Traslochi: che stress!valigie-sul-pavimento

L’arte di traslocare è un’arte che ogni nomade sviluppa nel tempo con i suoi spostamenti.

All’inizio ti porti anche i mattoni della tua vecchia casa, oppure il detersivo per capi colorati che tua madre ti compra quando ti trasferisci per la prima volta a poca distanza, convinta che a Pavia non si trovi quello stesso tipo.

Poi arriva la fine del contratto e le valigie da fare, ed è in quel momento che pensi che dalla prossima volta porterai solo il minimo indispensabile. Che poi, ognuno quantifica a suo modo quel minimo.

È il momento dell’Erasmus, dove ti ritrovi a cambiare tre stanze in sei mesi.

Mentre trasporti i tuoi averi in bus, devi improvvisarti equilibrista per reggere te stessa e le tue valigie, cercando di sopravvivere alle guide pazze dell’autista turco.

Come tutte le cose belle, anche il mio Erasmus giunge al termine, e mi ritrovo comodamente seduta sul pavimento dell’ufficio postale di Kadikoy, a spedire due borsoni colmi di libri e vestiti, imballare gli scatoloni, e ridere come una scema. Ovviamente da sola.

Quando mi sono trasferita ad Aix-en-Provence, i miei mi hanno inviato dall’Italia 50 chili di scatoloni comprensivi di vestiti, pacchi di pasta e sughetti, roba che manco il pacco terrone. E fino a qua, nulla di strano.

Se non fosse che quel giorno di novembre, mi chiama il fattorino per dirmi che è proprio lì fuori. “Finalmente”, penso uscendo. Il baldo , ben più giovane di me, praticamente mi lancia gli scatoloni e con toni assai svogliati mi dice “Ma io mica te li porto dentro e nemmeno su per le scale!”. Lo sto ancora maledicendo, sia chiaro.

Tuttavia la fortuna ogni tanto, diciamo una volta l’anno, è dalla mia parte: in Francia abito al piano terra. Si perché le residenze universitarie non hanno l’ascensore. Non mi resta, quindi, che spingere i pacchi uno per volta nel corridoio.

Passo davanti alla cucina, dove incrocio le donne delle pulizie che mi guardano tra lo sconvolto e il divertito. “Grazie, per l’aiuto”, penso io.

Pacchi-dall-Italia

I celebri pacchi da 50kg arrivati dall’Italia dopo mille peripezie

Ho (quasi) 25 anni e almeno un trasloco all’anno negli ultimi cinque anni, a volte anche due.

Nel mentre, ho imparato a ottimizzare gli spazi in valigia ed ho elaborato strategie tattiche per farci stare più vestiti possibili.

Ho dovuto inventare nuovi santi, perché quelli già esistenti facevano pochi miracoli.

Ho avuto momenti di nevrosi pre-partenza e di indecisione sulle scelte di maglie, foulard e scarpe fino a rimpiangere di essere nata donna.

E ho escogitato un trucchetto che fino ad ora ha funzionato: quando sono indecisa su alcuni capi, scelgo la mattina della partenza, in base all’ispirazione del momento. Di solito succede che una volta arrivata a destinazione non mi interessa più della maglia che mi sono portata né di quella che ho lasciato a casa, perché sono troppo concentrata sul presente per pensare a pizzi, merletti e tacco 12.

L’ultimo trasloco però è stato un vero trauma.

Vivevo in dieci metri quadrati e ho sempre tenuto il minimo indispensabile per via del poco spazio. Tuttavia, quando ho cominciato a fare i pacchi, quel minimo indispensabile si è moltiplicato e come per magia sono comparse scatole e scatolette di ogni misura, due valigie, uno zaino, due borse blu dell’Ikea stracolme.

Io vivo sola. Mi sposto sola. Faccio traslochi da sola. Mi carico 26 kg di valigia più 10 di bagaglio a mano, più lo zaino per tre piani di scale a semi-chiocciola, senza luce e senza ascensore, da sola.

Ma tu, expat con marito e prole al seguito, mi rivolgo a te: come fai? Hai tutta la mia ammirazione e comprensione.

4 commenti
  1. Samanta - Jena DE
    Samanta - Jena DE dice:

    Io mi sono appena ri-trasferita e all’ennesimo spostare di valigione ho guardato mio padre, che si è offerto di accompagnarmi alla stazione del paesino quasi-vicino, e gli ho detto: “Al prossimo giro sequestriamo una ditta di traslochi”.
    Traslocare è stressante, spesso stancante ma elettrizzante. È una di quelle cose che migliorano col tempo o, forse, siamo noi che, anche in questo contesto, diventiamo appena un poco più resilienti..chi lo sa? Tra lunghissime liste, spesso inutili, e valigie tristemente disorganizzate, piano piano troviamo un equilibrio (molto) precario e riusciamo a sopravvivere più che degnamente.. parola di traslocatrice con Flixbus 😉
    Un abbraccio, Silvia!

    Rispondi
    • Silvia
      Silvia dice:

      Correva l’anno 2014 e Il mio di padre, al termine del mio primo trasloco, mi ha detto “questo è l’ultimo trasloco della mia vita”… Due mesi fa è venuto a recuperarmi in macchina ad Aix e mi sa che si è amaramente pentito😅
      Ma io non ho (ancora) capito una cosa: cosa fai di preciso? 🤪

      Io mi sono resa conto che si può vivere davvero con poco e che tutto ciò di cui abbiamo bisogno è dentro di noi.
      Mai avuto rivelazione migliore!

      Un abbraccio e in bocca al lupo per la tua nuova destination.
      Silvia, ex Aix en Pce

      Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi con chi vuoi