Una lettera a sorpresa

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L’inverno stava per finire ed io provavo quel sentimento di eccitazione legato all’avvicinarsi della bella stagione.
La mattina del quattro marzo, decisi di aprire l’armadio e di iniziare a rinfrescare gli abiti più leggeri. 
Aprendo un cassetto, nel tirare fuori foulard e cinture colorate, mi accorsi che sul fondo giaceva una busta rossa ancora da aprire. 
In un attimo tornai indietro nel tempo e capii che il momento era arrivato: non potevo più indugiare, dovevo aprirla.
 
Con le mani che tremavano, mi guardai allo specchio dello scrittoio. I miei occhi erano già lucidi per l’emozione.
Mi sentivo come una bambina che stava per fare esattamente quello che la mamma si era raccomandata di non fare.
Ma la mamma ormai non c’era più a sgridarmi, non c’era più a dirmi un bel niente.
O meglio, qualcosa c’era, ed era proprio in quella busta rossa ancora sigillata. Erano passati 10 anni.
Ricordavo ogni parola di quell’ultimo giorno insieme. Sapeva qual era il suo destino e mi conosceva bene, troppo bene.
Il cielo era azzurro fuori dalla finestra della camera da letto e i ciliegi avevano iniziato a fiorire timidamente.
Prese le mie mani tra le sue e mi disse “ho un regalo per te” e mi porse quella busta color fragola chiusa da un sigillo con le mie iniziali “LS”.
Mi sorrise e aggiunse “non voglio che la apri ora, fallo quando sarai pronta” e li x li non capii, anzi protestai perché ero curiosa ma non volevo contraddirla e cosi la misi in borsa e continuammo a chiacchierare del più e del meno, sorseggiando un tè dal retrogusto amaro.
Quella fu l’ultima sera che vidi il suo sorriso e ascoltai le sue parole dolci che confortavano più me che lei.
Quel regalo rimase nascosto per anni, ad un certo punto pensai anche di aprirlo ma poi rimandai, non me la sentivo, ogni volta c’era una scusa o un imprevisto, non era mai il momento giusto. Cosi passò da un comodino all’altro, da una valigia all’altra, fino ad accompagnarmi oltreoceano.
Il mio sguardo era perso oltre quello specchio e mi accorsi di stringere con forza la busta tra le mani. I miei pensieri tornarono al da farsi. Sullo scrittoio c’era il tagliacarte d’argento, lo afferrai decisa e staccai prima il sigillo, poi la carta spessa facendo attenzione a non rovinare il contenuto interno. Stavo per sedermi sulla mia poltrona di velluto blu quando sentii il tintinnio di un ciondolo, guardai tra i miei piedi e c’era una catenina d’oro, con una pietra blu. Riconoscevo quel bellissimo lapislazzuli color del mare, che splendeva riflettendo la luce del sole.
Mi chinai a raccoglierlo e sorrisi, mentre le lacrime scendevano sulle mie guance. Un respiro profondo e guardai di nuovo dentro la busta.
C’era una lettera scritta a mano su una carta giallina a righe, probabilmente il vecchio quaderno su cui lei si annotava spesso le ricette, quello riposto nel primo cassetto della cucina.
La scrittura a mano era inconfondibile, ricordavo bene quelle “s” sgangherate e quei ghirigori che faceva ai lati del foglio, quando si fermava a riflettere con lo sguardo perso nel nulla.
Era una lettera lunghissima, probabilmente ci aveva messo settimane a finirla, lo capivo dai paragrafi interrotti e da un paio di colori diversi, in fondo a casa nostra le penne sparivano sempre misteriosamente.
Una poesia a pagina 2 attirò la mia attenzione e la lessi per prima, pulendomi il mascara con il palmo della mano.
Il sole dell’Australia riscalda i miei sogni, un canguro corre libero in lontananza, sorrido, i piedi immersi nella sabbia, le onde dell’oceano mi cullano, sono a casa.

E sotto ancora: credi sempre in te stessa, e vola lontano.

Lo feci davvero, pur non leggendo queste parole. Avevo la testa pesante e il cuore a pezzi.
Avevo bisogno di ritrovare la motivazione, la voglia di vivere, il coraggio di ricominciare dove nessuno mi conoscesse. Dove nessuno potesse guardarmi con quell’aria affranta e compassionevole. Volevo mettermi alla prova e cosi feci.
Stringo la lettera tra le mani e guardo fuori.
Faccio un respiro profondo e guardo il ciliegio in fondo al giardino, il vento muove i rami leggeri e i fiori appena sbocciati sembrano quelli di un dipinto. Gli scoiattoli si rincorrono veloci e un cardinale rosso spicca il volo andando a posarsi sul ramo del pino più alto, libero e spensierato.
A piedi scalzi, vado verso la finestra e prendo una boccata d’aria fresca.
Non è l’Australia: sono gli Stati Uniti, mamma.
Ma stanotte ti ho sognato, e mi raccontavi che il tuo volo per Sidney era in ritardo ma che, presto, saresti venuta a trovarmi.
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Io, Luana.

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Luana  è una nostra lettrice e ha voluto giocare con noi al #giocoincipit. 

Le abbiamo inviato un incipit e lei ha costruito la sua storia basandosi su fatti veri del proprio vissuto personale e di espatrio.  Volete giocare anche voi? Scriveteci! 

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