Un giorno qualunque vissuto con paura

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Avvertivo la tachicardia, la paura si stava seminando nel mio corpo.

Cominciai a parlare tra me e me per tranquillizzarmi: la crisi di panico sarebbe scomparsa in poco tempo.

Sembrava un giorno qualunque. Stava diventando un giorno qualunque vissuto con la paura che fosse l’ultimo.

Iniziai a soffrirne durante la separazione dei miei genitori.

Trattenevo tutte le emozioni, perché mi vergognavo a confessare ai miei amici che i miei stavano per separare la nostra famiglia.

Così un giorno, mentre ero con un mio amico in macchina, avvertì la sensazione di non riuscire più a respirare.

Gridai “aiutami, aiutami, non respiro”. Lui piantò i freni e mi disse di provare a rilassarmi. Sentiva il suono del respiro ma io credevo di soffocare.

Per un minuto, ho pensato di stare per morire e che non avevo salutato a modo i miei genitori e mio fratello.

Il mio amico in macchina chiamò il medico, papà della nostra amica.

Quella notte presi due calmanti e da quel momento in poi dovetti fare pace con me stessa.

Le crisi di panico sarebbero potute arrivare in qualsiasi momento e io avrei dovuto dominarle.

Appena avvertivo un formicolio dalla testa ai piedi, o il giramento di testa, o il panico si stava impossessando dei miei pensieri, capivo che stavo per averne una.

Mi alzavo in piedi di scatto, fingendo di dover andare in bagno o di avere bisogno di una semplice camminata.

Le mie crisi di panico, molto probabilmente, non erano gravi, quindi riuscivo a tenere la situazione sotto controllo.

Dopo un po’ sparirono, e non le avvertii più.

Ci sono le persone che ne soffrono in modo perenne. Per me, fortunatamente, fu un periodo isolato.

Fino ad oggi.

A gennaio, al Carrefour festeggiano il sedicesimo anniversario dell’apertura in Egitto.

Stavo per entrare con il mio carrello per comprare gli ingredienti per cucinare la cena.

Vidi tantissima folla.

Guardando in alto mi accorsi dei cartelli che indicavano i vari sconti.

Pensai di andarmene via, ma poi mi dissi che dovevo riuscire ad affrontare un posto affollato senza andare di matto.

Il problema non sono i posti affollati, ma affollati da persone di cui non capisco la lingua parlata.

Non capire cosa si dicono, ma sentirli urlare, spaventa. O almeno spaventa me.

E’ stato lo stesso motivo per cui in uno dei mercati più turistici al Cairo, Khan el-Khalili, decisi di andare via dopo pochi minuti: super affollato, tutti i commercianti che ti chiedono di vedere la loro merce, troppi vicoletti bui.

Tra le altre cose, l’essere andata durante il tramonto non facilitava sicuramente il mio stato d’animo.

Il buio rendeva l’ambiente più surreale, o almeno ai miei occhi.

Ma al supermercato fu diverso.

Capivo che la gente era lì per approfittare degli sconti.

Uno sull’altro e poco spazio per girare e trovare ciò che mi serviva.

Gli impiegati cercavano di vendere la carne o il pesce, invitando le persone al banco.

Io iniziai a sentirmi male.

“Oddio, e se scoppiasse una bomba?” pensai.

Io non volevo morire in un supermercato, e tutta quella folla mi dava la sensazione che saremmo potuti essere un obiettivo appetibile.

Se dovessero voler far scoppiare una bomba, cercherebbero un posto come questo. Pieno zeppo di persone spensierate che fanno a gara per comprare questo o quello.

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Chiamai mio marito in ufficio, e gli dissi che non sapevo come uscire da quel supermercato, che avrei dovuto sapere, che in quei giorni, era meglio stare lontani da luoghi come quello.

In quel momento, più che fare la spesa mi sarei buttata per terra, piangendo come una bambina a cui hanno appena rubato una caramella.

“Io non voglio morire qui!” gli dissi.

Mio marito fece una lunga pausa al telefono e mi rispose “se fossi in America in questo momento, durante il black friday, nel giorno in cui tutti sono fuori per comprare le cose in sconto, saresti così spaventata?”.

“No, ma è anche vero che non sono mai uscita durante quel giorno, e ho approfittato degli sconti online. E poi in America difficilmente scoppia una bomba. Quindi scusami tanto ma hai proprio sbagliato esempio!”

Mio marito sorrise e mi rispose “è vero, ma qui non ci sono molte possibilità di comprare le cose online. E nessuno farebbe scoppiare una bomba. Quindi fai la spesa e non ti preoccupare”.

Mi guardai intorno ed effettivamente le persone non sembravano spaventate. Non lo erano per nulla.

L’unica che aveva un aspetto da criminale ero io.

Li guardavo tutti, come se stessi per sfidarli.

“Tu stai per uccidermi, e io lo farò a mia volta.”

Decisi che non potevo scappare dal supermercato, ma dovevo fare la spesa come una persona normale.

Ovviamente non riusci a comprare nulla, se non tre oggetti che si trovavano proprio di fronte a me.

Iniziai la fila per pagare i prodotti e andare via.

L’attesa per pagare durò trenta minuti.

Arrivò il mio turno, e io guardai quello che avevo sul carrello: 3 tostapane!

“Oh Gesù, ma che ho preso?!”.

Guardai il cassiere, sorrisi e gli dissi che purtroppo non mi servivano più, che li avevo presi e poi avevo realizzato di averne altri due a casa.

Lui mi guardò come se fossi completamente pazza e mi fece segno di darglieli perché li avrebbe rimessi al suo posto.

Me ne andai via, profondamente vergognata di me stessa.

2 commenti
  1. Chiara - Parigi
    Chiara - Parigi dice:

    Cara Giuliana,

    non è facile mettersi a nudo così e raccontare il proprio panico così come l’hai fatto tu, con delicatezza e fermezza. Sono sensazioni dure che tu hai saputo rendere benissimo “Nero su bianco”, ho percepito la tua paura attraverso le tue parole.
    Spero che tu possa sconfiggere il prima possibile questi attacchi e, se ti aiuterà, che tu possa farlo anche attraverso la scrittura.

    Ti abbraccio,
    Chiara – Parigi

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