Trasloco e sorrisi

Trasloco: gioia e dolore di ogni expat

Trasloco: gioia e dolore di ogni expat

Trasloco: quante di voi hanno gli incubi al sol pensiero?

Io sicuramente sì! Come dicevo nel mio precedente articolo , il mio sub-conscio mi avverte di un cambiamento con una serie di sogni disturbati. Ma cambiando meta ogni due anni (in media), la mia vita notturna è abbastanza…movimentata.

Ad inizio aprile abbiamo lasciato Parigi definitivamente e quindi sono fresca fresca di trasloco internazionale. Il 29 marzo, in circa 5 ore, tre uomini arzilli sono venuti ad impacchettare, ancora una volta, la nostra vita, che è racchiusa in 70 scatoloni (20 in più dall’ultimo trasloco!).

Scherzi a parte, nonostante lo stress, il trasloco è anche sinonimo del cambiamento. E il cambiamento è sempre una buona cosa, perchè ci rende vivi e ci fa mettere le nostre priorità nel giusto ordine.

Metodo ed ordine (mentale) sono fondamentali per non impazzire e farmi prendere dall’ansia durante il trasloco.

Negli anni ho sviluppato una mia metodologia organizzativa, che mi ha portato anche tanti complimenti da parte dei traslocatori che si sono trovati metà lavoro fatto! L’unico momento in cui ci si rende veramente conto di quanto si è accumulato è quando ci si siede a tavolino e si pensa a quante box servirannoLa Marie Kondo che è in me esce fuori di prepotenza e inizia a creare liste, a dividere oggetti, vestiti, libri in categorie e a fare decluttering, una parola a me cara che sto pensando di farmi tatuare come mantra di vita!

Prima cosa fondamentale di cui ho bisogno è la data del trasloco. Io funziono a scadenze: se non ho una deadline che mi mette un poco di fretta, lascio che la pigrizia abbia la meglio su di me e mi riduco all’ultimo minuto. Per cui porto allo sfinimento mio marito fino a quando non abbiamo deciso una data.

Una volta fissata la data fatidica, inizio a fare delle liste delle cose da mettere nel container e le cose da portare con noi: documenti importati, vestiti e scarpe per un tot di mesi di transizione, cibo. Il cibo non deve mai mancare. Ma di quello, vi parlerò in uno dei miei prossimi articoli! Le liste sono uno stumento molto utile per avere un’idea di quello che si ha e per capire cosa vale la pena tenere e cosa buttare. Stavolta abbiamo fatto una bella cernita di documenti che ci portavamo dal 2016, da quando abitavamo a Londra. Per 6 anni, bollette di luce, gas e council tax ci hanno seguito in giro per il mondo, occupando spazio inutile che avrei potuto dare ad un altro paio di scarpe!

Stilate le mie liste infinite, soprattutto durante notti insonni in cui mi aggiro per casa alla ricerca di ispirazione, il prossimo step è il decluttering, ossia comincio a rendermi conto di quanta “spazzatura” ho accumulato e mi maledico costantemente per aver fatto troppo shopping (nel frattempo ho il carrello di Zalando pieno di roba). Poichè siamo sempre in case affittate ed arredate, questo step mi serve anche per dividere le nostre cose da quelle dei proprietari, così da non avere lo stress di controllare i traslocatori che prendono tutto senza neanche porsi domande.

Adesso non resta che aspettare il giorno del trasloco e osservare come, in poche ore, tutto ciò che possiedi viene diligentemente avvolto e riposto in delle scatole rigide, segnate da un numero e da una parola chiave.

Ma oltre agli oggetti, vengono impacchettati anche i ricordi e le aspettative.

Mio marito mi accusa di essere una accumulatrice seriale e di essere troppo attaccata agli oggetti (chiedetegli come reagisco quando devo buttare delle scarpe che sono distrutte ma a cui sono affezionata). Lo ammetto: non ha tutti i torti. Ma per me ogni oggetto, libro, vestito è associato ad un ricordo, ad un momento ben preciso. Quindi, oltre agli oggetti, vengono impacchetttati anche i ricordi a cui sono legati.

La tovaglia con le olive che ci diede mia madre ci ricorda il nostro primo anno di convivenza a Londra. Era la tovaglia “delle occasioni” perchè non ne avevamo altre! Lo stendino che Andrea si porta dietro dai suoi anni del master è il ricordo dei suoi anni da studente, fatti di rinunce e lavatrici da solo.

Quando mi ritrovo a fare le mie liste con conseguente “pulizia”, mi sale il magone e non so rinunciare a nulla, perchè sento dentro di me che sto lasciando andare un pezzo della mia vita. Ma poi realizzo che in realtà sto solo facendo spazio per nuovi ricordi, nuove avventure, nuove storie da raccontare agli amici e alla famiglia.

Per noi che viviamo all’estero, il trasloco non è solo un peso, non è solo mera logistica. Per noi è mettere letteralmente la nostra vita in un container per spedirla altrove, caricandolo di aspettative, paure ed eccitazione.

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2 commenti
    • Giusi Manila
      Giusi Manila dice:

      Grazie mille! Spero di avervi anche fatto sorridere col mio racconto 🙂 in fondo i traslochi regalano anche tante gioie! E spazio extra ahah

      Rispondi

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