Un diario datato 1972

Ricordo ancora quella giornata uggiosa. Stavo pranzando con mia madre, e lo squillo del telefono ci ha interrotte. Mio padre, dall’altra parte della cornetta, ci invitava a raggiungere casa di mia nonna il prima possibile. Quando siamo arrivate, mia nonna era già deceduta.

Ricordo le lacrime amare, il funerale, e averla seppellita.

Mia nonna è morta all’età di 95 anni, e poco prima di morire, ha deciso di regalarmi i suoi oggetti preziosi che aveva custodito con amore: il suo anello di fidanzamento e un diario che aveva scritto durante l’anno 1972.

L’anello di fidanzamento lo custodisco gelosamente nel mio portagioielli, e lo porto con me come porta fortuna.

Il diario, onde evitare di smarrirlo, l’ho tenuto a casa di mia madre, fino a quando a Maggio ho deciso di portarlo al Cairo.

In un momento di sconforto, ho iniziato a leggerlo, scoprendo una donna completamente diversa da quella che ho conosciuto.

Mia nonna era sempre molto tenera, passava il suo tempo ad accarezzarmi, a raccontarmi le storie della sua vita, sulla guerra (un chiodo fisso) sia la prima guerra mondiale che la seconda; a spiegarmi come sarebbe stato giusto comportarsi da signorina quale ero; quanto ci fosse rimasta male quando scoprì che i miei genitori non mi avevano dato il suo nome; quante pene aveva dovuto superare dopo essere rimasta vedova, e per farsi dichiarare vedova di guerra dato che mio nonno era morto a causa di una operazione mentre era prigioniero;

Io dall’altra parte mi divertivo a farla confondere, chiedendole di ricordarsi alcune cose che le erano sfuggite dalla memoria.

  • Nonna, come ti piastravi i capelli quando eri giovane? tesoro, mi passavano il ferro da stiro sui capelli.
  • Nonna, come pulivate le scarpe di camoscio? tesoro, forse usavamo la nafta.
  • Nonna, cosa mangiavate in tempi di guerra? tesoro, forse avevamo solo il pane e la cipolla.
  • Nonna, che giorno è il mio compleanno? tesoro, siete talmente tanti… a giugno? no a luglio?

Ridevo a crepapelle ogni volta che doveva chiamare uno dei nipoti: Roberto, no Francesco, Fabrizio, oh mamma mia Giulianaaaa vieni ad aiutarmi.

Ogni volta che andavo a trovarla, mi faceva grattugiare chili di parmigiano per tenermi tranquilla accanto a lei. E’ stata l’unica che ha tentato disperatamente di insegnarmi a cucinare, con scarso successo. Per la forte delusione, decise di darmi dei soldi per comprare un libro di cucina, che non ho mai aperto. Ma non le ho mai rivelato di non averlo mai fatto. L’avrebbe considerato il peggiore schiaffo che le potessi dare.

Se mia nonna avesse avuto la possibilità di partecipare a Masterchef, avrebbe vinto.

A suo dire, lei aveva un ingrediente che nessuno in famiglia era capace di usare allo stesso modo… lei metteva l’amore in tutti i piatti. Capitava anche che cucinasse la pasta con le sarde, ma dimenticasse di mettere le sarde nel sugo… ma l’amore ti faceva credere che quello fosse il piatto con le sarde migliore del mondo.

Poi piano piano è diventata sempre più anziana, ma la testa era sempre presente, vigile. Così quando è morto uno dei suoi figli, ha iniziato a chiudersi a riccio. Era diventata una bambina, a cui gli era stato strappato il bene più prezioso.

Aperto il diario, ho scoperto una donna forte, capace di governare una casa con polso duro. Una donna che passava ore a raccontarmi la sua vita accarezzandomi le gambe, non era capace di dilungarsi nel racconto delle giornate. Le descriveva usando termini semplici e con frasi brevi. Come se l’intento non fosse quello di ricordare veramente cosa era successo in quel preciso giorno, ma più come promemoria delle emozioni provate.

Mi hanno colpito le parole scritte sul matrimonio di mia zia:

una giornata tranquilla, serena, mia figlia era molto bella con quell’abito bianco. Siamo tutti felici.

Scriveva dei giorni in cui mio papà tornava dal servizio militare, e dalla delusione nel vederlo ripartire; dei miei zii che lavoravano e le portavano lo stipendio ; di chi le chiedeva i soldi in prestito per comprare degli oggetti personali ; dei litigi tra i fratelli. Scriveva delle sue clienti, di chi le portava i tessuti più pregiati, e di come aveva deciso di lavorarli.

Le ultime due pagine sono rimaste bianche. Non potevo permetterlo, così ho preso due fogli e ho iniziato a scrivere di lei, di come l’abbiamo vissuta noi nipoti, di quanta felicità ci ha trasmesso, di quanto ancora ne sentiamo la mancanza.

Un giorno, se mai dovessi diventare nonna, vorrei essere come lei. Un tesoro unico da custodire come il più prezioso.

3 commenti
  1. angela
    angela dice:

    Ciao Giuliana,
    che bellissimo racconto, non so come sarai da nonna, ma sono certa che la tua è fiera della sua nipotina. Ho avuto i brividi mentre leggevo, perché in molti passi rivedevo me stessa con la mia cara amata nonna Angela.
    Un abbraccio
    PS: se riesco a trovare qualcuno che mi accompagni il Cairo è uno di quei posti che prima o poi visiterò…

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  2. Chiara - Parigi
    Chiara - Parigi dice:

    Cara Giugiu,
    mi ha davvero commossa il tuo racconto. Ho le lacrime agli occhi. Forse perché io non ho mai conosciuto nessuna delle mie nonne, e in qualche modo mi sono persa una bella fetta di infanzia ed adolescenza… quanto avrei voluto l’amore di una nonna.

    Un bacio grandissimo

    Chiara – Parigi

    Rispondi

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