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La trappola dell’espatrio

Qualche settimana fa un’amica “expat”, come me, e’ volata in Polonia d’urgenza, perche’ alla sua migliore amica era stato diagnosticato un tumore per la terza volta. Ne aveva gia’ combattuti e vinti due al seno, ma stavolta, dopo che a maggio le era stata data la bella notizia che il cancro si era ritirato sconfitto, purtroppo come il peggiore degli incubi, non solo era tornato, ma si era posizionato in un luogo difficile da raggiungere con bisturi e impossibile da combattere con chemio o radio. La medicina “tradizionale” non poteva fare nulla per lei, i medici le avevano consigliato di tornare a casa.

Ma i familiari e gli amici di Justyna non si sono scoraggiati e hanno tentato la via della medicina Naturale.

C’è, infatti, una clinica a 80km da casa sua che pratica questo genere di medicina, fondata su diete e terapie a base di prodotti esclusivamente organici. Il costo delle 3 settimane di permanenza si aggirava intorno ai 15mila euro, una bella cifra che purtroppo il marito e la famiglia di Justyna, mamma 33nne di 2 splendidi bimbi di 6 e 3 anni, non possedevano.

Anche qui familiari e amici della giovane mamma non si sono demoralizzati e nel giro di 2 giorni hanno aperto una pagina FB in suo favore e attraverso varie iniziative son riusciti a racimolare anche piu’ di quanto serviva a Justina  per iniziare la cura nella clinica naturale.

La mia amica, purtroppo, e’stata in Polonia solo per qualche giorno e lasciare Justyna in quelle condizioni, con la consapevolezza che potesse essere l’ultima volta, l’ha provata molto.

Poi la notizia del successo dell’iniziativa di Fb ha dato una carica di energie a entrambe. Il potere di Facebook va’ oltre il concetto, piu’ volte bistrattato, di Social Network, almeno in queste occasioni guardiamolo con occhi piu’ benevoli.

trappola-espatrioTutto questo ha avuto degli effetti anche sulla mia condizione di Expat ovviamente, non solo perche’ lo scorso anno ho avuto il piacere di conoscere Justyna e la sua bellissima famiglia a casa della mia amica, ma anche perche’ in questi anni, lontani da familiari e amici, mi sono gia’ trovata a vivere questa sensazione di trappola che l’espatrio a volte ti da’, in  situazioni estreme di questo tipo.

Cosi’ la mente mi riporta, inevitabilmente, indietro di 5 anni, quando di ritorno dai 4 giorni di pausa Pasquale, incinta di poco piu’ di 6 mesi, appena iniziato il turno di lavoro, alle 2 del pomeriggio, spunta tra le scatole di pannolini che stavo scannerizzando, la faccia lugubre del mio compagno. Lo guardo e gli chiedo che ci facesse li, e lui dice solo che mio cognato lo aveva chiamato. Pochi secondi di frase e in quella breve frazione di tempo penso subito a mia madre, ma Conor aggiunge che mio padre aveva avuto un infarto e fa’ cenno di no con la testa. Mi cade lo scanner e mi aggrappo al bimbo che portavo in grembo, penso subito a lui, ma non riesco a muovere il resto del corpo. Sara’ il mio compagno con il mio manager ad accompagnarmi fuori dall’edificio e appena arrivata in macchina chiamo mia madre. Mi risponde subito, sembra lucida, ma so’ che maschera perche’ anche lei e’ preoccupata per il bimbo che porto in pancia. Mi rassicura subito, mi dice di pensare a Luca e di non muovermi da li’. Quasi offesa le rispondo che sarei arrivata l’indomani e la supplico di fare in modo che potessi ancora abbracciare mio padre. E cosi fu’.

Partimmo l’indomani, fu’ un viaggio indimenticabile, cercavo di trattenere le lacrime per non intristire ne Marco, che aveva solo 4 anni, nè Luca, che sarebbe dovuto nascere a luglio. Mi portai dietro un’ecografia di quest’ultimo e la infilai nella taschina della giacca di papà quando lo vidi. Era cosi piccolo in quella bara, lui che era sempre stato una montagna.

Mamma mi raccontò che papa’ non stava bene quel mercoledì mattina, e lei, un po’ preoccupata, aveva chiamato il medico che però non si era presentato, cosi aveva proposto a papà che l’avrebbe portato al pronto soccorso. Ma papa’ decise che era piu’ importante prima farsi barba e doccia e, una volta terminato, mamma lo ha fatto sistemare, sdraiandolo, nei sedili posteriori della macchina e poi si son diretti verso l’ospedale.

Purtroppo papa’ e’ arrivato morto, si e’ spento in quei 10 minuti di viaggio, mamma pensava che dormisse e invece l’infermiere, che voleva aiutare mamma a sollevare papa’ dalla macchina, le ha subito detto che papa’ era andato via.

Tantissima gente ha assistito ai funerali e successivamente in tanti ci hanno raccontato aneddoti di mio padre che non conoscevamo e che ci hanno riempito il cuore di gioia nonostante il dolore.

E’ vero, e’ naturale che una figlia seppellisca un padre, certo sarebbe meglio fosse non una figlia gravida, ma non siamo mai pronti, o comunque io non lo ero. Avevamo appena traslocato in citta’ e uno dei motivi che ci aveva spinto verso quella casa era proprio che mio padre (che con mia madre passavano sempre il Natale con noi) avrebbe potuto fare le sue passeggiate soddisfacendo tutte le sue curiosita’ “cittadine”. Perche’ prima vivevamo in un paesino molto piccolo a 10km dalla citta’  e a mio padre, abituato a passeggiare tutti i giorni,  sarebbe piaciuto tanto girare per Derry.

Ma il mio cuore sanguinava, soprattutto, al pensiero di questi due nipotini che sarebbero cresciuti senza nonni (il nonno paterno era morto a causa di un cancro due giorni dopo che era nato il nostro primo bimbo).  Mio padre poi era il nonno ideale, che adorava passare il tempo con Marco a giocare, portarlo a passeggio a piedi o in sella alla sua bici, a comprargli il gelato e che, ero convinta, gli avrebbe insegnato a giocare a pinella, a dama, a Monopoli. Chissa’ perche’ lo immaginavo immortale mio padre, o comunque non avevo mai messo in conto la sua morte.

Siamo rimasti in Sardegna piu’ del previsto, perche’ nonno Giovanni ha mosso le ceneri di un vulcano islandese che dormiva da qualche centinaio di anni, impedendo a qualsiasi aeroplano di volare dalla Sardegna a gran parte dell’ Europa ed e’ stato bello prenderci cura di questa nonna che da subito  ci ha dimostrato di aver metabolizzato il lutto per la morte di un compagno con il quale aveva trascorso 50 anni della sua vita. Questa sua forza mi ha agevolato l’ingrato compito di doverla lasciare li’ da sola. Solo una delle mie sorelle vive in zona, ma e’ sempre un oretta di macchina, fortunatamente mia madre ha tanti amici e dei vicini di casa che le vogliono tanto bene, quindi e’ stata in grado di rialzarsi subito e affrontare il resto della sua vita con grande coraggio e con grande fede, quest’ultima ha avuto un ruolo fondamentale in tutto questo.

Luca e’ nato il luglio successivo, non ha avuto la fortuna di conoscere il suo nonno Giovanni, ma noi cerchiamo di tenere Nonno vivo con i ricordi ,con le foto in giro per la casa e con i numerosi racconti sulla sua curiosa vita, alcuni dei quali raccontati dal suo stesso fratello maggiore Marco, che, si, aveva solo 4 anni quando Nonno e’ andato in Paradiso, ma con molta caparbietà e naturalezza li ha custoditi dentro e condivisi (tuttora) con il fratello minore, all’occorrenza. Marco chiede ogni anno a Babbo Natale di poter avere il suo nonno indietro.

Questo e’ il lato piu’ duro dell’essere Expat, per quanto mi riguarda, l’ impossibilita’ di stare vicino alle persone care nei momenti di bisogno, e’ un prezzo molto caro da pagare, l’unica consolazione adesso e’ che non ci sono piu’ distanze con nonno Giovanni perche’ lui e’ sempre li con noi, tra una torta di cioccolato e l’altra, sempre pronto a fare l’occhiolino ai nipoti quando giocano a pinella.

Ciao Nonno, Buon Natale.

 

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7 commenti
  1. Katia
    Katia dice:

    Ciao! Ti capisco in pieno. Vivo da un anno in UK. In un anno ho perso mio nonno è mio padre. È una trappola a volte, hai ragione. Ne parlavo proprio l’altro giorno sul mio blog. Questi sono aspetti che non vengono mai toccati, ma ahimè sono cose che dobbiamo mettere in conto. Ti abbraccio forte! Un buon Natale a te ed alla tua famiglia!

    Rispondi
  2. Margherita Irlanda
    Margherita Irlanda dice:

    Grazie Katia Buon Natale anche a te e sii forte son sicura i tuoi Angeli ti proteggeranno sempre.?❤️Margherita Irlanda

    Rispondi

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