Un nido chiamato casa

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Dall’ultimo giorno del 2018 sono entrata in possesso dell’ appartamento in cui sono ora.

Se a Houston ho avuto la possibilità di affittarne uno senza mobilio e arredarlo a mio gusto, al Cairo si trovano già arredati.

Per giorni, ho dovuto combattere con la proprietaria, perché avevo la possibilità di farle cambiare alcuni oggetti dell’arredamento che non mi piacevano, ma lei si ostinava nel cercare di fare cambiare idea a me.

La scelta dei colori dei divani è stata la più ardua battaglia combattuta da entrambe.

Tutti i colori da me scelti non erano disponibili ma, stranamente, l’abbinamento blu e grigio scelto da lei sì.

Io sono del parere che nella vita, sia sempre meglio perdere che stra-perdere.

Lei ha pensato di vincere la guerra dei colori e io ho vinto quella su tutto il resto dell’arredamento.

Il tavolo, la televisione, il mobile della televisione, i comodini e gli armadi sono stati scelti da me.

Avrei voluto chiamarla soltanto per dirle che due colori le erano costati un accanimento da parte mia senza precedenti. Ma sono stata zitta.

Dalla vita impari che il silenzio è l’arma migliore.

Finalmente ho una casa, la mia nuova casa.

Vivendo in giro per il mondo, l’idea di avere un nido che sarà tuo per tutto il tempo in cui vivrai nella nuova destinazione rasserena l’anima, o almeno la mia.

Lo sto arredando di giuggioli e fotografie come se fosse l’appartamento in cui passerò il resto della mia vita.

Mio marito fatica a capire perché io spenda tutte queste energie nel cercare di trovare lo spazio perfetto per posizionare quello o l’altro oggetto.

In realtà questo è l’unico modo che ho per far sì che io senta completamente mio questo nuovo appartamento.

Dagli Stati Uniti mi sono portata qualche sciocchezza, che mi ricorda le persone che ho conosciuto.

Ho portato anche un piccolo quadretto che mi è stato regalato dalle mie amiche.

Il quadro dovrebbe rappresentare me e Vincenzo.

Ovviamente non siamo due lama, ma le mie amiche a quanto pare ci vedono così. Ogni volta che lo guardo, le penso. Penso ai momenti trascorsi insieme e mi sento incoraggiata ad andare avanti.

Spero di trovare qualche altra amica qui, capace di disegnare, e che voglia rappresentarci come due umani!

Non lavorando, passo molto tempo in  queste quattro mura e parlo con loro.

Io saluto sempre casa mia al mattino, quando esco e quando rientro. Perché a mio avviso, gli oggetti avvertono l’energia positiva e la restituiscono.

Per alcuni sembra pazzia; altri fanno la stessa cosa ma per vergogna non si autodenunciano.

Quando ho lasciato il mio appartamento in America, l’ho ringraziato per tutto l’amore che è riuscito a farmi vivere. Tra feste con amici, qualche lite e parole d’amore, ne ha viste tante.

Ho scritto anche una breve lettera alla nuova proprietaria, spiegandole che quell’appartamento le avrebbe dato molte soddisfazioni se l’avesse trattato con dovuto rispetto. Le ho anche scritto come pulirlo, perché mi ci sono voluti due anni per capire che il migliore prodotto da utilizzare è il detersivo per i piatti.

Nel mese di Novembre 2018 sono rimasta a Houston, a vivere come una mia amica, mentre mio marito si trovava già nella nuova destinazione; dal balcone di quella casa potevo vedere il mio adorato ex appartamento.

Le luci spente mi mettevano tristezza.

Fino a quando, non si sono accese e sul balcone è stato messo un tavolino bianco.

Eh no!, ho pensato.

Ma come può avere messo quel colore nel mio balcone. Un tavolino triste, senza nessuna piantina.

Mi dicevo che la proprietaria non aveva capito il senso della mia lettera e che forse le avrei dovuto spiegare come arredarlo.

Ma un giorno li ho visti: i nuovi coinquilini.

Si stavano scambiando una dolce tenerezza in balcone.

Vi giuro che non sono una stalker, ma ero gelosa.

Gelosa di qualcosa che fino a quel momento mi aveva restituito la serenità che avevo tanto cercato.

Gelosa di cosa avesse rappresentato nella mia vita di coppia.

Quella era la “nostra” prima scelta fatta insieme. Il nostro piccolo appartamento, in cui avevo speso tanti soldi ed energie per renderlo caloroso, almeno ai miei occhi.

La tristezza di vederlo svuotato dai traslocatori era tanta. Vedevo piano piano tutto i miei piccoli oggetti essere venduti o messi dentro un pacco, pronti a raggiungere la nuova meta.

A trasloco avvenuto, con un container pronto ad attraversare l’oceano, ho dovuto spegnere le luci.

Gli ho detto addio.

Spero così tanto che questo mio nuovo appartamento mi faccia sentire coccolata tra le sue mura. Me lo auguro e nel frattempo continuo a parlare a voce alta di chi siamo io e mio marito.

Si innamorerà di noi come noi faremo con lui!

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