epoca e Tina divenne amica di scrittori ed artisti come Dos Passos, Dolores Del Rio, Frida Kahlo, Pablo Neruda

Si innamorò del rivoluzionario cubano Julio Antonio Mella, poi drammaticamente ucciso dai sicari del dittatore Machado pochi mesi dopo.

In seguito a questa traumatica esperienza, Tina rifiutò l’incarico di fotografa ufficiale del Museo Nazionale Messicano e divenne una vera e propria militante politica.  Affrontò la censura e la persecuzione perché, dagli anni 30 del ‘900, il comunismo iniziò ad essere considerato fuorilegge in tutto il Nord America. Il suo idillio con il Messico si concluse, infatti, proprio per le sue idee comuniste. 

Nel 1930 Tina venne arrestata ed espulsa dal Messico perché ingiustamente accusata di aver partecipato ad un attentato contro il capo dello stato Ortiz Rubio.  Tina raggiunse la Germania su un piroscafo e si trasferì prima a Berlino e poi a Mosca, per seguire Vidali.

A Mosca espose per l’ultima volta le sue opere fotografiche, perché poi Tina decise che l’impegno politico era, in quel frangente, più importante della fotografia. Si dedicò a soccorrere i perseguitati politici in tutta Europa e a sostenere le idee di libertà e antifascismo, fino a prendere parte alla guerra civile spagnola nel 1936 con lo pseudonimo di Marìa.  In quegli anni frequentò Robert Capa, Hemingway, Machado.

Divenuta una personalità considerata pericolosa reazionaria, si trasformò in clandestina, ma finalmente riuscì a tornare in Messico perché il nuovo presidente aveva nel frattempo annullato la sua condanna.  Tina e Vidali scapparono, perché l’Europa era invasa oramai dalle ideologie nazionaliste così lontane da loro. In Messico vissero con grandi difficoltà economiche, però non mollarono e si dedicarono comunque sempre alle loro idee, fedeli al loro credo di uguaglianza e fraternità di tutti gli esseri umani.

Una sera di gennaio, tornando in taxi da sola da una cena tra intellettuali, Tina venne colpita da un infarto e morì.

Ci furono polemiche, scandali, accuse, ma non si seppe mai se quella che mise fine ad un’esistenza così intensa ed entusiasmante fu solo un evento naturale: se il cuore che aveva così a lungo e strenuamente battuto per molti uomini, per l’arte, per la giustizia sociale si era semplicemente fermato oppure era stato annientato da chi considerava Tina una nemica.

Forse, molte di voi con questo post hanno sentito per la prima volta parlare di Tina Modotti.  Forse, altre la conosceranno solo di nome per una sua fugace rappresentazione nel famoso film sulla vita di Frida Kahlo che, tra l’altro, non la rappresenta realmente.

In realtà,  Tina Modotti ancora oggi è una paladina controversa e temuta per l’ideologia politica.

Sarebbe necessario che una figura all’avanguardia come la sua fosse raccontata a tutte le donne di ogni età.

Lei è la dimostrazione che l’essere donna – il non avere potuto nemmeno frequentare gli studi oltre le elementari –, anche in passato, poteva non  rappresentare un limite alla realizzazione dei propri sogni e dei propri ideali.

Questi potevano, infatti, essere perseguiti con intelligenza, tenacia e passione, in qualsiasi parte del mondo ci si trovasse, in qualsiasi condizione economica di origine.  Come un fiore che si schiude e diffonde il suo profumo pungente nonostante il terreno attorno a sé sia arido e secco.

Tina Modotti

Photo Credits: Jenny Jimenez su flickr https://www.flickr.com/photos/photojj/

Tina Modotti, sorella, tu non dormi, no non dormi:

forse il tuo cuore sente crescere la rosa di ieri, l’ultima rosa di ieri, la nuova rosa.

Riposa dolcemente, sorella.

La nuova rosa è tua, la nuova terra è tua: ti sei messa una nuova veste di semente profonda e il tuo soave silenzio si colma di radici

Non dormirai invano, sorella.

Pablo Neruda

Bibliografia e Sitografia: 

www.comitatotinamodotti.it

www.articolo21.it.

“Per non dimenticare Tina Modotti” G. Sabbatucci,

V. Viadotto “Storia contemporanea: l’ottocento”

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