Vivo a Bali, il mio paradiso

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Io vivo a Bali, è il mio paradiso, ma a volte mi sembra una colpa come se fossi Eva.

Rientrata per una vacanza italiana, sono a una cena con amiche; la conversazione va a finire in un tono lamentoso su quanto sia dura la quotidianità.

Dopo essere stata a sentire a lungo tutta la discussione, intervengo dicendo che spesso ci lamentiamo per cose futili, che basterebbe avere un po’ più di positività per rendere più gradevoli talune incombenze quotidiane.

“Beh certo, parla quella che vive a Bali”, mi rimbrotta la mia amica con sguardo severo.

Continua: “Dai, come fai a parlare, tu, per te è facile dire che tutto va bene, tu vivi in paradiso!”.

Capisco che le mie amiche italiane mi guardano e vedono la mia pelle abbronzata, e pensano a me come l’eterna vacanziera.

Io sono per loro quella che vive perennemente in costume, sotto una palma e con un cocco fresco in mano.

Non nego che, vivendo in un’isola tropicale a due passi dal mare, la spiaggia fa parte della mia quotidianità e riesco sempre a ritagliare del tempo per fare il mio bagnetto giornaliero nell’oceano.

E’ vero che nella mia vita cerco di non fare entrare lo stress e l’abitudine, che cambiando paese ho cambiato carattere e modo di fare , acquisendo quel tanto che basta dagli orientali, per essere più easy e rilassata.

Mi nutro di frutta tropicale, riso e intrugli energetici per tenere puliti mente e corpo.

Cerco il lato bello ovunque.

Viaggio ogni volta che posso e metto passione e amore in quello che faccio.

Ma basta volerlo: queste sono cose realizzabili a tutte le latitudini.

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La vita tropicale però non è un sogno, non è una vacanza, ma una semplice vita normale.

Le difficoltà in un’isola come Bali sono le stesse dell’Italia; anzi, spesso sono molte di più.

Vivo a Bali e ho una vita incerta.

In questo paese l’integrazione di un occidentale è praticamente impossibile. Sei straniero e si vede, lo sai e, se per caso qualche volta te ne scordi, ci pensa L’Indonesia a ricordartelo.

Per ogni passo avanti che uno riesce a fare acquisendo lingua e cultura, ce ne sono altri mille invalicabili. Ben poche cose ci sono concesse e pochissime ci possono appartenere.

Sappiamo di vivere una vita in un paese in prestito. Fa parte della vita di un expat avere un futuro incerto.

A me, personalmente, non dà noia, anzi: sapere che un giorno potrei avere l’opportunità di avere un’altra vita chissà dove mi stimola e diverte.

Per ora, io vivo a Bali, dove vivono gli Dei. Sorrido nel pensare che in molti pensino sia come vivere in un paradiso, anche se a dire il vero spesso lo penso anch’io.

E che dire di animaletti & Co.?

Ho già parlato in un altro articolo di quando sia ardua impresa rimanere in ordine e belle in un clima tropicale.Ma non ho mai parlato di quanto sia difficile combattere contro animaletti , muffe e umidità e mantenere pulita e fresca una casa tropicale.

Formiche di ogni razza e dimensione, che appaiono regolarmente dal nulla: guai a fare cadere una briciola o a lasciare aperto un vasetto di zucchero, il rischio di avere l’invasione è altissimo.

Scarafaggi grandi come bistecche, volanti e non, che trovi random qua e là nonostante il tuo pavimento sia più pulito di quello di una sala operatoria.

Gechi, adorabili animaletti che si rendono utili mangiando enormi quantità d’insetti molesti, ma che rendono il mangiato defecando senza pietà su mobili e mura.

Sempre che a nascondersi dietro qualche mobile o quadro non sia un tokay: un geco gigante a pallini rossi che emette un richiamo inconfondibile e che si dice porti fortuna – fatto è che mangia tanto e regala residui corporei ovunque.

La perenne lotta alla pulizia della cacca di geco e tokay è un dovuto atto quotidiano in quasi ogni casa indonesiana.

Mi fermo a questi, ma la lista dei cari animaletti invasivi potrebbe andare avanti all’infinito.

La dura realtà è che le mie amiche hanno ragione.

Continuo ad ascoltare i loro discorsi.

Osservo il trucco perfetto, i capelli, con taglio e colore alla moda, sono lucidi e soffici.

La mia pelle ha macchie di sole e lentiggini, che ho cercato di mascherare con un fondotinta comprato al volo in aeroporto.

I miei capelli sono aridi e schiariti dal sole, con un taglio che più che bello è comodo e adatto per raccogliergli e intrecciarli.

Mi soffermo a pensare con un sorriso beffardo ,quanto ci metterebbero le loro borse firmate e costose a riempirsi di muffa e prendere quell’odore di vecchio che acquista ogni oggetto di pelle a Bali, mentre ogni abito subisce una metamorfosi tropicale dovuta al sole e all’umidità.

Il bianco diventa giallo, il nero grigio e ogni altro colore sbiadisce in poco tempo regalando un intero guardaroba delave’.

Per non parlare delle loro scarpe con il tacco: sarebbe impossibile portarle senza rompersi una caviglia, camminando per i marciapiedi sconnessi e pieni di buche del mio paradiso.

Indosso un paio di vecchie converse, questa sera.

I miei piedi abituati liberi si rifiutano di stare prigionieri in qualsiasi altra calzatura.

Mentre ci sciogliamo in abbracci di fine serata, le osservo ancora una volta.

Voglio bene alle mie amiche, mi si stringe il cuore al pensiero che passerà un anno prima di poterle rivedere.

Tra di noi ormai c’è un oceano che ci separa.

E’ vero che non riesco più a capire questa parte di mondo e i suoi ritmi frenetici; mi sento ogni volta sempre più esclusa da tanti argomenti; ho esigenze e stile di vita molto diversi; malgrado questo, l’affetto è rimasto quello di sempre e ogni volta la separazione è dolorosa.

Cammino per il centro di quella che è stata per anni la mia città, osservo le strade i vecchi palazzi e le vetrine scintillanti: nulla mi manca e poco di quello che vedo in vendita mi serve.

Quanta importanza possono avere tante cose indispensabili in Italia, e assolutamente inutili nella mia isola tropicale.

Un expat in un paese lontano impara l’arte dell’improvvisazione, riesce a fare ogni cosa  con quello che ha.

E in fondo è vero quel che dicono le mie amiche.

Cosa ne posso sapere, io? Ormai questa vecchia vita non mi appartiene più…

… perché io vivo a Bali, il mio paradiso !

Bali

 

8 commenti
  1. Alessandra
    Alessandra dice:

    Bellissimo, vivi con gli dei 😀

    Anche qui nella Cina del Sud combatto con gli scarafaggi nella macchinetta del caffè, topi sotto casa, zanzare tutto l’anno, vespe che entrano in camera da letto, sono perennemente sudata e con i capelli legati, senza trucco perché tanto si scioglie. E va benissimo così!
    Un saluto da Canton!

    Rispondi
  2. Pamela Sironi
    Pamela Sironi dice:

    Ciao, bellissimo articolo!
    Hai colto in pieno quello che spesso succede anche a me. Non vivo in paradiso 🙂 ma a Gran Canaria, sul mare, e – ahimè! – mi capita spesso di essere abbronzata e magari più rilassata di tante mie amicizie e conoscenze italiane. “Ma che ne sai tu che vivi al mare?” È la frase che mi sento più spesso ripetere.
    Ma che ne sanno loro di tutto il “dietro le quinte” di un espatrio? Comprese le incertezze e precarietà a vari livelli ? Certo, ce lo siamo scelto noi ma non vuol dire che sia tutto facile o paradisiaco!
    Ognuno ha il suo percorso, più o meno difficile, spesso questa realtà non viene considerata abbastanza (secondo me)
    Certo, un percorso al mare è meglio 🙂
    Un abbraccio, Pamela

    Rispondi
    • brusen
      brusen dice:

      Ciao Pamela
      Non è facile far capire che non sempre è paradiso…
      La tua frase però dice tutto ” Certo, un percorso al mare è meglio 🙂”
      un abbraccione Cinzia

      Rispondi
  3. Chiara - Parigi
    Chiara - Parigi dice:

    Ciao Brusen :),

    che bell’articolo intenso ed ironico allo stesso tempo.

    Purtroppo chi ci guarda “da casa” non ha la minima idea di cosa comporti la vita da expat. Non lo si fa per cattiveria, ma si tende ad annullare i lati negativi, ad idealizzare la nostra vita solo perché “tu vivi a Parigi, a Londra, a Bali, ai Caraibi…BEATA TE. Eh! Se realmente si conoscesse la realtà dei fatti, i “beata te” non sarebbero poi così tanti!

    Non vedo l’ora di rileggerti 🙂

    Chiara – Parigi

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    • brusen
      brusen dice:

      ciao Chiara
      sono contenta che ne hai colto il senso ironico , i beata te , ci saranno sempre ,
      in fondo tra le nostre lotte da vita expat , un po’ beate lo siamo veramente
      un abbraccione Cinzia

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    • brusen
      brusen dice:

      ciao Sarah
      conosco la vostra storia balinese anche se non ho ancora letto il libro
      spero che il rientro sia stato come lo immaginavate
      ciao Cinzia

      Rispondi

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