Vita parigina: odi et amo –

parte seconda

 

In un precedente articolo ho avuto il piacere di parlarvi delle 6 cose che amo di più della mia seconda patria. Bellezza, armonia, diversità: un museo a cielo aperto, un paradiso!

Parigi però dovrà pur avere qualche difetto, no? Ne ha eccome, altro che paradiso… Ci sono giorni (o stagioni) in cui la vita nella mia amata Parigi può trasformarsi in un vero inferno!

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Una giornata freddissima e piena di neve a Parigi

Parigi: le 6 cose che odio di te

1. Il sole, questo sconosciuto

In qualunque stagione il cielo parigino ama vestirsi di un unico, elegante colore: un bel grigio tinta unita. Il tutto accompagnato da una sgradevolissima e incessante pioggia, altro must del meteo di Parigi. Qui persino un costume da bagno dovrebbe essere dotato di cappuccio ed ombrello  incorporato.

Quando il sole decide timidamente di spuntare, sembra quasi un miraggio.

Che meraviglia trovare ogni mattina questo spettacolo al risveglio ed affrontare la giornata di lavoro!

Siamo d’accordo che Parigi non sia il luogo ideale per chi cerca sole, caldo e mare non è un mistero; è anche vero che non conosciamo temperature estreme tipo -30 °C.

Ma per chi come me viene dal Sud Italia, sopportare un inverno grigio, nebbioso, piovoso con temperature tra i -2 e i 5 °C è un cataclisma. Senza tener conto del solido e duraturo sodalizio che ho instaurato con gli integratori di vitamina D, miei fedeli compagni della stagione invernale.

Per fortuna io cerco sempre di trovare il lato positivo di ogni cosa.

Una giornata appena soleggiata di Febbraio, con 8 °C, niente pioggia né vento, ormai la considero già una splendida giornata di sole ed i parigini lo sanno bene: si trasformano in lucertole!

Inoltre, i cambiamenti climatici (ahimé!) ci stanno regalando negli ultimi anni delle estati terribilmente afose e – vi dirò – anche piene di sole.

Ma è meglio non cantar vittoria per troppo tempo. Basterà un bell’acquazzone estivo a riportarci, come per magia, al cielo grigio e a 13 magnifici gradi.

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Parigi vista dalle torri di Notre Dame, poco prima di un terribile acquazzone!

2. Sardine in metropolitana e non solo

Se soffrite gravemente di claustrofobia, Parigi non è esattamente il posto adatto a voi.

Ho l’impressione che questa città abbia una passione sfrenata per gli spazi angusti. Alcuni quartieri sono pieni di bar e ristoranti carinissimi, ma perennemente affollati e rigorosamente microscopici. Almeno un paio di volte ho rischiato di soffocare: tavolini lillipuziani, omologati per due, massimo tre; persone sempre l’una addosso all’altra, come delle sardine in una scatoletta, gomitate e testate a non finire.

Avrete capito quindi che cenare con una tavolata di 10 persone può diventare un’impresa erculea. A tal punto che pensate di prendere i mezzi pubblici dopo l’aperitivo, e tornare a casa per godervi finalmente la tranquillità.

Beh, auguri, se sperate di starvene comodamente seduti!

La claustrofobia provata in un bar o in ristorante non è nulla in confronto a ciò che si può provare in metropolitana in alcune fasce orarie. E spero vivamente che non vi capiti mai di trovarvi in questa bolgia infernale durante uno dei famosi blocchi del traffico per “bagaglio abbandonato / incidente/ passeggero colto da malore”.

Ed infine si fa sera.

Finalmente vediamo la fine di questa giornata stremante. Cosa c’è di meglio di godersi il tepore di un confortevole e spazioso monolocale di 23 m² con divano letto a prezzi modici?

 

3. Di corsa, sempre di corsa!

Spesso la confusione, onnipresente a Parigi, fa rima con fretta.

Il popolo parigino mi ricorda una colonia di formiche: corrono incessantemente, sembrano sciare sulle loro scarpe, sembrano perennemente in ritardo pur essendo sempre puntualissimi. Beati loro! Da buona italiana, quella in ritardo agli appuntamenti sono sempre io!

E guai a loro se perdono il bus: daranno inizio al festival della sbuffata. Poco importa se ne passerà un’altro tra un minuto o due. Lo hanno perso? Sbufferanno lo stesso.

Che poi, cosa avranno da correre tanto? Hanno la fortuna di vivere in una città con un sistema di trasporti pubblici da fare invidia, perché tutta questa fretta? E’ sempre così: chi ha tutto, mai si accontenta.

Ecco il motivo per cui anch’io, che amo la vita della metropoli, ogni tanto sento il bisogno di prendere un treno, stare lontana da tutto questo stress ed isolarmi da questa perpetua fretta parigina.

In poche parole, sento il bisogno di respirare.

 

4. Calma e gentilezza cercansi

Ci tengo a mettere in chiaro una cosa: io sono la prima a non credere assolutamente nei cliché infondati su determinati popoli. Mi sono sempre trovata benissimo con i francesi e ad alcuni di loro devo moltissimo.

Però, almeno a Parigi, è evidente che nei volti e nelle menti dei cittadini si percepisce una tale pressione, un tale livello di stress “da capitale” che li porta ad essere scontrosi, cupi, e a volte maleducati.

Tornando al punto 3, la gente di corsa sui trasporti può essere addirittura pericolosa. Ho smesso di contare le volte in cui ho rischiato di precipitare sui binari o di lussarmi una spalla per via degli spintoni dei cronici “Bianconigli” in ritardo.

E magari mi chiedessero scusa.

Se mai gli fate notare che hanno torto, fanno anche la faccia storta, come se fosse un loro diritto mandare ogni giorno qualcuno al pronto soccorso. Farò una grande festa il giorno in cui potrò tranquillamente scendere dalla metro senza essere travolta dagli avvoltoi.

Per quanto Parigi possa essere una città stressante e difficile da vivere, non credo che questi comportamenti siano riconducibili unicamente alle tensioni della vita di metropoli. A volte ho l’impressione che qui la fretta e lo stress siano uno stato mentale. Ad alcuni parigini farebbe bene una buona camomilla ogni tanto al posto dello champagne.

 

5. No french speaker, no party

Se non parlate il francese, a Parigi può essere molto difficile integrarsi. Rispetto ad altre nazioni europee, trovo che in Francia il livello di conoscenza della lingua inglese sia molto scarso e, addirittura, che alle persone dia fastidio parlare una lingua diversa dalla loro, giovani compresi.

Continuamente, in qualsiasi luogo, vedo persone in difficoltà chiedere pazientemente delle informazioni in inglese per poi sentirsi rispondere in francese. E la trovo un’enorme mancanza di rispetto e di comprensione, quando basterebbe rispondere “I’m sorry, I don’t speak English”.

A volte manca la conoscenza anche delle più banali frasi in inglese, ed è secondo me una cosa gravissima.

Imparare la lingua del paese ospitante è sicuramente importante, ma non si può pretendere un livello madrelingua da un turista o da qualcuno che è appena giunto in Francia!

 

6. Soli in mezzo alla folla

Forse è l’aspetto che odio di più di questa città: per quanto essa sia popolata, vitale e stimolante, Parigi può farci sentire incredibilmente soli.

Questa è una città immensa, difficile da vivere, in cui può essere molto complicato stabilirsi a lungo termine e costruirsi un futuro. Chi ci vive, soprattutto i miei coetanei, lo sa bene, e per questo non esita a lasciarla dopo un po’.

Ad un certo punto la vita evolve: si decide di convivere, mettere su famiglia o comunque costruirsi un futuro stabile di coppia. Si va alla ricerca di quella stabilità che spesso Parigi non riesce a garantire. Ma chi non si trova in una relazione stabile rischia di ritrovarsi, ad un certo punto, a fare i conti con un profondo senso di solitudine e una mancanza di punti di riferimento. Almeno secondo la mia esperienza.

Spesso definisco Parigi un porto di mare.

Le persone vanno e vengono, ci si conosce e dopo pochi mesi già bisogna salutarsi, per poi rivedersi chissà quanto. A volte ho l’impressione che le persone abbiano paura di creare dei legami, di affezionarsi, ma per fortuna c’è chi fa di tutto per non perdere le preziose amicizie nate in espatrio, nonostante le distanze e tante altre difficoltà.

Io amo fare nuovi incontri, frequentare comitive diverse, stabilire dei rapporti solidi e avere accanto a me persone di cui fidarmi. Mi reputo una persona molto socievole e non mi piace star sola. Ma per quanto io sia stata fortunata, spesso ho avuto la sensazione di essere solo un’amica di passaggio, un passatempo, e purtroppo anche una fidanzata di passaggio.

Le relazioni forti, di sangue, quelle di cui io ho bisogno, sembrano essere sempre rare e labili in questa città.

Per cui è molto importante cercare di restare il più possibile a contatto con le persone, e favorire le occasioni di incontro per almeno provare a sentirsi meno soli.

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Gennaio 2015, weekend ai Castelli della Loira con le amiche del cuore

 

E’ evidente che tutto il mondo è paese: il luogo perfetto in cui vivere non esiste, bisognerebbe inventarlo.

Tutto sta nell’equilibrio: finché si riescono a sopportare i difetti di una città, essa potrà ancora essere un luogo adatto per noi.

Io quest’equilibrio per ora l’ho trovato, e qualora decidessi definitivamente di andarmene, sarà comunque difficile dimenticare tutti i ricordi e gli importanti insegnamenti legati alla “giungla” parigina.

Nel bene o nel male, Parigi è una città che porterò nel cuore per sempre.

Ci tengo a concludere con un consiglio: se iniziate ad aver davvero voglia di cambiare aria, non abbiate timore. Forse è il momento di preparare i bagagli e pensare, sempre con entusiasmo e mai con rimpianto, a quale sarà la prossima tappa!

2 commenti
  1. Veronica
    Veronica dice:

    Ciao. Sono d’accordo con il punto 1 e ti dirò di più : non sai quanto sia difficile per me , anche dopo 15 anni, svegliarsi con il buio . Si perché qui la luce qui inverno la si comincia a vedere dalle 9 in poi. Per il punto 2 non sono d’accordo. Non è solo a Parigi. La metropolitana di Roma non è poi tanto differente. Quando andavo al liceo era un’impresa ardua! Comuyci sarebbero anche altri punti…Forse è poco tempo che sei qui in Francia. Penso che per noi Italiani sia molto difficile vivere qui.

    Rispondi
    • Chiara - Parigi
      Chiara - Parigi dice:

      Ciao,

      in effetti sono qui da 5 anni e mezzo. Non è poco ma nemmeno tantissimo. I difetti sono emersi lentamente e la mia lista non è esaustiva, ci vorrebbero 20 pagine 😀 inoltre, non sono difetti assoluti, è ovvio che anche altre città ne abbiano. C’è anche da dire che io vengo da una città in cui la metro non c’è mai stata! 😀

      In ogni caso non credo che per noi italiani sia difficile vivere qui: bisogna abituarsi ai ritmi, adattarsi, e a noi italiani lo spirito di adattamento non manca 😉

      Chiara – Parigi

      Rispondi

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