Ritorno alla normalità (no, non parlo di Covid!):

il mio quinto trasferimento, Monaco – Germania

Oggi vi racconto del mio ritorno alla normalità (tranquilli, non parlo di Covid!).

In una giornata di inizio agosto mi arriva un messaggio un po’ fastidioso dalla proprietaria del ristorante per cui lavoravo.

Infastidita già dagli ormoni pre-mestruo e dalla situazione lavorativa generale, rispondo con un bel “me ne vado”. Tanto mi stava pure scadendo il visto per restare in Etiopia, quel messaggio è arrivato proprio nel momento perfetto, cos¡ ho colto la palla al balzo per prendere una decisione che era nell’aria già da qualche mese.

Il centro di Monaco

Il centro di Monaco

Dieci giorni dopo sarei partita.

Sì, “me ne vado”, ma dove vado?

La mia domanda preferita! “Ines prendi il computer, aggiorna il curriculum e inizia a lanciare mail verso tutte le direzioni”, mi sono detta. Non avendo un piano, mi sono affidata al caso! Ammetto di aver pensato per un momento alla possibilità di tornare in Italia, ma dopo aver visto gli stipendi del mio settore ho cambiato subito idea. Ho puntato verso Dubai, Amsterdam, Portogallo, Tanzania, Kenya, Seychelles e qualche altro posto in base agli annunci che ho trovato.

And the winner is? Monaco di Baviera, Germania!

Mi sono fatta un bell’isolamento fiduciario di 10 giorni in Italia, mangiando l’impossibile! Soprattutto maiale, suino e porco in tutte le sue forme, sfumature e derivati. Si, il maiale in Etiopia non era un alimento cos¡ diffuso. Finito l’isolamento, mi sono vaccinata al mattino e alla sera sono salita sul Flixbus (mai più!) per un viaggio della speranza di quasi 12 ore per raggiungere la mia nuova casa, Monaco.

Raccogli i fiori e lascia i soldi nella cassa automatica

Raccogli i fiori e lascia i soldi nella cassa automatica

In realtà non sono proprio a Monaco, sono a Grünwald, un quartiere molto verde e molto vip della città, mentre prima ero circondata da macchine che cadevano a pezzi, ora vedo almeno una Ferrari al giorno e ho perso il conto delle Porsche.

Le case sono belle, bellissime.

Con questi tetti a punta, i giardini e le siepi curate. Non vedo più baracche in lamiera.

Le strade sono pulite e ordinate, non senti puzza di fogna, non ci sono infiniti mendicanti o persone che ti fanno catcalling.

Cammino e mi sento sicura. I primi giorni mi sembrava pure strano camminare serenamente col telefono in mano, senza avere l’ansia che qualcuno te lo strappi di mano, o di non dover stare attenta allo zaino. Mi sembrava normale! Mentre in Etiopia era normale non tenere in mano il telefono e stare attenti allo zaino. Mi sono adattata in Etiopia, mi son fatta sembrare normale quello che in realtà non lo era e, ora che sono tornata alla normalità, mi stupisco di tante cose che in realtà sono sempre state normali!

Nei bar non vedo solo uomini, perché le donne sono altrettanto libere di frequentarli. In strada non vedo più bambini che sniffano la colla, vedo bambini che fanno i bambini. E anche di queste cose continuo a stupirmi.

Mi sposto coi mezzi pubblici, in treno c’è il wifi e non ho più problemi di taxi che si perdono, non arrivano, non sanno dove andare e cose così. Sai quando parti, sai quando arrivi. Intorno a me vedo bellezza e ricchezza, non decadenza e povertà.

Monaco è una citta veramente bella.

Girare per i supermercati o i centri commerciali è stata una botta di vita! Trovare prodotti di qualità, familiari, così tanta scelta e prezzi accessibili. Amazon, vogliamo parlare di Amazon? O del fatti di aver a disposizione qualsiasi tipo di medicine senza dover impazzire. Nell’ultimo mese sono rinata! E mi sono chiesta a me chi me l’ha fatto fare di passare 10 mesi in uno dei paesi più poveri e arretrati del mondo. Tante rinunce per cosa? Cosa ci ho guadagnato alla fine? Una porta sbattuta in faccia e due stipendi che non sono ancora arrivati. Però ci ho provato. E’ stata sicuramente un’esperienza che mi è servita, dalla quale ho imparato tanto.

So che l’Africa ha il suo potenziale e che non tutta l’Africa è uguale.

Non escludo in futuro di dare un’altra opportunità a questo continente, ma sicuramente la prossima volta mi informerò meglio sulla destinazione! Che poi ad Addis sono stata bene (mi sono adattata!), il problema principale è stato il mio lavoro, l’hospitality in generale.

E intanto mi godo appieno il ritorno alla normalità. Grüße aus Deutschland!

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