Yoga e dintorni

Tappetino

Il mio rapporto con lo yoga è nato per caso. Non ne sono mai stata particolarmente attratta, non avevo mai frequentato lezioni di yoga, ma un giorno ho deciso di partecipare ad una challenge online, studiata per i principianti.

I motivi erano per lo più fisici: dolori posturali che mi davano qualche fastidio.

Da allora mi sono appassionata (se così si può dire) e, una volta arrivata qui, mi sono subito iscritta ad un corso di Ashtanga yoga, che ho subito amato ancor più dello Hata yoga.

Ed in una non assolata giornata di agosto, in maniera del tutto estemporanea e complice un’alta percentuale di sconto in scadenza quello stesso giorno, mi sono iscritta ad un corso per insegnanti di yoga.

Ripensandoci a posteriori, sono contenta di averlo fatto istintivamente. Se ci avessi pensato su, probabilmente non avrei partecipato: 10 weekend tra ottobre e maggio, dalle 9 alle 17.30, mi avrebbero fatto desistere, considerando che lavoravo 40 ore la settimana.

A questo andavano aggiunte le ore di studio pratico e teorico, alcuni workshop e le prime ore di insegnamento di gruppo.

Insomma, una di quelle cose che vanno fatte senza guardare troppo i dettagli.

Inizialmente, poi, ero convinta di fare il corso solo per me stessa. La maggiore conoscenza della disciplina serviva più a me e, considerato che non sono proprio la persona più estroversa del mondo, non mi faceva impazzire l’idea di insegnare.

In realtà, anche l’idea di passare parecchie ore insieme a gente sconosciuta non era esattamente una cosa che mi faceva saltare di gioia, ma faceva parte del pacchetto, e quindi me ne sono fatta una ragione.

Il corso è stato, come previsto, abbastanza intenso.

È stato un cammino, che è anche una delle letture chiave della pratica yoga.

Ho imparato parecchie cose su questa disciplina: dall’anatomia di base in una lingua che non è la mia, alla modulazione della voce durante una lezione.

Ho memorizzato parecchie parole in sanscrito (e forse anche qualche parolaccia per ricordarle tutte), scoperto muscoli che non sapevo di avere, imparato a far vibrare una campana tibetana.

Ci sono cose collaterali che ho scoperto: che mi piace lo yoga nidra, ma ancor più farne la voce guida. Che pur amando cantare, non sopporto il canto mantra. E che, alla fine, insegnare non era una cattiva idea.

Da quel maggio di tre anni fa, subito dopo l’esame, ho cominciato la mia esperienza come insegnante di yoga.

Negli ultimi anni lo yoga ha riscosso un successo incredibile, sia grazie ai social media che ad alcune variazioni fitness della pratica.

Ci sono parecchie discussioni in merito alla modernizzazione di quest’ultima, sia in termini di lezioni che in termini di notorietà di alcuni insegnanti.

Personalmente non mi schiero da nessuna parte. Io stessa sono una insegnante poco spirituale: le mie lezioni sono a cavallo tra una specie di Hata yoga un po’ avanzato e Ashtanga di base, che finisce con uno yoga nidra molto semplice e ristorativo.

Insegnare yoga mi ha dato la possibilità di scoprire cose su di me e sugli altri.

Ad esempio, la piacevole sensazione di vedere qualcuno cambiare settimana dopo settimana, che sia dal riuscire ad incrociare le gambe agevolmente o non addormentarsi nel rilassamento finale.

Oppure l’armonia con cui persone diverse si approcciano alla pratica senza considerarla una gara, o paragonandosi agli altri (a parte i principianti, che la prima lezione vorrebbero potersi mettere a testa in giù).

Dopo questi anni di insegnamento, posso dire con quasi assoluta certezza chi tornerà a lezione la settimana successiva, e chi invece non si farà più vedere.

E anche chi mi sta segretamente maledicendo durante la lezione, per poi cambiare idea alla fine.

Quindi, tirando le somme, quel non assolato pomeriggio di agosto mio istinto aveva visto proprio bene.

Però una cosa devo assolutamente dirvela: dopo tutto questo tempo, il canto mantra continuo a detestarlo!

4 commenti
  1. Alessandra
    Alessandra dice:

    Che bello. Le cose non succedono mai per caso. Io ho iniziato a praticare in Erasmus perché la mia compagna di stanza mi usava come cavia e ora adoro lo yoga. Avrei fatto volentieri il corso nella mia città con i miei insegnanti (che è molto spirituale e “letterario”, si studia persino il sanscrito) ma sono partita. Rimane comunque un mio progetto e per ora studio da sola e pratico spesso.

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    • Elisabetta Cork
      Elisabetta Cork dice:

      Ciao Alessandra! La pratica da soli è un toccasana per il corpo e lo spirito. Soprattutto ci fornisce un modo per staccare e dedicare un po’ di tempo a noi stessi. Buono studio, ti auguro di realizzare il tuo progetto in futuro!

      Rispondi
  2. Silvia
    Silvia dice:

    Ciao Elisabetta,
    come capisco il tuo amore per lo yoga! capita giusto a pennello questo post. La scorsa settimana ho fatto la prima lezione di yoga vinyasa e mi è piaciuto tantissimo! é stato un toccasana per la mia schiena, tutta curva a causa del tempo passato sui libri.
    Non è facile seguire l’insegnante che parla francese, ma è comunque un buon esercizio per la lingua oltre che per il corpo.
    Questo weekend ho le prossime lezioni e non vedo l’ora!!

    Un caro saluto,
    Silvia Aix-en-Provence

    Rispondi
    • Elisabetta Cork
      Elisabetta Cork dice:

      E’ proprio vero Silvia, che confusione le prime lezioni in una lingua diversa! Ma dopo è divertente scoprire i nomi dei diversi muscoli e delle varie parti del corpo!

      Mi fa piacere che ti piaccia la pratica di Vinyasa, è un grandissimo aiuto per la tua schiena e anche per lo stresso quotidiano. Buon yoga allora, enjoy the mat!

      Rispondi

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