Vivere in un’altra lingua

Sul lago in estate

La mia nuova vita parla un’altra lingua.

Proprio io che con la lingua ho da sempre avuto un rapporto terapeutico, quasi catartico e di profondo rispetto.

Ho usato il mio linguaggio fatto di espressioni e fraseologia, dando voce a quelle contraddittorie relative e subordinate mentali.

Ho usato la mia lingua per capire che a tutto bisogna dare un nome ed ho costruito una vita intorno a quelle parole.

Oggi vivo una vita in una lingua diversa dalla mia.

Diversi sono lessico e vocabolario, gergo e slang, argot e  idiomi. Uso questo linguaggio, sì. Ma a volte lo faccio in modo incompleto.

Sono estremamente diligente nella scelta riflettuta delle parole da scrivere.

Le valuto. Le peso. Le uso con attenzione.

Aggiungo nuovi vocaboli come oggetti che riempiono gli scaffali del mio cervello. Li accumulo così come facevo un tempo con le scarpe.

Ma in realtà, come sempre, ho un’idea molto vaga di ciò che possiedo.

Sono da sempre stata affascinata dalle parole ricche, cercate, considerate. Hanno un colore diverso. Profumano e fanno rumore. Perché qualcuno prima di scriverle le ha scelte con attenzione.

Qui, invece, la gradazione è incompleta.

Diversa.

Le parole qui non riescono mai a compiacere la mia inquieta voglia di dirle.

E mi rassicurano che in fondo va bene così.

Che le frasi qui sono brevi.

Che io non potrò mai essere melanconica, bipolare e talvolta poetica così come lo sono nella mia lingua. Che qui una parola può voler dire tutto ma non vuol dire niente.

Così cerco di destreggiarmi. Di fare del mio meglio.

Mi adeguo.

Mi svuoto di tanti pezzettini.

Quindi forse è questo che intendeva il poeta giapponese che scrisse “imparare una nuova lingua è avere una nuova anima”.

Io mi adeguo.

Mi uniformo.

Ma quei lunghi ed articolati flussi di parole mi mancano comunque.

E prometto a me stessa che mi impegnerò un po’ di più per non perderli, quei pezzettini.

Di trovare lo spazio ed il tempo per dar loro voce ed espressione. Nella Mia lingua. Ed in tutte le sue sfumature possibili.

stivali-autunno-foglie

6 commenti
  1. Carmen
    Carmen dice:

    Concordo con il tuo articolo, vivendo in un’altra lingua si perdono dei pezzettini di se stessi e vive in un’altra anima.

    Rispondi
  2. Chiara - Parigi
    Chiara - Parigi dice:

    Mi ritrovo moltissimo nelle tue parole! Quando parlo in una lingua diversa dalla mia mi sembra addirittura di essere un’altra persona, di riuscire a dire delle cose che in italiano invece non riesco a dire. E quando arrivano i sogni in francese, eh quello è uno spasso unico!

    Rispondi
    • Lisa
      Lisa dice:

      Ciao Chiara!
      Esatto i sogni:-)) incredibili:-)
      Ho trovato difficoltá all’inizio dovendo scrivere paper accademici così schematici e con frasi x me troppo brevi e “poco creative”…. adesso ho “preso il via” anche lì x fortuna.
      Ma adoro parlare e comunicare in un’ altra lingua questo é sicuro…é come se ti si attivasse un’altra parte del cervello…sensazione unica ed ogni giorno é sempre meglio.
      Questo articolo è stato scritto circa otto mesi fa. Ero da poco arrivata a Saskatoon, una cittá che a fatica accettavo. Sebbene da allora tante cose siano cambiate (ed in meglio per fortuna), queste parole raccontano il perché io abbia deciso di dar voce ai “tanti pezzettini”. Attraverso questo blog. Così unico e speciale.🇮🇹❤️
      Un saluto Chiara!

      Rispondi
  3. Pamela Sironi
    Pamela Sironi dice:

    Ciao Lisa,
    Bellissimo articolo in cui mi ritrovo tanto.
    E poi concordo con te al 100%: la lingua è parte di noi, una parte talmente complessa, affascinante, inarrivabile … passerei tutto il mio tempo a studiarla 🙂
    Buon fine settimana!

    Rispondi

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