Ci vediamo dopo

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A volte, mentre mi dirigo a lavoro armata di guanti e mascherina, me lo chiedo: “Come sarà il dopo?”.

Non è una data precisa, la mia. Ormai ho smesso di contare giorni, settimane o mesi. So, in ogni caso, che ci sarà un “dopo”. Sto iniziando a programmarlo, questo futuro prossimo. Un poco alla volta. Lentamente ma

con intenzione.

Il mio dopo, ho deciso, inizierà con un trasloco.

Dopo appartamenti in comune e stanze in affitto, finalmente, una casa tutta mia. Anzi, nostra. Perché, a dirla tutta, non mi trasferisco da sola. Un appartamento a pochi passi dal Reno con il soffitto in legno che ho sempre desiderato. Il sogno di una bambina che, ormai, è diventata grande.

Dopo settimane di lavoro e quarantena, riprenderò a passeggiare.

Armata di scarpe comode e macchina fotografica, mi rimetterò in moto. Finalmente potrò scoprire angoli nascosti di questo paesino che chiamo “casa”. Dopo i campi di girasoli e le casette per le api chi lo sa cosa mi aspetta? Voglio esplorare i sentieri sul fiume Ahr o la “Toscana dell’Eifel”. Voglio riempirmi i polmoni di aria frizzante e farmi scaldare le ossa da un sole ahimè ancora un poco timido.

Oggi, a dirla tutta, persino una corsa al contenitore del vetro mi è sembrata un lusso. Stringendo la mia borsa di tela, ho attraversato la strada e mi sono infilata in quella via stretta che ormai conosco come il palmo delle mie mani.

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Sarà fatto di abbracci, questo “dopo”.

Ci saranno gli amici ai quali, ormai, possiamo concedere solo un cenno con il capo. A loro dedicheremo questo gesto d’affetto del quale, in barba alla tanto decantata freddezza teutonica, sentono la mancanza. E che dire dei collaboratori? Di quei colleghi che sono diventati un poco amici e un poco familiari, in questo periodo nero. Quelli con i quali ridere perché, dannazione, vi si appannano pure gli occhiali, quando indossate la mascherina.

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Ci sarà anche musica e, perché no, pure un poco di chiasso.

Dopo mesi di silenzio, dove ogni concerto era ridotto alla dimensione intima ma un poco alienante delle proprie pareti di casa, ci saranno composizioni da ascoltare all’aperto, magari su un prato verde. Ci saranno i festival ai quali abbiamo rinunciato, le opere liriche capaci di farci venire la pelle d’oca e persino la musica di paese di questa o quella fiera.

Ci saremo noi, in questo “dopo”. Noi che abbiamo sofferto ma, nonostante tutto, ce l’abbiamo fatta. Quelle stesse donne che hanno resistito, stretto i denti e sono andate avanti. Quelle “meravigliose creature” che, dopo giorni di silenziosa agonia, potranno finalmente dire: “Andrà tutto bene”.

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