Un viaggio senza ritorno

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In un certo senso, trasferirsi all’estero è un biglietto di sola andata, un viaggio senza possibilità di ritorno.

Potrai decidere di ripartire ad un certo punto, ma nel frattempo ti accorgerai di non essere più la stessa persona. E, forse, finirai per sentirti straniera anche a casa tua.

Perché immergersi totalmente in una cultura diversa dalla nostra ci porta inevitabilmente ad interrogarci su cosa sia normale e a mettere in discussione le nostre stesse abitudini.

Vi voglio raccontare come sono cambiata io in quattro anni nel Regno Unito.

Bevo caffè lungo.

Un momento, non corriamo troppo! L’espresso è sempre l’espresso!

Personalmente non potrei mai fare a meno della mia moka, la cui preparazione rappresenta per me una specie di rituale mattutino.

Tuttavia, un po’ per necessità un po’ per volontà di cambiare, ho iniziato gradualmente ad abituarmi al caffè americano o solubile, entrambi rigorosamente neri e senza zucchero. In effetti a volte è piacevole mettersi seduti e sorseggiare quel caffè un pochino più a lungo.

Colazione da re.

Da sempre il momento della giornata che preferisco, in Italia la mia colazione era costituita principalmente da biscotti o, quando avevo tempo, dolcetti vari fatti in casa.

Qui invece ho scoperto il salato. Le mie colazioni sono diventate praticamente dei pranzi, che mi mantengono sazia e attiva per buona parte della giornata. Chi l’avrebbe mai detto che un giorno avrei iniziato la mia giornata mangiando uova e fagioli!

english-breakfast

Cena alle 18:00  e alle 20:00 “tutti” a letto!

Beh, la seconda parte riguarda in realtà solo mio figlio.

Cenare presto ha i suoi vantaggi, mi permette di cavarmela con due pasti al giorno (vedi punto 2) e mi fa fare sonni tranquilli.

Per quanto riguarda l’ora della nanna, ho optato per una via di mezzo fra la tendenza locale, secondo la quale i bambini vanno generalmente a letto molto presto (addirittura verso le 7!) e l’abitudine italiana di lasciarli svegli fino ad ora più tarda. Le 20:00 mi sono sembrate un buon compromesso, ci lasciano un po’ di tempo da trascorrere insieme prima di dormire e concedono qualche ora di tregua a noi adulti.

Ogni volta che scendo in Italia mi accorgo però che questi ritmi sono impossibili da rispettare. Forse certe abitudini non sopravvivono all’esportazione!

A spasso senza ombrello, e al diavolo l’acconciatura!

Quando sono arrivata qui avevo una vera ossessione per i capelli. I miei sono molto ricci e con l’umidità possono prendere le pieghe più inaspettate, e per questa ragione l’ombrello non poteva mai mancare nella mia borsa, specie in un Paese che fa della pioggia un marchio distintivo.

Col passare del tempo tuttavia mi sono adeguata all’usanza locale secondo cui l’ombrello è un assoluto optional. Nessuno si scompone mai troppo quando inizia a piovere, i più cauti al limite si alzano il cappuccio. Di ombrelli non se ne vedono molti, anche perché da queste parti il passaggio tra pioggia e sole può essere così repentino da non lasciarti il tempo di aprirli.

Queste sono solo alcune delle piccole abitudini che ho modificato vivendo all’estero.

Se prese una ad una non significano molto, ma ciascuna di esse, insieme alle infinite altre di cui forse nemmeno mi rendo conto, ha contribuito a farmi diventare una persona diversa, più flessibile e aperta verso le novità e quindi, in un certo modo, migliore.

2 commenti
  1. cinzia
    cinzia dice:

    Hai proprio ragione, le cose cambiano e si assumono nuovi comportamenti, e poi dopo qualche anno ti sembra di aver sempre vissuto in questa maniera e quando torni in Italia ti senti una straniera
    si, decisamente un viaggio senza ritorno

    Rispondi

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