visitePartiamo, evviva, tutti sono contenti per noi e tutti ci dicono che verranno a trovarci. Si, ma poi, chi viene davvero? 

Noi ci siamo trasferiti in un posto abbastanza lontano e non troppo “famoso”, ma immagino che chi parte per posti come Barcellona o Londra tremi all’idea che veramente tutti quelli che han detto “Veniamo a trovarti di sicuro” si presentino effettivamente davanti alla porta.

Quando però si annuncia una visita, noi che viviamo lontani e vediamo le nostre famiglie molto più su Skype che dal vivo siamo contentissimi, davvero. 
Da subito cominciamo a pensare a tutte le cose che vogliamo fare insieme:
“Quando vengono i tuoi li portiamo a mangiare qui”
“Che ne dici se con Pietro andiamo alla spiaggia dove si vedono i pinguini?”
“Alla Giulia potrebbe piacere se andiamo insieme a vedere la cascata del Laja. E in effetti anche Valdivia non è lontana, potremmo andarci insieme”
Per un mese e più cerchiamo bar, parchi, librerie, spiagge e mercati dove portare i nostri ospiti. Intanto chi viene ci chiede cosa può portarci e ogni arrivo sembra un po’ Natale: un pezzo di grana, qualche libro in italiano, i biscotti, regali per i bimbi e per noi per il prossimo compleanno-onomastico-Natale. Le valige crescono man mano che la data si avvicina.
Poi finalmente arrivano! Già nei giorni prima prepariamo un cartello Bienvenidos che la nostra bambina esibisce contenta all aeroporto, appena prima dei baci e abbracci all’arrivo. Quando si tratta dei nostri genitori, all’emozione di avere visite si aggiunge la gioia di vederli fare i nonni con i nostri bambini, vedere come sono contenti di tenere finalmente in braccio quei bimbi che vedono solo via computer.
Il tempo insieme poi passa in un attimo, capita anche a voi? Non bastano mai i giorni per fare tutto quello che avevamo pensato.
Ma soprattutto non basta mai il tempo insieme, che sia per fare cose nuove e viaggiare o semplicemente stare insieme, far conoscere la nostra quotidianità: l’asilo, i giardinetti dove andiamo di solito, il nostro panettiere. 
E siamo di nuovo all’aeroporto, stavolta per salutarsi, cercando di trattenere le lacrime. Un abbraccio stretto, un bacio lanciato al di là del vetro dei controlli di sicurezza e alla prossima! La casa resta vuota e silenziosa, ci rimane un po di malinconia, perciò cominciamo subito a invitare altri a trovarci!
2 commenti
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