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Trasferirsi a Zante: perché no?

di Ileana - Zante
Trasferirsi a Zante permette di ammirare paesaggi meravigliosi, come queste grotte sul mare

E quando trovi il coraggio di raccontarla la tua storia tutto cambia.
Perché nel momento stesso in cui la vita si fa racconto il buio si fa luce e la luce ti indica la strada.
E il posto caldo sei tu.
Ferzan Ozpetek, Rosso Istanbul

Trasferirsi a Zante dopo il Covid: “voglio vivere al mare”

Trasferirsi a Zante ti permette di osservare il mare al tramonto: indescrivibile!Era l’inizio del 2022, avevo appena finito la mia reclusione da Covid e non avevo un piano per l’anno cominciato da pochi giorni. Sono sempre stata una persona precisa e organizzata, eppure questo non era bastato per salvare ciò che pensavo non avrei perso mai. Così, con in mano un foglio bianco e una penna, ho compilato una lista di tutte le cose che avrei voluto fare nei prossimi dodici mesi. Tra queste, c’era “vivere al mare”. Io, nata e cresciuta in un piccolo paesino nelle Alpi valdostane, ho sempre avuto questo desiderio. Volevo provare l’esperienza di abitare in una località marittima e, ora che ero sola, ero libera di assecondare questo mio sogno. Ho capito subito da dove volevo ripartire: Zante. Si era trattato della meta delle mie ultime vacanze estive: quella terra mi doveva un riscatto emotivo.

Trasferirsi a Zante: si parte!

Ho sentito in me una grande forza e, in corsa verso i quarantun anni, ho trovato un lavoro sull’isola greca grazie a un contatto locale. Ho informato mio papà e gli amici della mia nuova avventura, ho caricato la mia auto il più possibile e sono partita. Ricordo benissimo l’attimo in cui ho chiuso la porta di quella che è casa mia. Erano le tre del mattino e c’era un buio pesto. Presi un grande respiro, mentre l’adrenalina scorreva a fiumi dentro di me. Lo stavo facendo veramente e mi sentivo così bene!!

Un mio amico d’infanzia ha fatto il viaggio con me. In auto dalla Valle d’Aosta a Zante il tragitto è un po’ lungo e la sua compagnia è stata preziosa. Ho lasciato le coste italiane al porto di Ancona per poi rimettere piede sulla terraferma a Patrasso, prima tappa greca in vista della meta finale. Quando il giorno successivo sono scesa con la mia auto nel piccolo porto dell’isola natia di Ugo Foscolo ero carica, carica come non ero da tempo. Nel giro di pochissimo ho affittato una casa, il mio amico è ripartito e io mi sono ritrovata da sola. Nella mia piccola abitazione in un villaggio con più ulivi che persone, ho capito che ero nel posto giusto al momento giusto.

Trasferirsi a Zante tra alti e bassi

Dire che è stato sempre tutto top è una bugia, ma nonostante la difficoltà linguistica (la maggior parte delle persone parla inglese ma siamo comunque in Grecia), i lavori improvvisati e una stagione senza giorni di riposo, io stavo bene. Bene davvero. Ho avuto la fortuna di incontrare amici a cui chiedere aiuto in caso di difficoltà, con cui ho condiviso tanti tantissimi momenti up, ma anche alcuni down. Ho pianto ogni tanto, ma non di malinconia, bensì per alcune cose del mio passato o del presente. Le emozioni le ho sempre vissute in prima persona e di fronte a quell’ampio orizzonte si sono espanse ancora di più. Ho imparato il valore aggiunto della solitudine, ben diverso da quella coltivata da sempre, perché un conto è scegliere di essere soli nella tua comfort zone e un conto è esserlo a 2000 km da casa.

Trasferirsi a Zante per “lasciare andare”

L’espressione che contraddistingue il mio percorso ellenico fino a oggi è “lasciar andare”, tanto che mi sono tatuata la variante in greco antico. Ho lasciato andare persone, situazioni, sensi di colpa, delusioni, fallimenti e tanto altro. Ho messo me al centro del mio mondo e mi sono creata una nuova quotidianità. Quello che l’isola e i suoi abitanti mi hanno dato di rimando è impagabile, qualunque termine non descriverebbe abbastanza ciò che ho provato e provo tutt’ora.

Trasferirsi a Zante regala di nuovo un sorriso: ecco il mio!Mi hanno detto che ormai scorre sangue greco nelle mie vene, chissà. Certo è strano che il mio nome, Ileana, abbia origini greche e che significhi simile al sole, ma non solo, il mio cognome, Cavurina, frutto di un errore di trascrizione nel secolo scorso da una versione francese, abbia una parola greca che gli assomiglia, che tradotta in italiano è la femmina del granchio. E allora davvero, forse questa terra mi ha chiamata. Io, nel dubbio, mi sono tatuata anche il granchio e, dopo essere partita, mi sono scoperta più giovane nel corpo e nello spirito.

In tanti mi hanno detto che ho avuto coraggio, io penso che forse in parte sia vero anche se, in fondo, ho solo assecondato un mio desiderio. Non ho mai avuto esperienze lavorative all’estero quando ero più giovane e a quarant’anni mi sono detta “why not”. A vent’anni alcune scelte le prendi con più leggerezza, dopo invece con più consapevolezza. Io comunque, nel dubbio, ho scelto me e sono partita. E ho fatto bene.

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