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La chiave per la felicità

Perché ho deciso di espatriare me lo sono chiesta tante volte. Sono sempre stata un’anima inquieta e insoddisfatta di fondo. Ho avuto un’infanzia felice e spensierata ma arrivata all’adolescenza qualcosa si è inceppato. Mi sonochiave-felicità chiusa in me stessa e per molti anni lo studio è stato la mia sola consolazione. Diciamo che i nodi irrisolti della mia famiglia hanno avuto un gran peso nelle mie sofferenze e inquietudini.  E che questa inquietudine di fondo è stata la molla che mi ha poi spinto a partire e a viaggiare in giro per il mondo. Il fatto è che se non stai bene con te stesso quella inquietudine non ti abbandona mai,te la porti ovunque tu vada. Perché, ahimè, a se stessi non si sfugge. Possiamo essere nel luogo più idilliaco del mondo,nel paradiso in terra,ma se non stiamo bene con noi stessi non stiamo bene da nessuna parte.

Io non sono partita perché non avevo un lavoro, ma perché volevo una vita diversa, sono  partita perché volevo trovare me stessa, l’Anna più vera, perché dentro di me avevo tante domande che cercavano risposta, perché volevo sbrogliare la matassa delle mie sofferenze e dare uno scopo alla mia esistenza.

Sono approdata in Africa con queste aspirazioni, non per arricchirmi o fare fortuna. Qui ho imparato a rallentare, a vivere giorno per giorno senza affanno perché ogni giorno è una conquista. Ho imparato che nulla è scontato, perché la vita può cambiare da un momento all’altro e perché tanti non hanno nemmeno il necessario.

chiave-felicitàConfrontarti con una realtà tanto diversa ti mette senza dubbio alla prova e ti porta a testare i tuoi limiti, spesso sentendoti impotente di fronte a tante situazioni che non puoi assolutamente cambiare.

L’africano è molto fatalista e prende la vita come viene, senza arrovellarsi più di tanto. Questo però porta a non far nulla per cambiare la propria situazione e ad accettare qualsiasi cosa come volere di Dio.

E con questa incapacità di prendere la vita nelle proprie mani io mi scontro tutti i giorni, io che credo che noi siamo l’artefici del nostro destino e che, se qualcosa non ci piace, dobbiamo essere i primi a cambiare. Faccio fatica ad accettare questa rassegnazione e mi arrabbio tutti  i giorni. Ma poi capisco che la storia di questa terra e di questa gente è molto diversa dalla mia,e che da sempre questi popoli son stati sottomessi a qualcuno, il colonizzatore inglese, gli arabi, i bianchi di varie parti del mondo che ancora vengono qui a cercare fortuna. Ed io adesso non so se questo posto mi piace più e se alle tante domande che ancora ho devo cercare risposte da qualche altra parte. Perché questo paese non mi rispecchia più di tanto e perché in fondo sono e sarò sempre una muzungo, una bianca straniera che non si è mai integrata perché questa cultura non mi appartiene.

Forse alle tante domande le risposte le devo trovare dentro di me. Alla fine il più grande viaggio che si fa è quello dentro se stessi.

E’  là che si trova la chiave della propria felicità, o infelicità che sia.

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2 commenti
  1. Bea
    Bea dice:

    Annina cara, ci conosciamo da anni e tu, diversamente da me, hai avuto il coraggio di fermarti in Africa e dare ascolto a tutto quello che aveva da raccontarti, insegnarti… Ma scegliendo l’Africa (o forse… E’ l’Africa che ha scelto Te? Vi siete scelte a vicenda? Vi siete ritrovate?) hai anche scelto di non sottrarti ai problemi, alle arrabbiature quotidiane che solo un luogo come Zanzibar puó farti venire (e che in parte, anni fa, abbiamo condiviso!) ti ha permesso di aggiungere tanti piccoli tasselli, tutti importanti, che rendono oggi l’Anna che sei. Innamorata della vita, di quello che fa, piena di entusiasmo e di sogni per un futuro sempre in evoluzione. Ricorda solo una cosa… Non siamo alberi, una volta che pensi di aver affondato radici troppo a fondo in un terreno fermati e osserva: non è facile, e non è poco doloroso, ma puoi staccarti da un luogo e muoverti. Siamo umani! Un abbraccio enorme mia rafiki, e safari njema alla tua bella persona, qualunque sia la prossima destinazione in cui la tua anima vorrá andare!
    PS = rimane con i puntini in sospensione il nostro sogno comune… Guarda caso, africano… IL VIAGGIO… Che vorrei fare un giorno o l’altro a Laikipia, alla Kuki Gallmann Foundation. Dopo quell’inarrivabile esperienza, potrei dirmi veramente appagata e soddisfatta.

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    • Annamaria
      Annamaria dice:

      Cara Beatrice
      le tue parole son molto vere e so che capisci cosa vuol dire vivere in Africa,nel bene e nel male.
      Magari davvero riusciremo ad andarci da Kuki Gallmann,grande esempio di donna che ha scelto l’Africa pagando un prezzo molto alto.
      Ti abbraccio forte

      Rispondi

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