trilinguismo-bambini

Trilinguismo con Mary e John

Come ogni expat che si rispetti sento spesso parlare di bilinguismo e – avendo una formazione accademica in Lingue e Letterature Moderne – ho letto e imparato a sufficienza da saper distinguere bilinguismo e poliglottismo, oltre a riuscire a districarmi nelle discussioni con i miei amici – anche loro expat – divenuti genitori.
Detto questo, di recente mi è capitato di incontrare una coppia di canadesi – che per comodità chiameremo Mary e John – e i loro tre figli che parlano e capiscono tre lingue. Avete capito benissimo: sono trilingui, ossia parlano tedesco, francese e inglese.
Come ci si aspetta da bambini così piccoli ( hanno dai sette ai quattro anni) a volte le mescolano oppure utilizzano le strutture marcate di una lingua quando in realtà ne parlano un’altra però – diamine! – tre lingue a nemmeno otto anni e a quel livello…mica male…
Incuriosita mi sono permessa di fare qualche domanda alla mamma che – gentilissima – è stata a sentirmi parlare – blaterare! – di bilinguismo per un buon quarto d’ora prima di darmi le risposte che cercavo.
Innanzitutto perché inglese e francese? La risposta è abbastanza semplice: John. Essendo nato e cresciuto a Québec John parla una verione molto pulita di francese con qualche vago accenno di québequois che però cerca di limitare quando parla coi figli. I bambini riescono in questo modo a comunicare senza problemi coi nonni paterni che – o almeno così mi ha detto Mary, piena di orgoglio materno – si stupiscono sempre di quanto siano effettivamente bravi i piccoli.
L’inglese è l’altra lingua materna dei genitori, che la utilizzano a casa come lingua veicolare e la alternano al francese o al tedesco senza però mai creare mescole strane. Onore al merito… io farei un pasticcio..!
“E il tedesco?” ho chiesto quindi, piena di avida curiosità. Insomma: persino in una cittadina come Jena esistono asili bilingui dove l’inglese è lingua veicolare e curricolare… come fanno a essere così “lanciati” anche in quel senso? Mary sorride, poi mi confessa che il tedesco è “venuto da sé” e si è definitivamente consolidato una volta iscritti i bambini all’asilo. Insomma, dovendo comunicare con altri bambini e volendo giocare con questi ultimi, i tre bambini dei miei amici canadesi si sono messi all’opera e hanno imparato anche questa lingua, in barba a tutti gli apprendenti in età più avanzata – me compresa – che si spaccano la testa su libri di grammatica e ringraziano il cielo dell’esistenza dei tandem.
A guardarli, sembra di assistere a un piccolo miracolo: tre bambini sorridenti, bellissimi, deliziosamente hippie che parlano inglese con Brent – canadese anche lui – francese con Magalie e tedesco con me senza perdere un colpo. Sapete una cosa?  Credo che l’eccezionalità di questi bambini stia però innanzitutto nel messaggio che in qualche modo se ne trae: che buttarsi ti porta ad imparare, che le sfide sono anche conquiste e possono trasformarsi in vittorie. Tutto il resto, nemmeno a dirlo, è fuffa.

Condividi con chi vuoi
1 commento
  1. Lara
    Lara dice:

    Ciao, mi sembra di vedere i miei ragazzi! Noi siamo tutti italiani ma viviamo a Lisbona. Loro, frequentando le scuole internazionali, parlano e mescolano italiano, inglese, portoghese e tedesco. Quando capita ci mettono pure lo spagnolo. E tutto senza nessun problema! Sono fantastici!

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *